Le mille e Una Notte – Le più belle

AA. VV.

 

Shahrazād, una bellissima fanciulla prigioniera di un re crudele, con le sue mille novelle piene di avventura e mistero, che racconta al sovrano ogni notte per mille notti, riesce a far desistere il re dalle sue intenzioni malvagie, fino a conquistare il suo cuore.

Marinai coraggiosi, principi cacciati ingiustamente dai loro regni, mercanti derubati, sono i protagonisti delle mille avventure raccontate da Shahrazād. Attraverso il loro girovagare per mari e per monti, si troveranno ad affrontare prove durissime e pericolose. La loro tenacia e il loro coraggio gli permetteranno di tornare a casa con ricchi tesori, di riconquistare i loro regni, di recuperare le loro mercanzie.

Camilleri Andrea: “Il casellante”

Anno 1940. A Nino è capitata la fortuna di vedersi assegnata, avendo perso due dita per un incidente sul lavoro, la sorveglianza di un casello ferroviario sulla linea costiera a binario unico, che andava da Vigata a Castelvetrano, percorsa da un trenino a vapore composto di sole tre carrozze, ognuna con una verandina che d’estate veniva allestita con delle tende a strisce verdi e rosse per riparare dal sole i passeggeri..

Tolstoj Lev N. : “Denaro Falso”

Fjòdor Michàjlovic Sonkòvinikov, direttore dell’intendenza di Finanza, uomo incorruttibile, liberale austero, nemico di ogni manifestazione religiosa, ritornava nel suo ufficio nella peggiore disposizione di spirito…

Nicolò Ammaniti: “Anna”

L’autore immagina un futuro inquietante che ambienta in Sicilia, nel 2020, dopo la diffusione inarrestabile dell’epidemia causata da un virus che uccide tutti gli adulti. Ogni città e ogni paese si trasformano in rovine. Solo i bambini sono sopravvissuti perché il virus, col quale tutti sono venuti in contatto, rimane in forma latente sino a quando pure loro, crescendo, lo risveglieranno. Anche loro quindi sono destinati a morire. Anna, la protagonista, e il cui nome dà il titolo al romanzo, è una ragazzina tredicenne che intende proteggere il fratellino da ogni pericolo. Anna è coraggiosa perché è nata coraggiosa, pronta a lottare se serve per raggiungere il suo scopo…

Ammaniti Niccolò : “Che la festa cominci”

Nato a Roma il 25 settembre 1966, Niccolò Ammaniti si è quasi laureato in Scienze Biologiche con una tesi intitolata: “Rilascio di Acetilcolinesterasi in neuroblastoma”. Nonostante gli mancassero pochi esami non ce l’ha fatta, e la leggenda vuole che l’abbozzo della sua tesi si sia trasformato in “Branchie!”, il primo romanzo e grande successo. Oggi è molto apprezzato anche all’estero, tanto che i suoi libri sono stati tradotti in francese, greco, polacco, russo, spagnolo, tedesco, giapponese, rumeno e finlandese.

Corli Ilaria: “Stelle & Strade. La Trans Am a pedali”

“4270 miglia, quasi 6900 km, più di 57mila di dislivello positivo, 10 stati attraversati: la più lunga gara negli Stati Uniti, in autosufficienza, senza scia nè equipaggio di supporto al seguito. […] Stelle & Strade è un inno a partire, a superare con la forza dell’entusiasmo dubbi e incertezze e a mettersi in cammino per vivere la vita, a smettere di sognare e iniziare a realizzare i propri desideri” – Davide Stanic

Andersen Hans C.: “Trenta Fiabe Scelte”

Le 40 Novelle di H. C. Andersen da sempre sono considerate fiabe d’arte o artistiche, proprio per l’originalità e la raffinatezza dello stile e dell’aspetto qualitativo; in esse vi domina sempre un’atmosfera di poesia e di meraviglia. La raccolta dal titolo “Trenta Fiabe Scelte” contiene 30 delle 40 novelle di Andersen selezionate e curate dalla Biblioteca Italiana Ipovedenti B.I.I. Onlus; esse sono state rimodernate nella struttura e nel linguaggio, lasciando invariato però il contenuto. Con questo progetto letterario-culturale si è cercato di “addolcire” gli orrori e le crudeltà in esso contenute: morte, atrocità, prove particolarmente brutali ecc. trovano una loro collocazione sotto una nuova luce altrettanto avvicente e coinvolgente. La nuova forma, rispetto all’originale, a nostro avviso, ha inteso restituire alle 30 novelle riadattate la necessaria freschezza per poter essere lette con rinnovato slancio da tutti i bambini di oggi e non solo.

Ammaniti Niccolò: “Branchie”

Nato a Roma il 25 settembre 1966, Niccolò Ammaniti si è quasi laureato in Scienze Biologiche con una tesi intitolata: “Rilascio di Acetilcolinesterasi in neuroblastoma”. Nonostante gli mancassero pochi esami non ce l’ha fatta, e la leggenda vuole che l’abbozzo della sua tesi si sia trasformato in “Branchie!”, il primo romanzo e grande successo. Oggi è molto apprezzato anche all’estero, tanto che i suoi libri sono stati tradotti in francese, greco, polacco, russo, spagnolo, tedesco, giapponese, rumeno e finlandese.

Papa Francesco: “Ero straniero e mi avete accolto”

Questo libro è stato pensato appositamente come sussidio per l’Anno Giubilare della Misericordia (8.XII.20.2015.XI.2016). In esso sono raccolte le riflessioni e i pensieri di Papa Francesco sul tema, di così cogente attualità, dell’accoglienza dei migranti.

Papa Francesco: “Osate sognare!”

A pochi giorni dal mio viaggio in Messico, sono contento, provo una grande gioia: ho sempre avuto un ricordo speciale per i messicani nella mia preghiera. Vi porto nel cuore, ora potrò visitarvi e calpestare quella terra benedetta, tanto amata da Dio e tanto cara alla Vergine Maria.

Papa Giovanni Paolo II: “Dono e Mistero – Diario di un sacerdote”

I Pontefici, specialmente nell’età moderna, avevano sempre tenacemente difeso – in nome del Vangelo – l’uomo e i suoi diritti. Ma forse nessuno lo aveva fatto con tanta forza, con tanta passione e soprattutto con una così profonda conoscenza delle minacce contro l’uomo e contro la dignità umana, come appunto ha fatto Giovanni Paolo II.

Papa Francesco: “La carità politica – Un volto della misericordia”

Nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” Papa Francesco, seguendo le indicazioni di Paolo VI, ha definito la politica, tanto denigrata, “una vocazione altissima”, una delle forme “più preziose della carità, perchè cerca il bene comune”. È la carità politica che può e deve essere considerata un volto della misericordia.

Papa Francesco: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”

Finora Papa Francesco ha incontrato otto volte i detenuti in carceri italiane e straniere. In questo modo si fa continuatore della tradizione, ripresa dopo circa novant’anni di interruzione, da Papa Giovanni XXIII con la sua storica visita ai reclusi di Regina Coeli.

Papa Benedetto XVI: “Non mi sono mai sentito solo”

La pubblicazione raccoglie, in preziosa silloge, tutti gli interventi pronunciati dal Papa tra l’11 e il 28 febbraio, cioè tra l’annuncio della rinuncia al Pontificato e l’inizio della Sede Vacante. Proprio una frase pronunciata durante l’ultima Udienza Generale (il 27 febbraio) viene citata nel titolo: “Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino”. Il volume contiene anche il testo della Lettera apostolica data Motu Proprio “Normas Nonnullas”, su alcune modifiche alle norme relative all’elezione del Romano Pontefice. Conclude l’opera un profilo biografico di Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI: “L’uomo in preghiera”

Benedetto XVI propone, in questo libro, le sue riflessioni sul tema della Preghiera. In particolare, il Santo Padre si sofferma sulla preghiera cristiana, quella cioè che la Chiesa ha insegnato e continua ad insegnare all’uomo, rafforzando così la profondità e l’intimità del rapporto con Dio.

Papa Benedetto XVI: “Le Omelie di Pentling”

Pentling è un piccolo centro bavarese che ospitava l’allora cardinale Joseph Ratzinger durante il periodo estivo. Il volume contiene le registrazioni di dieci omelie – dettate a braccio da Ratzinger tra il 1986 e il 1999 nella chiesetta di Pentling – trascritte da Christian Schaller, dell’Institut Benedikt XVI, e inviate al papa emerito perché le rivedesse. Attraverso la lettura e la revisione di quelle antiche omelie, Benedetto XVI rivive – con un po’ di emozione – alcuni momenti del riposo estivo trascorso a Pentling, dove – ancora cardinale, «sperava» di ritirarsi insieme al fratello, al termine del suo servizio a fianco di Giovanni Paolo II.

Andrea Camilleri: “La forma dell’acqua”

Il primo omicidio letterario in una terra di mafia della seconda repubblica – un omicidio eccellente seguito da un altro, secondo il decorso cui hanno abituato le cronache della criminalità organizzata – ha la forma dell’acqua.

Finis Terrae – L’estremo limite dell’ossessione

Può un professionista stimato sentirsi schernito da un omiciattolo, che per sopravvivere si esibisce come mimo per le strade? Può tutto ciò diventare una vera e propria persecuzione? Nel libro viene narrata la lotta segreta tra due persone, diventate nemiche. Una vicenda intrigante, dagli esiti imprevedibili e sconcertanti.

Quando l’arte non può diventare moda

Il libro è il catalogo del progetto culturale “Zigaina e Pasolini – Quando l’arte non può diventare moda” che sotto la cura di Enzo Spadon ha visto esposte presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino più di 50 opere dei due artisti, di cui 12 disegni di Pier Paolo Pasolini, per la prima volta presentati a Torino ed in Piemonte.
La mostra è stata organizzata dall’AIPS (Associazione Italiana Paralisi Spastica), presieduta da Angelo Catanzaro. Testi di: Gianni Vattimo, Francesco Poli, Angelo Mistrangelo, Zeno Birolli e Dino Mascia.

Gramaglia Paola, Ugona Lanfranco: “Beppe Fenoglio. L’uomo, gli eventi e il paesaggio”

Il Centro Culturale di Murazzano (CN), per ricordare lo scrittore, ha scelto di approfondire la ricerca sul tema del paesaggio attraverso una campagna fotografica che, iniziata nel 1999/2000, si è conclusa nell’autunno del 2011. Il progetto è articolato in quattro fasi successive. Nel 2000 il Gruppo Fotografico del Circolo Ricreativo Dipendenti Comunali di Torino ha presentato al pubblico del Piemonte la mostra “I luoghi di Beppe Fenoglio”; nel 2005, Claudio Penna, dopo una nuova e personale osservazione del territorio, ha voluto esprimere con le sue immagini l’essenza del rapporto fra lo scrittore e la natura.

Un giudice allo specchio

Il libro è ambientato a Torino e vede come protagonista Alberto Rossi, giovane giudice, con l’hobby dei viaggi le cui vicissitudini iniziano quando il PC prende anima e si permette di commentare la posta elettronica ricevuta, suggerendo anche iniziative.
Tutto ha inizio con una strana mail in cirillico.
A questa ne seguono altre ed inizia così la caccia al misterioso individuo che invia le e-mail. Sullo sfondo un caso di importazione parallela di vino che vede coinvolti dei trafficanti russi con complici italiani che cercano in tutti i modi, di influenzare il giudice cercando anche di ricattarlo.

La confessione

La Confessione descrive compiutamente la crisi spirituale che caratterizza gli ultimi anni della vita di Lev Tolstoj. Abbandonata la vita più mondana, l’Autore si ritira nella villa di Jasnaja Poljana, si dedica a lavorare la terra, predica la non violenza. La rivoluzione, il cambiamento del mondo – è l’insegnamento attualissimo di Tolstoj – non può che avvenire per mezzo del lavoro manuale e individuale. Le rivoluzioni delle parole e dei proclami non sono che inganni.

Il regno di Dio è in voi

Il testo contiene una critica spietata della nostra società, e la proposta di una via di salvezza, attraverso un mutamento radicale. Il libro che ispirò Gandhi. Nell’opera di Tolstoi ci sono la crisi del cristianesimo e l’annuncio del modernismo, i segni imminenti della trasformazione del socialismo in bolscevismo, echi di anarchismo, ma soprattutto la speranza di un mondo diverso.

L’orestea. Forma di giustizia e sistemi giuridici

Nell’ambito del problema della giustizia è molto dibattuto è se l’uguaglianza costituisca la base della stessa. I singoli sistemi giuridici che si susseguono nella storia sono necessari per regolare la vita di un popolo che agisce in una determinata concezione della giustizia; la giustizia, nella sua identità sostanziale può essere normativizzata storicamente, in questo o in quel sistema, ma mai si può risolvere nella normatività.

Gicka Pernice

Storia di Gicka, una pernice, e del suo lungo peregrinare in un territorio dove anche gli alberi e i corsi d´acqua, le erbe e persino le pietre partecipano alla narrazione come protagonisti.

Le Stragi Delle Filippine

Romero Ruiz giovane meticcio affiliato agli insorti locali contro l’impero spagnolo, ama riamato la bellissima Teresita, figlia del maggiore Alcazar, spietato repressore dei ribelli. Hang-Tu capo degli insorti e grande amico di Ruiz, che vede in Teresita un grave ostacolo per la causa, decide di nominare Romero capo degli insorti e affidarlo alle cure della deliziosa sorella Than-kiù (fiore delle perle) col preciso scopo di distoglierlo dalla bella spagnola. Ma l’abnegazione e il coraggio del Fiore delle Perle sortirà in Ruiz solo un profondo affetto ben lontano dall’amore. Quando il meticcio si offrirà quale ostaggio al nemico in cambio di Than-Kiù, sarà solo per rendersi utile alla causa e sfruttare l’occasione per riunirsi a Teresita. Nel desolante quadro della disfatta dei rivoltosi, il fiero Hang-Tu raccoglie fra le braccia la sorella disperata e si lancia contro le scariche dei fucili nemici.

La rivincita di Yanez

Yanez si è rifugiato nelle immense fogne della città insieme con una ventina di uomini, e lì attende l’arrivo di Sandokan. Quest’ultimo arriva dalla Malesia con cento dayaki e malesi, a cavallo, formidabili, e quattro elefanti, su ognuno dei quali è posta una mitragliatrice. Ma sono molto pochi rispetto ai ventimila uomini del Rajah, anche se questi ultimi sono solo banditi e bramini, senza coraggio, che fuggono alla prima scarica. La Tigre della Malesia giunge felicemente da Yanez, ma nelle cloache non c’è cibo per elefanti e cavalli, che iniziano a patire la fame. Nel frattempo tutti hanno conosciuto Wan Horn, che insieme ad un bramino di Sindhia, l’ex-rajah, ma amico di Yanez, libera i suoi microbi dell’accampamento nemico. Yanez, Kammamuri e dodici sikkari partono per vedere se ci sono luoghi in cui sia possibile raccogliere piante senza essere scorti dai nemici.

Sartoris Carlo Mariano: “1, 2, 3 storie”

Dopo storie spinose è il momento di inventare un racconto per… bambini. Ma fin dove si è bambini? Nuove terminologie, spesso intraducibili, e a volte amabili, che canzoni, pubblicità e soprattutto cartoni animati sparano a mitraglia dallo schermo attraverso gli occhietti e le orecchiette ricettive dei nostri figli: fatevi sotto fantasie infantili perché qui si gioca duro anche con i disegni di Giorgio Giorgi.

Sartoris Carlo Mariano: “67 anni nella notte”

La fuga, la vendetta, la paura. Storia mezza astratta e mezza vera. Crudeltà perverse si annidano nelle menti di uomini insospettabili. La lotta impari contro il male che non mostra mai il vero volto. Il coraggio di un uomo anziano, ma non vecchio né domo. La ribellione, la sfida, la morte incerta e la nuova vita. L’erotismo sorprendente e lussurioso che si assapora ad una certa età. Chi è l’indomito maresciallo? Pazzo visionario o intrepido eroe? Cosa raffigurano l’oscuro simbolo e la clinica degli orrori? I mostri sono tra noi o dentro?

Rovani Giuseppe: “Cent’anni”

La Milano e l’Italia raccontate da Rovani in questi Cento anni (dal 1750 al 1850) sono l’apice di una stagione culturale che era difficile poter rivivere già ai tempi del Rovani. I teatri, gli artisti, i personaggi politici, le industrie nascenti: leggere questo romanzo è anche riattraversare un pezzo fra i più significativi della nostra storia.

Un pio cacciatore di eretici e di turchi

Sei “Storie di Storia rivisitata”, episodi in cui, mediante un abile ma plausibile gioco di prestigio, cambia l’angolo visuale, molto spesso antagonista, la macchina da presa, la regia. Operazioni ardite, a volte bizzarre, sempre ironiche e disincantate, dove il meccanismo dell’invenzione non è mai gratuito, fine a se stesso, anzi scaturisce proprio dal desiderio di riconsiderare la vicenda umana fuori dagli schemi prefissati in cui si è spesso, anche inconsciamente, tentati di collocarli.

Un battito di ciglia

Complesso e articolato è il messaggio che questo volume si propone di trasmettere. Duccio, il protagonista della vicenda, nato prima della anno Mille e parente di illustri personaggi storici quali Guglielmo da Volpiano e re Arduino, arriva sino all’epoca attuale e viene coinvolto, suo malgrado, nell’evento più sconvolgente e spettacolare del nuovo millenio. In che modo e per quali vie lo scoprirà il lettore seguendone l’appassionante cammino. Opera originale, insolita che esce dagli schemi consueti, che viaggia nel tempo, pur rimanendo valida per ogni tempo.

Il ramo caduto

Vorrei tanto sapere chi sei, tu scombini le mie idee. Credevo di essere una esperta in fatto di antichità. Sei fatto di rovere, un legno che dura nel tempo. Hai dei caratteri molto arcaici, sei una scultura antica. ma su di te c’è una croce, sei appartenuto a dei Cristiani? Il tuo abito è nella foggia del 1500 ed è un abito femminile mentre le tue fattezze sono piuttosto da uomo. Chi sei? Qual è la tua storia?

Resegotti Luigi: “1974 gli albori della Repubblica”

1794. Un anno ricco di avvenimenti in Piemonte, in Francia e nel resto d’Europa: i movimenti giacobini che coinvolgono molti esponenti della borghesia “illuminata” piemontese, la nascita in Piemonte dei primi giornali, all’inizio fogli clandestini sull’esempio di quelli assai numerosi in Francia, e il loro ruolo nella circolazione delle idee, l’invasione francese del Piemonte fermata al colle del Piccolo San Bernardo e la congiura del dottor Botta, medico canavesano, repubblicano denunciato dal dottor Barolo, medico del re. Gli avvenimenti di oltre due secoli fa ricordano episodi della storia e della cronaca a noi più vicini perché cambia lo scenario, cambiano le persone, ma non cambia la natura umana e… la storia si ripete sempre. Cambiano gli occhi che guardano per cui può capitare di incontrare vie e licei intitolati a personaggi considerati una volta esecrabili, una volta ammirevoli.

Le avventure del barone di Munchausen

Il barone di Münchhausen, instancabile avventuriero, al ritomo dai suoi viaggi si diverte a raccontare le sue imprese. Tra mondi paralleli, viaggi sulla luna e avventure marine, di guerra e di caccia, il barone però le spara grosse, descrive situazioni inverosimili, infarcite di immagini oniriche e surreali. È soltanto un cialtrone dalla lingua troppo lunga o è proprio vero che la realtà supera la fantasia? “Delle Avventure del barone di Münchhausen” esistono due versioni. In quella di Bürger, scritta in tedesco nel 1786, le imprese di questo ufficiale realmente esistito si colorano di satira e di poesia rispetto all’edizione inglese, disegnando un personaggio astuto, ottimista e vanesio, decisamente troppo fantasioso ma di sicuro capace di vivere la vita come un’avventura.

Parole in fantasia

Per i più piccoli un cocktail di strane storie, alcune nate pensando ai modi di dire, altre nate semplicemente dalla necessità di raccontare. Per restare in tema al titolo, l’autrice ha adoperato per la copertina dei monogrammi fatti da bambini delle classi quinte di una scuola elementare di Torino.

Le vie del cuore

Un romanzo ambientato nel Risorgimento, la realizzazione di un sogno nel quale l’Italia, da Paese diviso da secoli (un’espressione geografica), tornava a essere una Nazione, grazie al furor della mente segreta di Giuseppe Mazzini, alla diplomazia di Camillo Benso conte di Cavour, alla determinazione di Vittorio Emanuele, all’eroismo disinteressato di Giuseppe Garibaldi e di tanti eroi noti e sconosciuti che si immolarono per la Patria, infiammati anche dalla passione poetica di Alessandro Manzoni. Una storia d’amore che attraversa i secoli e i confini.

Il tiranno invisibile

Da un incontro casuale con un vecchio pescatore siciliano parte un’inchiesta giornalistica che ricostruisce la cronaca italiana dal dopoguerra a tangentopoli, penetrando nella stanza dei bottoni, tra le pieghe delle trame occulte, nella vita della gente comune, con una sorpresa finale.

I ragazzi di Vigna Signora

I ricordi di ragazzo a Morano Calabro prendono vita in un diario scritto a distanza di tempo e in cui gli avvenimenti sono ricostruiti prima nel cuore e poi nella memoria. Filo conduttore è l’affetto che lega oggi i ragazzi di allora, di una piccola realtà contemporaneamente amici e nemici. Oggi rimane solo l’affettuoso ricordo e il piacere di rivivere sulla carta le esperienze di allora.

Houdini il mago della fuga

Roy è un ragazzo molto originale: anziché adorare i supereroi dei fumetti come Batman, Superman e Spider-man per i quali vanno pazzi i suoi amici, ha un culto tutto speciale per Harry Weiss Houdini, un mago vero, non un ciarlatano ma un personaggio storico al quale è stato dedicato uno spazio perfino nel Jewish Museum di New York. Roy ha conosciuto la storia di Houdini grazie a nonna Editke.

Pinin’d Caudin: “Arveise, tradizioni e ricordi”

Pinin ’d Caudin, al secolo Giuseppe Barreri, scrive degli usi e costumi di Oncino, ai piedi del Monviso. Scava nei ricordi di infanzia alternandoli alla lucidità della propria testimonianza e fa rivivere il passato raccontando le usanze del paese natio, sempre presente nel cuore e nei discorsi quotidiani, ritrovando fatti, persone, atmosfere e oggetti che riemergono con grande autenticità. Sono fotografie scattate senza filtro, realizzate attraverso un’ottica oggi sempre più rara, l’autenticità.

Squarci

Lo sguardo di un uomo qualunque che si addentra nei meandri della psiche umana, portandone allo scoperto le stranezze e le incongruenze che la caratterizzano.I mali del XXI secolo, attraverso la concisione, l’ironia, e sottoforma di brevi racconti, divengono protagonisti assoluti di queste pagine di vita quotidiana, in cui la linea tra il reale e la fantasia si presenta sapientemente celata dal suo autore.

La ragazza dagli occhi grigi

Uno spaccato degli anni Sessanta. Le prime emozioni di Chiara: un ragazzo conosciuto al mare, un incontro importante con un uomo maturo, una venerazione per Pier Giorgio Frassati. Parecchi scorci della Torino di quei tempi, le sue strade, via Garibaldi con i tram, l’incanto delle sue piazze, la cioccolata calda al bar Talmone, gli studenti di allora alla festa della scuola. È la storia di una ragazza che dalla finestra della scuola, durante un compito in classe, assiste involontariamente a un omicidio, Un amore che forse non è amore, ma solo desiderio di cambiar la propria vita, di essere ascoltati e amati. Un finale in poesia come tutti vorremmo che fosse la nostra vita.

Edo non sa leggere. E’ dislessico…proprio come Einstein

Edo è un bambino felice. Qualche tempo dopo l’inizio della scuola elementare diventa perplesso, timoroso, oggetto di derisione da parte dei compagni, di richiami da parte dei genitori e degli insegnanti. Che cosa è successo? Edo non lo sa… In questo libro si legge la storia, non vera ma verosimile, di un bambino dislessico, che attraversa diversi stati emotivi e riesce in modo un po’ magico e un po’ razionale a trovare la propria strada. Una storia scritta dal punto di vista del soggetto più prezioso, il bambino. Un libro che non vuole spiegare la dislessia, ma dare fiducia ai bambini dislessici.

Prisoner of war

In una località dell’Himalaya, fra Afghanistan e Tibet, sul trentaduesimo parallello, durante la guerra degli anni ’40 gli inglesi costruirono un campo militare di concentramento, chiamato “Yol”. In questo campo nel 1942 confluirono, dopo circa un anno di residenze provvisorie in attendamenti sparsi per l’India, gli ufficiali italiani di tutte le armi prigionieri di guerra dell’esercito inglese, catturati nelle excolonie perdute, o altrove.

La moglie del pittore

Una donna scomparsa nel nulla. Un treno che è partito senza di lei, un maritoche vive la sua sofferenza attraverso l’arte. Un altro caso per Andrea Prisco,il commissario protagonista del romanzo d’esordio del napoletano Ugo Mazzotta,premio Tobino 2002, che torna a raccontare le avventure dell’irriverente eumano funzionario di polizia e dei suoi colleghi sperduti in un piccolo centrodell’Appennino umbro. Un libro che riconferma le doti narrative delloscrittore partenopeo, che ha già attirato l’attenzione di radio e televisionee ottenuto entusiastiche recensioni su molti quotidiani.

Vent’anni di bora

Dal lontano ricordo dei bombardamenti si snoda la storia dell’autore e quella della sua compagnia di amici, intrecciandosi all’evoluzione storica di Trieste, città in cui convivono sensazioni e cultura di un tempo passato, profumi di una realtà storica profondamente inserita in un contesto mitteleuropeo e cosmopolita, con costumi e abitudini del tutto particolari, che probabilmente soltanto la sua storia può spiegare. Con spirito irriverente l’autore affronta anche due anni di vita militare, frequentando i corsi dell’Accademia Militare di Modena, tra pareti onuste di storia, con la ferrea disciplina di quegli anni e la severità degli studi, che ne hnno fatto uno degli istituti militari migliori del mondo.

I promessi sposi

I fatti si svolgono sullo sfondo della campagna lombarda e della città di Milano, tra il 1628 e il 1630. Don Abbondio è il curato incaricato di celebrare le nozze di due giovani filatori, Renzo e Lucia. Gli scagnozzi di Don Rodrigo, il signorotto del paese, gli intimano di non celebrare il matrimonio.

La famiglia Ray e la collina dei sette respiri

Un’antica profezia scozzese del 1040 lega un strega alla famiglia Ray. Per scoprire e risolvere il sortilegio, i gemelli Ercole Tarzan e Pacifico con la sorellina Glenda affronteranno sette avventure in giro per il mondo. Sette come i colori dell’arcobaleno.

Il cinghiale del diavolo

Il racconto di caccia che pubblico, tanto estraneo ai miei interessi culturali, scritto quasi trent’anni fa, desidero accompagnarlo con un’aggiunta. Essa non è una prefazione, ma un commento, tanto che il lettore lo può leggere prima o dopo il racconto. Nel 1938, abbandonati definitivamente i sanatori, e consolidata la convalescenza, la mia salute si era in gran parte ristabilita. Per sottrarmi all’oppressione e al lavoro politico della vita parigina, mi ero ritirato in campagna per una settimana. Ero nei dintorni di Parigi moderna, zona isolata fino ai primi dell’800: una statua vi ricorda il lungo soggiorno di Jean Jacques Rousseau, che vi scrisse La Nouvelle Héloïse. Nell’albergo, “Ville Normande”, in cui avevo con mia moglie trascorso quei pochi giorni, un francese raccontava gli svaghi della chasse-à-courre, frequenti fino a Luigi XIV, nelle foreste delle vicinanze, oggi distese di ortaglie che approvvigionano, in non piccola parte, Les Halles di Parigi.

Fari e meridiane

Fari e Meridiane, entità le cui utilità non si incontreranno mai. Il buio rende utile il Faro e inutile la Meridiana. La luce utile la prima e inutile il secondo. Rappresentano la pena di quelle vite che correranno parallele senza potersi mai incontrare. Non per loro volontà. Ma per loro fisiologia. Solo che il Faro quando non serve si spegne e buonanotte (o buongiorno…?). La Meridiana è invece sempre «accesa», pronta, in attesa di un raggio di luce. Si fa anche imbrogliare di notte, dall’illusione delle luci notturne pur di essere attiva, di esistere.

Storie di fantasmi per il dopocena

Durante la notte della Vigilia di Natale, un ragazzo, ospite dello zio John, assiste alla narrazione di alcune storie che hanno per protagonisti i fantasmi, storie raccontate da alcuni ospiti dello zio. Sono storie molto divertenti perché i protagonisti sono fantasmi simpatici e pasticcioni. Al termine della serata quando il ragazzo va a dormire si ritrova in camera un fantasma con il quale stringe amicizia e va a fare un giro.

La trovatella di Milano

La grande idea vincente della Invernizio è quella di volgere “al femminile” l’appendice italiana: il “superuomo” giustiziere e vendicatore di Sue e di Dumas scompare e il suo posto viene preso dalla donna. Sono infatti le donne a sciogliere con astuzia e coraggio, nei suoi straripanti romanzi, i nodi di ingarbugliatissime trame: una sorta di superdonna che interviene a sanare drammi privati, non più pubbliche ingiustizie; eroine tutte coraggio-religione-mamma-cuore che lottano strenuamente non più per modificare una qualche situazione, bensì per ricondurre quella situazione alla normalità, all’ordine prestabilito; vale a dire, nella maggior parte dei casi, salvare la pace del focolare domestico (messo in crisi da qualche maliarda senza scrupoli) di cui la donna è indiscutibilmente l’angelo tutelare. Tutto per la famiglia e la rispettabilità: qualsiasi mezzo è giustificato dal fine, senza esclusione di colpi, anche a costo di gettarsi a capofitto in mezzo agli orrori più truci.

Sognatori

Sognatore, selvatico, imprevedibile, incapace di comportarsi se non come gli ispira un “cuore difficile da governare” e l’impulso scanzonato del momento, Ove Rolandsen è un tipico protagonista hamsuniano, ribelle alle convenzioni, indifferente al giudizio di una società che tratta con provocatoria impudenza, disadattato per scelta, come per garantire a se stesso la propria identità, che non riconosce le leggi degli uomini, ma è sensibile a quelle della natura e sente imperiosa la sua voce. Contrariamente al solito, la fortuna arride a questo anarchico personaggio: puntando per gioco la sua intera vita su un’aleatoria scommessa con se stesso, “il grande Rolandsen” si vedrà piovere addosso il successo, la ricchezza, il potere e perfino l’amore, come un’inarrestabile cascata di monetine da un’improbabile slot-machine del fato. Ma, a modo loro, sognatori lo sono un po’ tutti nello strano villaggio di pescatori in cui trascorre il breve tempo del romanzo, attori di una commedia in cui ciascuno impersona un’immaginaria proiezione di se stesso, prigionieri delle proprie fantasie, lontani, senza neppure accorgersene, dalla realtà. “Si sogna in estate, poi però si smette. Certe persone invece passano tutta la vita a sognare e non ci si può far niente.” Hamsun, “lo scrittore delle azioni paradossali e dei nervi allo scoperto”, per una volta si abbandona a un’ironia bonaria, alla leggerezza, al sorriso, e lascia che una ventata di libertà e di svagata felicità passi scompigliando i destini di piccole vite.

Marie la donna del bibliotecario

Maurice, uomo tranquillo tutto casa e libri, incontra Marie, un’affascinante rossa con gli occhi verdi. Hanno in comune l’amore per la letteratura, ma scoprono subito altre affinità. La passione li porta a vivere una travolgente avventura in paesi esotici. Una svolta improvvisa cambia totalmente la vita a entrambi…

La cava di rena rossa

Sicilia, inizio del XIX secolo, una terra arsa dove il lavoro distrugge gli animi. Ma qualche giovane ha voglia di emergere dalla quotidianità ed è pronto con foga e buona volontà a creare una nuova Italia e da semplice manovale con tenacia supera le difficoltà scolastiche e diviene costruttore edile segnando l’inizio di una saga familiare.

L’altare del passato

I primi racconti sono autobiografici, ma narrati come piccole fiction con ironia, nostalgia e malinconia, e sono letture deliziose. Gli ultimi invece sono rievocazioni storiche di personaggi e luoghi di Torino, meno narrativi e più didattici anche se non privi di poesia.
Una lettura per chi ama lo stile retrò e il culto del passato.

Giacobbe Maria: “Diario di una maestrina”

«La scuola, come inatteso risultato collaterale, ci ha dato una serie di libri straordinari, umorosi… per esempio il Diario di una maestrina della Giacobbe» (Tullio De Mauro). Dopo quasi mezzo secolo il libro d’esordio di Maria Giacobbe (1957) costituisce una rara testimonianza in presa diretta di un periodo cruciale per la storia italiana del Novecento. Attraversando bambina e adolescente il ventennio fascista, Maria deve crescere presto, con un padre esule per motivi politici e con le miserie della guerra rimbalzate pure nella appartata Nuoro. Maria studia e diventa maestra, “maestrina”, e presto impara nei volti dei suoi piccoli alunni una Sardegna che esce dalla guerra con vecchi problemi e nuove speranze. L’esperienza della scuola restituisce il ritratto di un’intera società, dove due mondi s’incontrano ma comunicano con difficoltà: da una parte i modelli culturali ed economici del nuovo Stato – con gli imperativi del programma e della didattica – e dall’altra le regole non scritte delle comunità agropastorali sarde, che vivono una situazione di grave emergenza economico-sociale.

Nemesis

Storie diverse tratteggiate dall’autore sullo sfondo del mondo quotidiano, tanto frenetico quanto superficiale, refrattario a confrontarsi con l’ineluttabilità di una minaccia che riemerge dagli abissi del tempo per ricordarci chi siamo veramente. Nemesis è la storia di un killer senz’anima riemerso improvvisamente dalle profondità dello spazio. Ormai il dado è tratto: la sorte della Terra e dei suoi abitanti appare segnata; non ci sono margini per ipotizzare forme di sopravvivenza. Ma Nemesis, il cui influsso misterioso si coglie pienamente nella rapida trasfigurazione dei protagonisti del romanzo, finisce per incidere anche sulla sfera più intima delle persone, permettendo loro di guardare la realtà in cui vivono con occhi più trasparenti, è lo specchio nel quale guardarsi a fondo senza filtri e precetti: il killer diventerà l’occasione per una rilettura delle loro esperienze in chiave diversa, traendo forza da chi è già approdato per altre strade a questa verità.

Kahuna

Libro per ragazzi

«Kahuna» significa sciamano, la protagonista, Stella, è una piccola kahuna in grado di comunicare con tutto il creato. Il suo potere, non deriva da un’indistinta origine magica ma è frutto di un legame con un lontano passato che le permetterà di vivere straordinarie avventure e di scoprire la Terra Cava, il mondo nascosto che da sempre l’uomo cerca di disvelare.

Non m’importa se non hai trovato l’uva fragola

Un Piemonte dove la vita contadina ha un fascino grande e le parole usate per raccontare i colori, i sapori, gli odori sembrano prendere vita per comunicarci in ogni più piccolo dettaglio pagine che rapiscono il cuore per la loro bellezza primordiale. Pigiare dell’uva, mungere una vacca, sono raccontati con la passione di chi ama immergersi nella vita contadina. Molto bella anche la “cerimonia dei falò” che ci fa respirare antiche tradizioni: “Quattro torce si accesero simultaneamente e con esse furono incendiati i quattro mucchi che, per quanto sembrassero miserevoli e scheletrici, ora ardevano come alberi fatti di fiamme. L’aria divenne dorata e così le nostre facce, scaldate da ventate di calore. Ma lo spettacolo più bello era dato dalle faville. I faloisti erano esperti e sapevano come muovere il fuoco per farle salire in cielo scoppiettanti”.

Uno scandalo in Boemia

Per Sherlock Holmes c’era soltanto una donna, e tale donna rispondeva al nome di Irene Adler, il cui ricordo è senz’altro dubbio e discutibile. Un intrigo che rischia di influenzare le sorti dell’intera Europa… Sherlock Holmes dovrà dar fondo a tutte le sue straordinarie doti investigative per scongiurare uno scandalo internazionale, ma in quest’avventura l’infallibile detective di Baker Street incontrerà per la prima ed ultima volta il suo nemico più tenero e feroce, del quale conserverà il ricordo più tenero e straziante.

Lo scapolo aristocratico

Sherlock Holmes e lo scapolo aristocratico, di Sir Arthur Conan Doyle, fu pubblicata per la prima volta nel The Strand Magazin, nell’aprile del 1892. In questo avvincente racconto, Sherlock Holmes, e il fedele Watson, indagano sulla scomparsa della Giovane Hattie, avvenuta subito dopo il suo matrimonio, durante il ricevimento. Si tratta di un’altra sfida ardua, per la più celebre coppia di investigatori di tutti i tempi, perché in questa intricata vicenda, nulla è come sembra e colpi di scena e suspance, sono garantiti!

L’uomo dal labbro storto

Che cosa è successo al signor Neville St. Claire? Cosa ci faceva nella bettola per oppiomani in cui è stato visto prima della sua scomparsa? Che ruolo ha un subdolo “mendicante di professione” in tutta questa vicenda? Sono gli interrogativi cui deve rispondere Sherlock Holmes per risolvere un caso apparentemente semplice e maledettamente complesso, dall’esito senz’altro sorprendente.

Il pollice dell’ingegnere

Evidentemente Doyle scrive i suoi racconti con un’idea precisa in mente: impedire la sensazione del già visto, annullare la prevedibilità della sceneggiatura, sondare nuovi scenari di tensione psicologica e narrativa. L’avventura del pollice dell’ingegnere ci trasferisce in una Londra notturna da vivere sul filo del rasoio e da fotografare con una pellicola molto sensibile capace di registrare un solo altro colore oltre al nero. Quello del rosso sangue.

Il Mistero di Valle Boscombe

Ne Il Mistero di Boscombe Valley, un uomo viene accusato di aver ucciso il vecchio padre con un colpo alla testa, al culmine di un diverbio, e tutto sembra incastrarlo (dal testimone al coroner). L’unica che continua a credere nella sua innocenza, ma senza alcuna prova in mano, è la sua giovane innamorata, e Holmes decide di dimostrare che le cose non sono così chiare come sembrano.

Il Carbonchio azzurro

Natale era trascorso da due giorni quando andai a far visita al mio amico Sherlock Holmes: volevo porgergli gli auguri per il nuovo anno. Lo trovai che oziava sul divano, avvolto in una veste da camera color porpora con un reggipipe a portata di mano da un lato e dall’altro una pila di giornali spiegazzati evidentemente consultati da poco. Accanto al divano c’era una sedia con un cappello di feltro sdrucito e consunto appeso alla spalliera e un paio di pinze chirurgiche e una lente di ingrandimento sul ripiano imbottito che, pensai, dovevano esser state usate per esaminare a fondo il cappello in questione.

I cinque semi di arancia

Era una giornata tempestosa a Londra. Un uomo bussò alla porta. Si accomodò dentro, parlò con Holmes dicendogli che suo zio era morto e gli aveva lasciato una lettera, con cinque semi d’arancia.

Disse anche che era stato dal giudice per dire che suo zio non era morto cadendo dentro un burrone; ma era un omicidio che sembrava un incidente. Holms iniziò a indagare sulla morte dello zio. Dedusse che nella lettera erano nominati alcuni porti dell’Inghilterra. I semi d’arancia portavano alla nave in cui lo zio lavorava.

Il corpo trovato nel porto faceva capire che qualcuno lo odiava e l’aveva ucciso, infatti il signore disse a Holmes che lo zio pagava troppo poco i dipendenti a causa degli affari che non andavano molto bene.

Io e Charlot

Successe una cosa inaspettata. Quasi senza accorgermene mi vestii con un paio di pantaloni troppo grandi per me, una giacchetta troppo piccola e infilai ai piedi due scarpe da gigante. Raccolsi un bastone di bambù e calzai una bombetta nera sulla testa. Incollai anche due baffetti corti corti sotto il naso. Era nato Charlot…

Il disertore

A pochi anni dalla fine della prima guerra mondiale in un paese della Sardegna meridionale detto Cuadu (Villacidro), alla raccolta di fondi per il monumento ai caduti Mariangela Eca, povera e diseredata, che ha perduto in guerra i due suoi figli, versa al comitato organizzatore tutto l’ammontare dei suoi risparmi, e dunque più dei più ricchi proprietari del paese: proprio lei, che sempre è stata estranea alle celebrazioni per la vittoria, chiusa nel suo appartato silenzio. Nessuno lo sa, a parte prete Coi in confessione, ma suo figlio Saverio è stato un disertore, fuggito dal fronte e tornato al paese a latitare e a morire nei boschi di Baddimanna. Mariangela Eca si applica a tenere tutta per sé questa verità, che per lei sarà negata per sempre dal nome di Saverio scritto nel monumento accanto agli altri nomi dei caduti di Cuadu.

 

Ermanno Raeli

Ermanno Raeli, piccolo di statura, ma non brutto, “di salute malferma e cagionevole fino all’adolescenza”, nel suo carattere paga lo scotto di essere figlio di padre siciliano e di madre tedesca, per cui in lui agiscono due personalità diverse, che lo rendono indeciso in tutto, perfino nel parlare giacché gli si presentano sempre alla mente i due differenti modi di esprimersi nelle lingue che conosce: l’italiano e il tedesco: “Di qui, una difficoltà di rendere con evidenza molte impressioni, di definire precisamente molte idee, e particolarmente una mancanza di carattere e di colorito nel suo dire.”

Il narratore ci racconta dell’incontro avuto con questo personaggio, che lo interesserà a tal punto da seguirne la vita: “A poco a poco, riuscii a conquistare la sua intimità, a leggere in quell’anima ed a comprenderne i modi d’essere e di sentire.”

Pierre et Jean (in lingua originale)

Pierre e Jean Roland sono due fratelli da sempre agli antipodi; irrequieto e discontinuo il primo, ragionevole e fondamentalmente buono il secondo.

Li troviamo già adulti, uno medico l’altro avvocato, in visita al resto della famiglia, a Le Havre, dove il padre Gérôme, appassionato di pesca, e la madre Louise, donna riflessiva e calma, si sono ritirati dopo una vita trascorsa a Parigi per lavoro.

Il romanzo si apre all’insegna della quiete di una giornata che scorre lenta a bordo della “Perle”, la piccola imbarcazione di famiglia, con i due fratelli a sfidarsi nella pesca per catturare le attenzioni della vedova Rosemilly, una giovane e graziosa donna, vicina di casa e amica di famiglia. La narrazione si volge in questo e nei pochi giorni successivi, quasi senza salti temporali. La quiete iniziale del racconto, verrà presto stravolta e come spesso accade è un lieto evento a rovinare per sempre gli equilibri familiari.

Un’inaspettata e compromettente eredità infatti premia Jean e lascia a secco Pierre, marcando in via definitiva i rapporti tra i due. La nebbia, altra protagonista del romanzo, scende sulla famiglia non appena il ragazzo entra in possesso dei 20 000 franchi e nessuno si vedrà mai più come prima. È il trionfo dell’intorpidimento delle coscienze, insieme corazza di salute e bestialità della sopravvivenza, desiderio di non voler turbare la continuità instupidita della piccola e media borghesia che tutto ricopre sotto il tappeto del benessere e dell’aricchimento

Il signor dottorino

Gli occhi del barone si animarono e nell’arrestarsi a un tratto Sua Eccellenza non seppe celare un insolito impeto d’ira; ma trovò una fronte alta e due occhi, che non temevano i suoi.
– Chi non sa perdonare, – continuò il dottore – non intende e per verità lodo Dio che a non tutti abbia largito i tesori di un’anima capace d’intendere e di perdonar tutto. Amai donna Severina, non lo nego, e l’amava già prima di metter piede in questa casa; ma, poiché ella, signore, ha spiato i miei passi, avrà scoperto come non mi giovassi delle occasioni, che un beffardo destino mi offriva, quanto trepidassi alla vicinanza di questa creatura, che si dava tutta a me, come ad un amico, come ad un fratello; tentennai un giorno, non lo nego, ma fu sotto il fascino di alcune domande che feci a me stesso: Non sono io degno di lei? Non l’ho io ricreata? – Oggi rispondo calmo, sereno che no, e fuggo. Se paresse al signor commendatore ch’io fossi troppo pigro ad andarmene, può licenziarmi: una pena la merito e son pronto a scontarla.

I nostri figliuoli

“Padri troppo rigorosi e austeri e figli timidi, paurosi della propria ombra o, al contrario, abili falsificatori di attestati scolastici; genitori tra cui c’è solo un equilibrio apparente di convenienze e convenzioni sociali e figli che, nati nell’equivoco da persone che non si amano, “portano nel sangue il germe dell’equivoco e della falsità” e sono “bugie incarnate”; e ancora gli egoisti del matrimonio per quali i figli sono “un di più noioso”. De Marchi nelle pagine di questa Strenna a beneficio dei piccoli ospiti del Pio Istituto dei Rachitici di Milano, tratta il tema complesso e insidioso dell’educazione dei figli. Riproduzione a richiesta dell’edizione: Tipografia dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1894.”

De Marchi Emilio: “Col fuoco non si scherza”

Cinque minuti prima dell’arrivo del battello, Beniamino Cresti era già col suo inseparabile ombrello chiuso, che gli serviva di bastone, allo sbarco di Tremezzo in attesa di Massimo Bagliani. Per la circostanza il solitario misantropo del Pioppino aveva indossato un vestito d’un grigio chiaro tutto eguale, che insieme al cappello chiaro di paglia faceva comparire ancor più scura la carnagione del volto e delle mani d’un color nero di terra lavorata.

Racconti sardi

“Racconti sardi” venne pubblicata per la prima volta nel 1894 ed è composta da otto novelle.

La prima, intitolata “Di notte”, narra di un tradimento che “va punito con la vendetta”, perché così recita l’ordinamento giuridico barbaricino non scritto, che impone alle famiglie di vendicare le offese ricevute.

Seguono “Il mago” e “Ancora magie”, due novelle che testimoniano la profonda conoscenza, da parte della Deledda, della mentalità superstiziosa e magica assai diffusa in Sardegna, ieri come oggi. Entrambe si rifanno alle pratiche di medicina popolare e agli antichi culti che legano il folklore sardo alle religioni primitive: il primo racconta di un mago e di una misteriosa pietra parlante; il secondo dei presunti poteri di un olio consacrato. Sebbene possano sembrare due “storie” di fantasia, si tratta al contrario di due “racconti storici” dei quali si occuparono, come specificò la Deledda in una nota, “persino i giornali dell’isola”.

Con “Romanzo minimo” la Deledda si confronta con una trama più intricata che ha come tema principale quello dell’amore tormentato e dei legami familiari ambigui. I paesaggi, dall’atmosfera gotica e romantica, insieme alle particolari descrizioni dei personaggi, riescono magistralmente a trasmettere quel senso di conflitto latente tra modernità ed arcaicità, novità e decadenza, tipico della produzione deleddiana.

Segue “La dama bianca”, racconto fantastico che si richiama alla tradizione orale dei Contos de foghile: le antiche fiabe e leggende che i maestri della narrazione erano soliti raccontare ai più giovani davanti al fuoco. Un “mistero diabolico” per una novella ricca di tesori ed enigmi che saranno svelati da un prezioso e “bizzarro” testamento, redatto in lingua sarda e scritto con “calligrafia antica”.

È un dramma intimo, invece, quello che fa da sfondo a “In sartu”, racconto che, come indicato dal titolo in sardo, si svolge all’aperto, nella campagna sarda. Magistrale descrizione della vita pastorale, oltre che di alcune pratiche magiche e stregonesche tipiche della medicina popolare sarda, come sa medichina de s’istria.

Misteri e gelosie sono i fili conduttori della novella “Il padre”: storia ambientata in una Sardegna che non svolge il ruolo passivo di sfondo neutro, ma emerge con carattere nel paesaggio e nei modi di comportarsi e di parlare dei protagonisti. La raccolta si conclude con “Macchiette”, una novella composta da cinque scene tematiche o “macchie” che rappresentano ognuna una fase del giorno: la mattina, il pomeriggio, l’ora del tramonto, la sera e la notte.

In queste novelle della Deledda, realtà e fantasia, storia e leggenda, sembrano continuamente intrecciarsi, al punto che alcuni racconti storici possono sembrare fiabe e le storie di fantasia realtà. Sullo sfondo la Sardegna, ovvero la “terra delle leggende, delle storie cruente e sovrannaturali, delle avventure inverosimili”, abitata da genti dalla “fantasia calda e immaginosa”.

L’autrice
Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871. Fu una scrittrice autodidatta. Cominciò la sua carriera narrativa collaborando con numerose riviste di costume e cultura.

Verso la fine dell’Ottocento, durante un breve soggiorno a Cagliari, incontrò Palmiro Madesani che divenne suo marito e col quale si trasferì a Roma. Nel 1926, unica donna in Italia, fu insignita del Premio Nobel per la Letteratura, per il suo senso artistico e le sue originali capacità creative. Visse nella capitale italiana sino al 1936, anno della sua morte.

Favole

Le sue favole, popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, e vengono considerate capolavori della letteratura francese. Nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi tutta la sua vita sotto la protezione dei nobili dell’epoca.

De Cervantes Miguel: “Don Quijote” (in lingua originale)

Un grande classico della letteratura spagnola,la più rilevante opera letteraria dello scrittore Miguel de Cervantes Saavedra, il Don Quijote de la Mancha trascende il tempo e lo spazio. Leggetelo in lingua originale, riadattato per un livello linguistico B2, e immergetevi nelle fantastiche avventure dei due protagonisti: don Quijote, che aiuta i deboli e difende la giustizia e Sancho Panza che gli mostra la realtà per quello che è, dicendogli che i mulini a vento non sono spaventosi giganti!

Il nonno già balilla e

L’autore, torinese, classe 1928, ha una memoria eccezionale e, per lasciare la sua storia a figli e nipoti, ha descritto la sua vita dal 1934 al 1946, raccontando di quegli anni curiosità e notizie spicciole. Gli stupori di un ragazzino alle prese con le liturgie fasciste (Figli della Lupa, Balilla, Libro e Moschetto, Campi Dux, Avanguardisti, Federali, Capo Fabbricato, l’orbace, la scoperta di parole nuove… “imparai che il buffet non era solo un mobile, che i canapè (dolcetti) si potevano mangiare e che le guide (intese come tappeti) non erano solo quelle alpine”.

Sette storie per un inverno, il bosco racconta

Scrittrice al di fuori di ogni convenzione letteraria, Roberta De Antonio questa volta presenta delle Fiabe cucite tra loro da una struttura a cornice.

L’autrice fra atmosfere stralunate fa vibrare note sensuali che riecheggiano le simbologie sommerse della tradizione favolistica e che rendono questo libro una lettura piacevole non solo per ragazzi ma anche per adulti.

De Antonio Roberta: “Acronia”

Michela, giovane donna disillusa dalla vita, ritorna, dopo molto tempo, in Grecia. Il viaggio, intenso e commovente, riserva incontri ricchi di emozioni che coinvolgono la protagonista e la risucchiano nel vortice dell’esistenza. Ancora una volta l’autrice affronta i temi della vita: amore, amicizia, giustizia e desiderio di vendetta, con leggerezza e sottile arguzia e, insieme, con profondità e curiosità.

Tempesta e Bonaccia, romanzo senza eroi

I protagonisti di “Tempesta e bonaccia”, come recita anche il sottotitolo “romanzo senza eroi”, non sono fatti della tempra ardente e indomabile dei libri d’appendice, ma sono invece persone comuni che, esattamente come accade oggi, tendono a rappresentare  sé stesse e i propri sentimenti non per come sono realmente, ma su una scala ideale e romanzesca di passionalità che, rapportata alla realtà, non può fare a meno di apparire ridicola. Il romanzo è un racconto a due voci, in cui si alternano brani di pugno di Massico Guiscardi, detto Max, trentenne avvocato milanese con l’aspirazione di diventare scrittore e, dalla metà del volume, brani scritti dalla  cantante Fulvia Zorra, la giovane di cui l’uomo si invaghisce, innescando il motore narrativo della storia. L’inizio del romanzo è improntato ad una sottintesa ironia: rappresentando sé stesso come un uomo d’onore, ma costretto a sotterfugi e menzogne a causa del dirompente amore per l’amante Vittoria, signora della buona società già sposata, Guiscardi ci introduce immediatamente al suo modo assai buffo di trasformare fatti che lo fanno sembrare meschino in necessità impellenti di un animo nobile. Una volta incontrata Fulvia, Max infatti dimenticherà ogni buon sentimento precedentemente vantato: liquiderà Vittoria in men che non si dica, spazzerà via senza troppi rimorsi l’amico Giorgio che già corteggia Fulvia, e si dedicherà a spron battuto a tentare di farsi amare dalla cantante.

L’eredità Ferramonti

Pubblicato con successo nel 1883, L’eredità Ferramonti è unanimemente ritenuto il capolavoro di Gaetano Carlo Chelli, ritrattista impietoso della “terza Roma” nell’Italia unita, la fervida neocapitale “bizantina” infettata dal malcostume, dalla mancanza di scrupoli, dagli scandali e da immoralità di ogni tipo.

Nel solco della tradizione verista, il romanzo narra la saga di una famiglia di ambiziosi bottegai (in cui spicca la figura di Irene, donna avida e ostinata) che mescola le proprie corruzioni private a quelle degli ambienti politici e finanziari della Roma umbertina, ponendo dinanzi agli occhi del lettore scene e personaggi di sconcertante attualità, inquietanti anticipatori del degrado politico e sociale giunto fino ai nostri giorni.

Riscoperto, a poco meno di un secolo dalla prima pubblicazione, nella collana einaudiana “Centopagine” diretta da Calvino, il libro conobbe una nuova, inaspettata popolarità anche grazie al film che nel 1976 ne trasse Mauro Bolognini.

Gli ammonitori

Il disagio sociale, la lotta dei più umili per la sopravvivenza, il dualismo tra la necessità di agire e l’impulso ad abbandonarsi alla pura speculazione intellettuale sono alcuni dei temi più importanti trattati da Cena nel suo romanzo, impeccabile espressione della sua vicenda umana, ambientato in una Torino fredda e tormentata dalle lotte di classe e dagli scioperi, popolata da artisti e intellettuali d’ogni genere ed estrazione. Il protagonista è un solitario e introverso correttore di bozze per la Società Editrice Scientifica, la cui naturale e irresponsabile tendenza a dimenticare il suo lavoro per leggere i testi che gli sono affidati ne tradisce il carattere emotivo e l’autentica vocazione, e lo porta a costruirsi una singolare cultura fondata su opere scientifiche e saggi filosofici. Lo stabile dove abita è una perfetta immagine della gerarchia dei più sfortunati, dalle soffitte gelide al tepore dei piani inferiori: vi si trovano calzolai, ubriaconi, sarte, pittori, poeti, bambini; ciascuno col suo contributo di vivacità e rumore, o di eloquente silenzio. Le loro vicende s’intrecciano alla vita e ai pensieri del protagonista, che si racconta e confessa in un diario di profonda onestà e lucidità, carico delle sue riflessioni più intime, testimonianza della sua risoluzione più estrema.

Il fallo d’una donna onesta

Per chi ama i libri classici, e’ un libro romantico e casto. Si legge con facilita’ adotta un linguaggio curato e semplice. Viene voglia di visitar Venezia e rivivere la storia, anche se finisce con un tragico epilogo

Brussolo Sergio: “Accadde un inverno a Torino”

Ciò che lascia una guerra è anche più crudo dell’immaginazione e i suoi segni restano, per molto tempo, presenti e pesanti nelle menti, tra la gente, nella geografia urbana. La società prova a ricomporsi, dopo; a ricreare la propria struttura, ripartire con nuova volontà e determinazione a fare, e ancora fare. Ma non basta mai, e nelle case e sulle strade vivono storie di gente vera, che ha lo sguardo avanti, la memoria bloccata dentro e la paura appena dietro. A Torino, città simbolo dell’industria metalmeccanica, le ferite si scorgevano anni dopo. Nell’inverno del ’52, la guerra faceva ancora le sue vittime. Questa storia traccia un delicato filo di collegamento tra i primi e gli ultimi, tra i barboni del “balun” e la crema della collina, e, un quadro realista della vita del tempo, racconta una verità possibile, una delle tante verità dello sconquasso orribile che l’uomo riesce a fare contro se stesso.

Venghino

Se uno stimato professionista, come il dottor Orso Del Bastone, decide di sfuggire alla realtà che lo circonda, quale migliore soluzione che nascondersi sotto le luci dei riflettori cercando rifugio nel tendone di un circo? Il nostro vivace protagonista si ritrova così a vivere nel mondo delle favole, in quel microcosmo dai contorni non definiti che però rappresentano nella loro globalità un universo animato anche dalle “bestie feroci”, ma che bestie!

Brandi Gianni & Marzo Raffaele: “Ben gentile dottore! – Il ritorno del cinico dottor Fonendo”

Pensate da due cervelli (o estratte da realtà di oggi, ieri e domani) e vergate con una piuma d’oc(a) e un computer doc, con una vena satanica, ma piene di spaccati di vita, si svelano al lettore le trame delle lettere inviate al dottor Fonendo, medico bugianen (neh?) in cui convivono realtà e irriverenze toscane (oh grullo…) e le risposte in fil di rima (ma non in rima) scritte, ma non spedite: la cassetta delle lettere era già colma.

Il peccato di Loreta

Romanzo pubblicato nel 1896, ambientato nel Friuli. Una giovane donna senza mezzi, reduce da un tentativo di suicidio, viene accolta in casa da un lontano parente, studioso di archeologia, e da sua madre..

Le ore del gatto

Un filo conduttore attraversa le allegre avventure di bambini, animali, cose, anche le più impensabili come un fiocco di neve, un pezzetto di vetro, la regina di una scacchiera, persino un’umile pozzanghera: lo scorrere della giornata di un placido gatto di casa, anzi, di fa- 3 miglia. Si inseguono le ore e vola l’immaginazione di Miao a ripercorrere i mondi fantastici. A questo progetto hanno partecipato i bambini di una classe elementare che si sono rivelati ottimi illustratori proponendo disegni dolci, ingenui e spiritosi, dai colori brillanti e dal tratteggio deciso e sicuro, per spiegare ad altri bambini come loro che, in fondo, il mondo è un posto bellissimo dove vivere.

Bava Gemma: “Da Natale a Capodanno: poi fai dieta tutto l’anno”

Da sempre si combatte con i chili, i rotolini di cellulite e le smagliature sulle cosce, per cui è buffo avvicinarsi a un manuale che è un’orgia di calorie, un trionfo di grassi saturi e insaturi, una sfida mortale al colesterolo. Anche nei piatti più sfacciatamente ricchi l’autrice ha però cercato di mantenere una parvenza di… Con tutto ciò, queste non sono ricette dietetiche, tutt’altro. Ma almeno a Natale è giusto gratificarsi, e gratificare i nostri cari: ci sono altri undici mesi per stare a dieta.

Autori vari: “A mezzanotte. Racconti di fantasmi”

Spettri e inquitudini di cinque maestri del mistero.

Jack London – I morti non risorgono montague

R. James – La mezzatinta William

F. Harvey – Calura d’agosto

Howard P. Lovecraft – Nella cripta

Edgar A. Poe – La maschera della morte rossa

La donna delle rose

In preda a una profonda crisi personale e professionale, la giovane insegnante berlinese Franca Palmer decide di rifugiarsi nell’isola di Guernsey, nel canale della Manica. Qui trova alloggio presso un’antica villa a Le Variouf, dove l’anziana inglese Beatrice Shaye si prende cura di uno splendido roseto. Con lei vive Helene Feldmann, una tedesca trasferitasi sull’isola con il marito ufficiale al tempo dell’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Ben presto Franca si accorge che la sua presenza ha un effetto dirompente sul rapporto fra Beatrice e Helene, un rapporto che in realtà nasconde odi e rivalità mai sopiti risalenti agli anni della guerra.

Il mistero di casa Castagno

Sempre attenta alle cose, alle persone, alle memorie, Giuseppina Valla Innocenti, offre la prova letteraria di una nuova e toccante vicenda umana. Sullo sfondo di una realtà contadina, permeata di tradizione e conformismo, le esistenze di alcuni protagonisti di un piccolo paese di provincia si intersecano e ci emozionano.

La danza vola al di sopra delle spade (volume a caratteri normali)

Opera monumentale, uscita postuma, il volume raccoglie le più importanti notizie e documentazioni sulla danza russa, come un variegato atlante di geografia danzata. Il percorso riflette le inclinazioni, l’indole e il modo di intendere la danza condizionato dalle trasformazioni del gusto nelle varie epoche. Cartonato con cofanetto, esce a tiratura limitata (copie numerate da 1 a 399), illustrato con tavole a colori. L’autore, Gianni Secondo (Torino, 1925-2011): dottore in medicina e chirurgia, storico e critico di danza, bibliofilo e collezionista. Critico di balletto per numerose testate, è stato membro del comitato artistico del Festival Torinodanza.

La spirale di Archimede

Protagonista de La spirale di Archimede, il maresciallo Bonanno, un simpatico e irascibile personaggio attorniato da una madre autoritaria, donna Alfonsina, e da un’amica della madre, una vecchia nobildonna che vive sola in un palazzo nobiliare con un gatto, Archimede, che adora e che improvvisamente sparisce con un prezioso ciondolo al collo fatto a spirale.
Il maresciallo s’impegna a ritrovare Archimede con la vecchia amica della madre. La vecchia nobildonna sospetta di Don Memè Vinciguerra, un vecchio vicino di casa segretamente innamorato della marchesa. Per complicare di più la vita al maresciallo Bonanno, Memè Vinciguerra, il sospettato avvelenatore di gatti, viene trovato a sua volta morto avvelenato.E qui il giallo si complica; entrano in scena altri personaggi, una nipote omosessuale («ammasculata», scrive Mistretta con una simpatica e felice sintesi italo-siculo) e una veterinaria. A questo punto il giallo prende un’altra direzione e diventa tortuoso.

La gatta, Shozo e le due donne

Il romanzo racconta gli intrighi e le manovre che contrappongono due donne, Fukuko e Shinako. La prima è la moglie di Shozo, un ozioso e inconcludente commerciante giapponese che abita con lei e la madre, mentre la seconda è l’ex-moglie dello stesso Shozo. Il romanzo descrive gli sviluppi della richiesta fatta da Shinako, che dopo il divorzio è andata a vivere con la sorella, di avere indietro la gatta Lily, amatissima da Shozo. Oltre che i rapporti tra gli umani nel corso dello svolgimento vengono accuratamente descritti anche quelli tra i vari personaggi e la gatta.

Gariglio Carla: “Ciuffi al vento”

Racconti di fantasia, per un’accettazione di sé e degli altri, scritti con uno stile poetico e divertente, che accompagnano i lettori nella loro presa di coscienza e autocoscienza.
Storie molto differenti fra loro, ambientate e vissute in luoghi e tempi diversi, ma accomunate dal ciuffo dei giovani protagonisti, sempre uguali in tutti gli ambienti e le epoche. Un ciuffo che, come “i capelli verdi” del film di Joseph Losey, rappresenta la ribellione della diversità e al tempo stesso un messaggio di pace.

Rosaspina, La guardiana delle oche alla fonte, L’oca d’oro

Tre famose fiabe dei fratelli Grimm, accomunate dalle suggestioni descrittive.

Rosaspina, resa celebre soprattutto dall’adattamento a disegni animati di  Walt Disney con il titolo “La bella addormentata nel bosco” (1959) è un racconto tradizionale europeo di cui esistono diverse versioni. La storia rappresenta un percorso di crescita, di apertura all’amore, simboleggiata dal risveglio.

Pur associate dalla presenza di simpatiche oche, le due fiabe successive sono diverse tra loro. Più complessa ma assai spiritosa “La guardiana delle oche alla fonte”, con le sue apparizioni di bellissime principesse sotto la luna e una vecchia signora saggia e “spudorata”. Più immediata, divertente “L’oca d’oro”, protagonista un figlio minore deriso e trascurato, chiamato Tontolone, ma buono e anche furbo nonostante il nome.

Il Mandarino

L’imprevedibile avventura di un tranquillo impiegato di Lisbona che, suonando un campanello piovuto dal nulla, provoca la morte d’un Mandarino cinese, ereditandone così le immense ricchezze…storia magica: ironica, ricca di colpi di scena, ma anche di sottigliezze psicologiche e di riferimenti letterari, narrata nel grande stile della letteratura europea di fine secolo.

Oltre l’attesa

La vicenda prende l’avvio dall’inaspettato incontro fra un uomo e una donna, nelle corsie di un grande ospedale. Come nei romanzi di formazione la protagonista si butta nella vita e nel mondo, assapora emozioni, sperimenta un tumultuoso amore, si scontra con dure realtà… Lungo un percorso che apre strade importanti, la scultrice Eleonora Ferreri vive molteplici e inattese esperienze: “Se non ti aspetti l’inatteso non lo scoprirai, sfuggente e improbabile com’è” ha detto Eraclito.

Parisina

Una nuova traduzione in endecasillabi del poemetto di Byron (1816), illustrata con disegni originali di Domenico La Grotteria. Byron raccoglie dalla tradizione medievale la drammatica storia d’amore tra Laura Malatesta, detta Parisina, e il figliastro Ugo d’Este. Parisina era stata data in sposa giovanissima, nel 1414, al crudele Niccolò III, marchese di Ferrara: aveva all.incirca l’età dei figli di Niccolò… La storia dell.infelice passione ha ispirato molti artisti, da Donizetti a D’Annunzio. Byron la narra senza esprimere condanna, con grande partecipazione, in un poemetto commovente e grandioso.
Il riferimento 6204 è considerato il primo Submariner e molti esempi possono essere trovati con il nome del Submariner stampato sul quadrante. Tuttavia, alcuni esempi superstiti del riferimento 6204 possono essere trovati con altri nomi sulla superficie del quadrante, come “Sub-Aqua” o “Submariner Perpetual”, mentre altri non hanno alcun nome specifico del modello stampato su di essi. Con un diametro del case di 37 mm, le mani in stile matita e una piccola (ma proporzionale) corona, il riferimento 6204 condivide di più con il precedente riferimento 6202 Turn-O-Graph orologi replica rispetto ai sottomarini dell’era successiva senza protezioni della corona che sono stati prodotti diversi anni dopo.

Non ti posso vedere

La battaglia quotidiana per vivere nella città amata e conosciuta attraverso la cecità.

Una città in amore

Il romanzo che ha segnato il sorprendente esordio narrativo di Alberto Bevilacqua. Una storia fresca, ilare e vitale in una Parma impetuosa e gentile degli anni Venti, teatro di una sensuale e giocosa commedia umana.

Bertotti Marzio: “Dopo il ponte”

L’altra Torino, lotte feroci per il controllo del mercato di esseri umani, prostituzione, droga, rapine … Un noir che è un pugno nello stomaco: seppure ricostruiti e romanzati, sono pur sempre fatti di cronaca vera.

Non è come sembra. A volte peggio

“Non è come sembra – alle volte peggio” è una raccolta di dieci storie interpretate da un unico protagonista, Lodovico, eclettico personaggio che danzando con incredibile disinvoltura sulle note di un avventuroso vivere quotidiano, coinvolge (ahimè) tutti coloro che appartengono alla sua ristretta cerchia di amici.
Storie tragicomiche che hanno l’incosciente ardire di prendere il lettore per mano e di condurlo, attraverso situazioni che lasciano il fiato sospeso, a una meritata fine, liberatrice dalle ansie accumulate durante la lettura.
È certo, Lodovico, con il suo ingenuo, irresponsabile ma certamente coinvolgente comportamento, richiamando gli ineludibili principi dettati da saldi sentimenti di amicizia, e le conseguenti incombenze, movimenta incessantemente la vita dei suoi più stretti (s)fortunati conoscenti, che null’altra colpa hanno se non quella di condividere sprazzi di vita con quel figuro!

Giannoni Roberto: “Borbina e il cane piumato”

C’era una volta… un mondo felice e fatato in cui una vecchina con la sua saggezza può risolvere per sempre il problema della guerra. È sufficiente scrivere ordini perfetti e leggi giuste, con una penna fatta da una piuma di cane. Così, insieme al re Breccino, al bel cavaliere, a Lumina e alle sue gazze, Borbina parte in cerca dell.unico .cane piumato. esistente e incontra sulla sua strada gnomi esploratori, un vecchio drago sdentato, rane e altri animali parlanti… Con il colorato linguaggio delle fiabe, Giannoni scrive una storia originale e divertentissima, piena di ironia e non priva di verità. Età di lettura: da 6 anni.

 

Efficienza negli anni con la malattia di Parkinson

Ogni uomo ha una sua grandezza che lo rende unico. Riuscire a conservare il rispetto di sé e della propria identità, anche nel progredire dell’età, o della malattia, deve essere l’obiettivo di ciascuno di noi. Come lo è stato per i tre grandi uomini protagonisti di questo saggio, che hanno continuato a essere grandi, cioè fedeli a se stessi, nonostante il Parkinson, fino al termine della loro vita: lavorando, producendo, creando. Grandi con il Parkinson. Se lo sono stati Leonardo da Vinci, il filosofo Wilhelm von Humboldt, il Papa Giovanni Paolo II, prendendoli ad esempio tutti noi possiamo sforzarci di esserlo restando fedeli ai nostri ideali, pur nella consapevolezza di nuovi limiti, o delle difficoltà imposte dalla convivenza con la malattia: convivenza, non dipendenza, schiavitù e oblio di se stessi.

I dodici abati di Challant

Sospesi tra storia e invenzione in un Medioevo che sembra vero, sono qui raccolti in un unico volume tre romanzi di Laura Mancinelli, in cui l’autrice approda a una visione fantastica e ironica della tradizione e della società medievale. I dodici abati di Challant, dove, in una cornice di ironia mondana e gaudente, dodici monaci ricevono l’incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Il miracolo di santa Odilia, immagine della vita che si afferma in chiave religiosa, ma non trascendente, attraverso la storia di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e bella. E infine, conclusione ideale di questa metafora, Gli occhi dell’imperatore, dove una contessa piemontese, un cavaliere-musico-poeta e l’imperatore Federico II, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorso di avventure e sentimenti, che è anche un intreccio di entusiasmo, rassegnazione e senso del destino.

Il miracolo di santa Odilia

Ne I dodici abati di Challant, dodici monaci ricevono l’incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Ne Il miracolo di santa Odilia vi è l’immagine della vita che si afferma in chiave religiosa, ma non trascendente, attraverso la storia di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e bella che sostituisce alla morte la zia alla guida del convento e le cui vite si sovrappongono l’una all’altra in un’atmosfera vagamente ambigua. Ne Gli occhi dell’imperatore una contessa piemontese, un cavaliere-musico-poeta e l’imperatore Federico II, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorso di avventure e sentimenti che è un intreccio di entusismo e rassegnazione.

Napoli Torino solo andata

In questi racconti, Neri Mietti Norega racconta le sue due Città Napoli e Torino – con umorismo non disgiunto dalla tenerezza. Dai divertenti bozzetti del passato napoletano alle ricognizioni dell’Oltre Po torinese perlustrato rigorosamente a piedi non c’è soluzione di continuità, solo l’itinerario di un viaggio, per caso, di sola andata.

Quattro casi per Minna Levi

Minna Miriam Levi è un’investigatrice sui generis, una signora di mezza età dal sorriso luminoso, che ama il lato in penombra della vita: piccoli, affascinanti misteri, domestici o poco oltre, tuttavia mai banali. Ciò che l’attira, non è la soluzione, per questo non possiede un vero e proprio metodo: si limita a meditare sulle cose e a ricavarne impressioni, senza mai forzarle. Età di lettura: da 10 anni

 

Fattori alchemici, stasi oniriche e altri pensieri

Gli occhi sono quelli dell’imperatore Federico II di Svevia, così azzurri e intensi da fare innamorare la contessa Bianca di Agliano, che dal Piemonte parte per la Puglia, dove finalmente sposerà l’amato… Bianca, Federico II, il cavaliere Tannhäuser partecipano a un affascinante percorso di avventure e sentimenti, in cui passione e saggezza si intrecciano. Scritto e pubblicato per la prima volta nel 1993 da Einaudi, il romanzo è presentato in un’edizione a caratteri tipografici più grandi del normale e ben chiaramente impressi sulla pagina.

Gli occhi dell’imperatore

Ne I dodici abati di Challant, dodici monaci ricevono l’incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Ne Il miracolo di santa Odilia vi è l’immagine della vita che si afferma in chiave religiosa, ma non trascendente, attraverso la storia di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e bella che sostituisce alla morte la zia alla guida del convento e le cui vite si sovrappongono l’una all’altra in un’atmosfera vagamente ambigua. Ne Gli occhi dell’imperatore una contessa piemontese, un cavaliere-musico-poeta e l’imperatore Federico II, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorso di avventure e sentimenti che è un intreccio di entusismo e rassegnazione.

Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

“Il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni. Detto così alla buona, è il racconto comico della scoperta e dell’uso, da parte di una famiglia di uomini estremamente primitivi, di alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via. È anche un modo di ricordarci che i problemi del progresso non sono cominciati con l’era atomica, ma con l’esigenza di cucinare senza essere cucinati e di mangiare senza essere mangiati.” (Dalla presentazione di Terry Pratchett)

L’anello rubato

Una storia di fantasmi che rievoca la magia dei racconti ascoltati accanto al fuoco. L’anello trafugato dalla tomba e la maledizione a chiunque ne entri in possesso, lo spettro che si aggira fra i vivi, perseguitando colpevoli e innocenti, il sovrapporsi di personaggi a figure storiche e la vividezza della narrazione sono motivi attinti dall’immenso patrimonio della tradizione popolare, ma la tradizione “gotica” serve alla Lagerlöf per riaffermare il tema di tutta la sua opera: l’amore come unica forza positiva che si può contrapporre al male e spezzare la catena dell’odio.

 

I ponti di Madison County

Quando Robert Kincaid, fotografo di fama in viaggio per un servizio, capita nel cortile di una fattoria dello Iowa per chiedere un’informazione, non sa che quella sosta segnerà la sua esistenza. E non lo sa nemmeno Francesca Johnson, la moglie italiana del proprietario. Ma bastano poche ore perché entrambi capiscano. La loro meravigliosa storia d’amore, vissuta nel breve spazio di cinque giorni, sarà un bene prezioso che custodiranno nel cuore per tutta la vita.

Una romantica avventura

Dall’autore di Tess dei D’Uberville: Margery, giovane lattaia di un paesino di campagna, salva un nobile ricco e infelice che le ragala in cambio una giornata indimenticabile. E sconvolgente.

Storie di normale dislessia

Le 15 storie di dislessici famosi, che vi proponiamo, le abbiamo definite di “normale dislessia”, perché in fondo queste persone hanno avuto una vita come quella di tanti. I geni dislessici sono stati persone particolarmente speciali perché hanno superato o aggirato gli ostacoli incontrati, realizzando i propri sogni e desideri. “Io mi chiamo Daniele Zanoni sono dislessico e, nonostante tutto, faccio ancora fatica a leggere, specialmente quando sono stanco. Ma oggi questo per me non è più un problema perché continuo a credere che non bisogna mai arrendersi di fronte alle difficoltà”. Età di lettura: da 7 anni.

L’uomo che piantava gli alberi

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione”. Età di lettura: da 10 anni.

 

Gaarder Jostei: “C’è nessuno?”

Guardando fuori dalla finestra, Joakim si accorge che c’è un bambino, grande più o meno come lui, appeso per i calzoni e a testa in giù a un albero del giardino. È una strana creatura, simile a un umano, ma non del tutto uguale. Viene da un altro mondo. I due, parlando, si raccontano e si interrogano sulle proprie origini, finendo, quasi inavvertitamente, col porsi i grandi interrogativi che riguardano la vita e il suo significato. Con straordinaria semplicità e senza divenire mai, didascalico, lo scrittore del “Mondo di Sofia” ci racconta il mistero della nascita, l’evoluzione della specie, la concezione del tempo e dello spazio, l’esistenza di un dio creatore, la relatività della conoscenza, la ricchezza della diversità, il valore dell’amicizia. Ma soprattutto ci consegna un messaggio fondamentale: dobbiamo continuare a stupirci, non dare niente per scontato e saper guardare il mondo senza pregiudizi, con occhi sempre nuovi. Età di lettura: da 10 anni.

 

Il Palio delle contrade morte

Una villa sconosciuta, una morte misteriosa e la corsa più incredibile che la storia del Palio ricordi. Le vacanze di una coppia di milanesi prendono una direzione imprevista…

Storia di uno Schiaccianoci

È Natale e la piccola Marie riceve in dono da Drosselmeyer, suo padrino e precettore, un buffo schiaccianoci a forma di soldatino, dotato di robustissimi denti che rompono i gusci, e che subito diventa il suo giocattolo preferito. Marie comincia a sognare, si ritrova in un incubo e dal buio esce l’immondo Re dei topi, che lo Schiaccianoci divenuto principe riesce a sconfiggere. I piccoli lettori si troveranno, attraverso le avventure di Marie e del Principe-schiaccianoci a viaggiare tra balocchi e dolciumi nel meraviglioso regno dei desideri. Un piccolo e immortale gioiello della narrativa per ragazzi al quale si ispirò il compositore russo TchaikowsKy per comporre il balletto “Lo schiaccianoci”. Età di lettura: da 8 anni.

La ballata dell’antico marinaio

Attraversare “The Rime of the Ancient Mariner” è gettare una moneta in aria. Una strana moneta, che porta impresse sulle due facce il lato luminoso e quello oscuro dell’invisibile – e dove alla ragione non resta che il sottilissimo bordo fra i due. Proiettata oltre l’umano da forze immense, la rotta esistenziale del Marinaio prende una direzione che mai egli avrebbe potuto immaginare: atto più ancora arbitrario che crudele, il suo assassinio del gentile Albatro resterà impresso per sempre su di lui. E per essere risarcito, un istante di crudele cecità vorrà un’intera, interminabile vita ad occhi inesorabilmente aperti.

Kin dei monti

“Il 25 di aprile del 1945, in quel di Viù, Kin compie dieci anni. Questa è la storia del piccolo Kin, dedicata a tutti coloro che hanno avuto dieci anni e non se li sono dimenticati. Racconto storico della Liberazione e fiaba filosofica, che dal buio di una cantina conduce alla luce libera della montagna, dove ‘l’impulso appassionato dell’infanzia – come scrive Georges Bataille – si inebria di nuovo di libertà inutile’. Questo romanzo sembra essere stato scritto per tornare su ciò che ha fondamento, per fermare l’eclissi dell’esemplarità e ripetere ciò che non deve essere dimenticato: raccontare storie per farsi carico di un’eredità, non certo per adagiarsi nella nostalgia del passato.” (dalla prefazione di Enzo Bellini)

Benni Stefano: “Baol”

Una tranquilla notte di regime, che assomiglia a un febbricitante sabato notte delle nostre città popolato da allegre brigate di gerarchetti clarkopodi e clarette che ridono in posa, “come un set di spot di brut”. Uno strano personaggio, un po’ Marlowe un po’ mago, titolare di una delle più antiche magie del mondo, passa le notti tra nostalgie e sbronze colossali al bar Apocalypso. Poi l’avventura: il mago Baol torna a combattere contro i grandi gerarchi per una missione che è insieme un atto di riconoscenza per un vecchio grande comico in disgrazia e un viaggio misterioso nel segreto della magia baol. Magia, amore, avventura e umorismo si fondono in questo romanzo, in cui la feroce satira del linguaggio e dei costumi del nostro “regime” si accompagna al gusto della narrazione a perdifiato, con mille variazioni comiche malinconiche surreali metafisiche.

Un marito per Jolanda

Fine anni Trenta, l’Italia è a una svolta, ma Torino siede ancora quietamente, perfidamente, nei suoi salotti perbene. Martini non è più il rispettato e benvoluto ex commissario con libero accesso a qualsiasi domicilio. Deve difendersi, e per difendersi è costretto quasi a sdoppiarsi… Enzo Bartolone e Daniela Messi con questo romanzo – nato da un incipit di Gianna Baltaro compiono un atto d’amore per la giallista torinese scomparsa nel 2008, non scritto per sostituirsi a lei, ma quale omaggio affettuoso e doveroso per gli amici, come lei soleva chiamare i suoi lettori.

 

Novecento

Novecento è un monologo teatrale, ma anche un racconto da leggere ad alta voce, come sostiene lo stesso Alessandro Baricco, autore dell’opera. La storia, raccontata da un musicista, è ambientata tra le due guerre, su un transatlantico che solca le immensità dell’oceano, facendo spola tra Europa e America. A bordo della nave, il marinaio di colore Danny Boodman trova un bambino abbandonato e decide di prendersi cura di lui. Il bambino viene chiamato Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Per otto anni Novecento viene accudito dal marinaio, ma poi, in seguito ad un incidente, l’uomo muore e Novecento rimane da solo. Sparito nel nulla, Novecento viene ritrovato dopo alcuni giorni mentre si esercita a suonare il pianoforte. Pur non avendo mai suonato prima, il ragazzino dimostra una capacità straordinaria. Da quel momento in poi tutti iniziarono a parlare dell’abilità del pianista sull’oceano. Quella di Novecento, è una storia incredibile, nato sulla nave, non è mai sceso a terra, vivendo un’intera esistenza nel microcosmo della nave, decidendo di restare per sempre nel mondo finito del piroscafo, suonando la sua musica, attraverso la quale esprimere sé stesso, piuttosto che affrontare la vastità di un mondo sconosciuto, un mondo spaventoso in cui non si riesce a scorgere la fine, dove l’infinita molteplicità delle scelte possibili, disorienta e paralizza. Novecento, che nel 1998 fu trasposto in versione cinematografica da Giuseppe Tornatore ne “La leggenda del pianista sull’oceano”, è un’opera profonda e ricca di interpretazioni, attraverso la quale Alessandro Baricco emoziona e fa riflettere sulle scelte di vita, sul rapporto tra l’uomo e il concetto di infinito, sul superamento dei propri limiti.

Una certa sera d’inverno

L’ottava indagine del commissario Andrea Martini di Gianna Baltaro in un’edizione a caratteri grandi. Torino anni Trenta, il mondo dell’arte è messo in subbuglio da due efferati omicidi. Nel rione della Basilica della Consolata una ricca pittrice viene trovata uccisa nel suo atélier. Il secondo assassinio risulta collegato. Il commissario Martini indaga tra gli estrosi personaggi che ruotano attorno al Circolo degli Artisti, Palazzo Graneri. La sua perspicacia (come pure i suoi sentimenti) è messa a dura prova da imprevedibili colpi di scena. Ma la difficile inchiesta, al solito, perverrà alla soluzione. Anche se non a quella auspicata.

Non dimenticar le mie parole… Canzoni “sempreverdi” nell’archivio… della memoria

“Non dimenticar le mie parole” scrive Alfredo Bracchi su musica di Giovanni D’Anzi. È una consueta canzone d’amore o vi si nasconde la speranza del paroliere che si faccia attenzione al testo? Franco Clivio compone un garbato saggio, piacevolmente discorsivo, sulla musica leggera degli anni Trenta Cinquanta, specchio di due periodi storici e sociali fondamentali per l’Italia. Ampio spazio è dedicato ai testi delle canzoni, tanto da farne quasi un’antologia tematica. Nei ricordi che ci portiamo dentro per tutta la vita c’è più d’una canzone legata ad un incontro, ad un momento lieto, ma anche ad una delusione. Risentendo quelle note e quelle parole la nostra mente ci fa rivedere, come in una sequenza filmica, episodi vissuti, momenti particolari, che pensavamo solo nostri. Basta un verso, una frase a suggerirci un motivo che continua ad essere presente, che fa parte del nostro modo di vivere. Le canzoni sono un appuntamento e una compagnia inseparabile. È giusto ricordare quelle “sempreverdi” che hanno superato indenni la difficile prova del tempo e costituiscono un vero archivio della memoria, emotiva e culturale.

Il giorno della civetta

Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: “… ho impiegato addirittura un anno, da un’estate all’altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di ‘cavare’ voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio”.

Harry Potter e la pietra filosofale

Harry Potter è un ragazzo normale, o quantomeno è convinto di esserlo, anche se a volte provoca strani fenomeni, come farsi ricrescere i capelli inesorabilmente tagliati dai perfidi zii. Vive con loro al numero 4 di Privet Drive: una strada di periferia come tante, dove non succede mai nulla fuori dall’ordinario. Finché un giorno, poco prima del suo undicesimo compleanno, riceve una misteriosa lettera che gli rivela la sua vera natura: Harry è un mago e la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è pronta ad accoglierlo… Età di lettura: da 8 anni.

Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter è ormai celebre: durante il primo anno alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts ha sconfitto il terribile Voldemort, vendicando la morte dei suoi genitori e coprendosi di gloria. Ma una spaventosa minaccia incombe sulla scuola: un incantesimo che colpisce i compagni di Harry uno dopo l’altro, e che sembra legato a un antico mistero racchiuso nella tenebrosa Camera dei Segreti. Harry e i suoi amici sfideranno oscure magie e terribili mostri, parleranno con i gufi e viaggeranno in automobili volanti, in un percorso magico dal ritmo incalzante e dalla sequenza infinita, come da scatole cinesi. Età di lettura: da 8 anni.

 

Il gioco della mosca

Si tratta di microstorie, ciascuna delle quali è all’origine di un modo di dire, di una “frase celebre” facente parte di una vera e propria mitologia familiare e cittadina, risalente agli anni dell’infanzia dell’autore, quando Porto Empedocle si chiamava ancora Molo di Girgenti. “Non posso in coscienza affermare che le cose qui scritte appartengano esclusivamente alla mia fantasia… quasi tutte mi vennero raccontate da coloro che sono i veri autori di queste pagine, cioè i membri della mia famiglia, paterni e materni.”

Il fantasma di Canterville

Da più di tre secoli, quando le tenebre della notte sono rischiarate dai lumi delle candele, nelle antiche sale del castello di Canterville si aggira inquieto lo spettro di Sir Simon. Terrificante e diabolico, non c’è efferatezza che non abbia compiuto pur di terrorizzare gli incauti inquilini. Eppure, quando arriva il turno di una sfrontata famigliola di americani, i suoi occulti poteri vengono sconfitti a colpi di fionda e scetticismo. Il povero spettro sta per essere sopraffatto dalla stanchezza e dalla malinconia, ma la dolce Virginia ascolterà il suo lamento e cambierà per sempre il suo destino. Età di lettura: da 9 anni.

Geno e il sigillo nero di madame Crikken

Geno Hastor Venti è un timido ragazzo di 11 anni che abita in un piccolo paese dove il tempo sembra essersi fermato. Vive con lo zio, Flebo Molecola, che ha dovuto sostituire la figura dei genitori, rapiti misteriosamente quando lui era appena nato. A scuola appare sempre un po’ più lento degli altri e non ha amici, se non qualche compagno che spesso lo prende in giro. Ma una notte, il ragazzo sente strani rumori provenire dalla strada. Comincia cosi la conoscenza di Geno con Madame Crikken, un’eccentrica signora che gli farà attraversare un grande sigillo nero per portarlo in una dimensione parallela, presso un istituto di potenziamento delle facoltà mentali frequentato dai cervelli più dotati del pianeta… Età di lettura: da 11 anni.

Il figlio delle stelle – L’Onorevole Razzo

Fiabe di Wilde in EasyReading, font mirato alla dislessia, File MP3 della lettura integrale del testo scaricabile dal sito del Centro Internazionale del Libro Parlato “A. Sernagiotto” ONLUS www.libroparlato.org. Voce Narrante: Paola Brieda. “Il figlio delle stelle” è un racconto affascinante, che insegna l’amore per tutti gli esseri viventi e condanna l’egoismo e la superbia con il linguaggio fantasioso e le immagini delle fiabe. La seconda storia mette in ridicolo l’eccessiva fiducia nel proprio valore, che rende insensibili ma anche involontariamente comici: come accade a l’Onorevole Razzo, un fuoco artificiale molto pomposo. Favole etiche, commoventi ma anche divertenti, raffinate e spiritose, dalle quali emerge la condanna dell’ipocrisia, dell’arroganza e della convenzionalità. “Il figlio delle stelle” (The Star Child) è tratto da “La casa dei melograni” (A House of Pomegranates, 1891). “L’Onorevole Razzo” (The Remarkable Rocket) da “Il principe felice e altri racconti” (The Happy Prince and Other Tales, 1888). Età di lettura: da 7 anni.

Sulla riva del fiume

da dimenticare e un futuro ancora tutto da costruire, tra fabbrica e campagna, provincia e città, azione cattolica e partito, vecchie biciclette e automobili fiammanti. Gli scantinati sono colmi di barbera e residuati bellici, i giovani sentono arrivare i primi refoli dell’emancipazione, i musicisti fondono il jazz e il blues americani con le ballate dell’emigrazione e del lavoro. Il mondo sta cambiando per sempre ma pochi sembrano capirlo: forse solo qualcuno che lo guarda con distacco, dall’alto? A Mezzi Po aspettano, per Ferragosto, la visita dell’Arcivescovo. Quando il gallo del parroco fugge sul tetto della chiesa, a fianco del crocefisso, si sfiora il dramma. L’uomo del destino è Aldo, riservato e affascinante campione di bocce. Solo lui potrebbe farcela, se non stesse partendo per l’America per sfuggire, più che alla povertà, al passato…

Giòn Uèin e Barolo del 64

La grottesca avventura di un gruppo di amici sullo sfondo del Sessantotto, il movimento culturale che più ha segnato l’evolversi recente della nostra società. Un lavandaio piemontese, un medico e un operaio pugliese immigrato al nord e affetto da una bizzarra forma di mutismo, sono costretti a raggiungere il Ponte del Diavolo per gettare le ceneri del loro amico più caro, passato a miglior vita durante una manifestazione. Al loro inseguimento, un incarognito gruppo di neofascisti, quattro maldestri vigili urbani e Barolodelsessantaquattro, il cagnolino più tenace, simpatico e sincero del mondo. Il Ponte del Diavolo non è soltanto una meta. È il destino. È un luogo denso di misteri e timori. È l’emblema della rivincita dell’umile sul prepotente, proprio come il Sessantotto. Nel viaggio, i fuggiaschi incontreranno l’amicizia di una dolce e bellissima veterinaria e di un prete operaio diffidato dalla sua stessa Chiesa, perderanno più volte la strada e rischieranno la cattura, ma ritroveranno se stessi e libereranno, nei loro cuori, lo spirito della rivoluzione giovanile. E mentre i protagonisti vagano per il Piemonte, il Sessantotto rischia di spegnersi a causa di una straordinaria, lunghissima e leggendaria partita di pallone.

Il fattaccio di Verrua Savoia e il quadro di Pellizza

L’autore smitizza un’icona del XX secolo, ricostruendo, o costruendo, un mistero legato a “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo. Davvero il celebre pittore aveva voluto raffigurare in quest’opera “il cammino dei lavoratori”? Cento anni più tardi, uno scalcagnato gruppo di amanti della pittura trova la soluzione. Narrativamente Ugo Vittone ricrea un’epoca di contrasti sociali, un processo, che è anche una questione di classe, con schietta cultura e scioltezza di penna. E con lo stile che gli è congeniale, puro divertimento appena venato di satira, mischia italiano, latino, piemontese e occitano, interpretandoli con ironia.

Tridente Alberto: “10 favole per Omer”

Sono le favole che ogni mattino, immancabilmente, dovevo, lì per lì, inventare accompagnando mio figlio Omer alla scuola materna e poi alle elementari, e a lui sono dedicate. Si tratta quasi sempre di storie di animali in qualche modo umanizzati che per questo, come tutti sanno, piacciono ai bimbi. Amicizia-inimicizia è il rapporto costante umani-animali delle favole. Caccia, persecuzione, salvezza è, quasi sempre, il dramma dalle conclusioni positive che vivono gli attori delle favole. Due mondi in costante duello ma inseparabili. Credo sia questa la chiave fondamentale di queste corse fantastiche che incantano i bambini e che affascinavano Omer… Età di lettura: da 5 anni.

La Repubblica con Masaniello re. La rivoluzione in terra d’Otranto

Frat’Eutichio, ultimo monaco ortodosso di San Basilio, racconta al piccolo Rafiluccio le vicende che pochi anni prima hanno sconvolto un paese del tarantino, Pulsano, 600 anime appena in quel 1647: contadini e pescatori analfabeti, che alla notizia della rivoluzione napoletana di Masaniello si ribellano alla tirannia del loro feudatario. Mentre Raffaele, giovane mercante e capo dei rivoltosi, alla cacciata del viceré di Spagna propugna un re napoletano, la comunità invoca una paradossale “repubblica con Masaniello re”. Dopo il fallimento della rivoluzione, Raffaele scompare… Storico e corale, per la partecipazione alla vicenda di un intero paese, il romanzo fa rivivere episodi e personaggi, le espressioni colorite del parlato e quelle della liturgia, il tutto registrato in documenti d’archivio. Postfazione di Alberto Altamura.

Quisquilie di perla

Il titolo rimanda subito alle quisquilie di Totò, alle sue ‘pinzillacchere e bazzecole’, insomma alle cose da nulla, che chiamate ‘quisquiglie’, con intenzionale sgrammaticatura, appaiono ancora più cose da nulla. Fuori strada: qui si parla di realtà importanti, come la vita, che si tenta di mettere a nudo graffiandone la crosta e liberandola da ogni nebbia. Anche Totò, in fondo, parlava di cose serie, stravolgendo il senso comune del linguaggio per farsi beffe del potere e di tutti i suoi travestimenti. Nel libro di Pietro Tartamella le quisquiglie sono di pèrla, schegge preziose in cui ogni parola, pesata, lucidata e tagliata come un piccolo diamante, viene incastonata in aforismi e pensieri, che disertano ogni facile convenzione sociale e stereotipo, sprizzando barbagli di luce e senso, riflessigli appunto. (Dalla prefazione di Nico Orengo e Fabia Binci)

La frontiera scomparsa

Condannato all’esilio, Luis Sepúlveda abbandona giovanissimo il Cile per intraprendere un lungo viaggio attraverso gli immensi spazi dell’America Latina, a bordo di ogni tipo di veicolo o mezzo di trasporto. Dal Rio de la Plata agli altipiani della Bolivia, dalle ventose pianure del Chaco al caldo soffocante della foresta equatoriale, per varcare, infine, l’Atlantico e approdare alle colline dell’Andalusia. Un viaggio fitto di avventure e incontri, il racconto di una formazione con lo zaino in spalla.

Una storia semplice

Una storia semplice è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai – ed è un vero tour de force – l’autore si trova costretto a nominare sia l’una sia l’altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l’opportunità di riflettere. Davanti alla proliferazione dei fatti, non solo noi lettori ma anche l’unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, un brigadiere, siamo chiamati a far agire nel tempo minimo i nostri riflessi – un tempo che può ridursi, come in una memorabile scena del romanzo, a una frazione di secondo. È forse questo l’estremo azzardo concesso a chi vuole “ancora una volta scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”.

Scalia Gianpietro: “Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna”

Il romanzo affronta la malattia di una bambina di otto anni con toni tenui, incruenti, che ne fanno una favola moderna, un libro che si può leggere con i figli per affrontare argomenti immensi. Con il nuovo font ad alta leggibilità EasyReading (brevettato dalla Edizioni Angolo Manzoni e mirato alla dislessia). In un universo a dimensione di una stanza con vista sulla luna, una Bambina si confronta con la vita: i medici, il padre, due innamorati rivali, il burattinaio Erik, la bellissima infermiera Sasha, la Gatta Anemica come compagna di avventura… “Alla fine della storia Erik si è rimesso in piedi e si è esibito in un profondo inchino. Io gli ho fatto un lungo applauso e gli ho detto che anche se la sua storia m’aveva fatto ridere tantissimo, mi era sembrata ugualmente una storia triste. – Tutte le storie sono tristi. Anche quando fanno ridere, – mi ha risposto Erik mentre mi veniva vicino. Si è sfilato la marionetta del gatto dalla mano e l’ha adagiata sul mio cuscino.

Trenta racconti da “Navi in bottiglia”

Torna a grandi caratteri “Navi in bottiglia”, il libro d’esordio di Gabriele Romagnoli, con una scelta di trenta racconti “in pillole”. Li completano le epigrafi scritte per lo spettacolo di Assemblea Teatro “Una Corrente di Ali”, ispirato alla “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters e all’album di Fabrizio De André “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”. Trenta racconti, una pagina, un finale imprevedibile. Ha scritto Giampaolo Rugarli: “Racconti in pillole per uomini bonsai: dove altri scriverebbero un romanzo breve, Romagnoli costringe i materiali di narrazione nello spazio di trenta righe, poco più o poco meno… con sorprendente ricchezza e ancor più sorprendente compiutezza…. almeno per un terzo, i suoi racconti sono capolavori in pillole”.

Opera orfana

La prima opera tradotta in Italia della scrittrice portoghese Amarela Queluz esce ad alta leggibilità in EasyReading, nella collana La Grande Onda, con la Prefazione di Irene Mattioli e la Postfazione di Piero Burzio. Éros e thánatos, Amore e Morte, ingredienti esplosivi e fecondi della letteratura, compagni di un impossibile gioco. Opera orfana si avvicina alle regioni ambigue in cui per un momento sembra che i due eterni rivali riescano a incontrarsi e a fondersi. Per esempio, su un treno. E inizia il viaggio di Lea, protagonista del romanzo e professoressa di letteratura, insieme al suo amante: lo Sconosciuto. Ma qual è la meta del viaggio? L’unica certezza della protagonista, ‘voglio l’opera, non l’autore’, non è solo il Leit Motiv esistenziale, ma è anche la linea guida del romanzo. Senza autore Opera orfana si dichiara con una mancanza. Lea scompare e il lettore ha la possibilità di conoscere ciò che accade nelle stanze riservate della casa editrice che ha ricevuto il manoscritto: pubblicarlo? Non pubblicarlo? La risposta è nelle mani del lettore.” (dalla Prefazione di Irene Mattioli)

Valerio Valeri e il caso Stern Pennisi

Valerio Valeri, stimato giornalista e scrittore, in seguito a un grave episodio perde l’entusiasmo per il suo lavoro. Ma il caso in cui è tragicamente coinvolto Davide Stern, nipote del partigiano ebreo Hugo Stern, di cui Valeri aveva raccolto la testimonianza per la tesi di Laurea sulla Resistenza, risveglia il suo senso del dovere. Questo dovere lo spinge a ritrovare la passione per il suo lavoro, per la verità e per la vita. Tra analisi poliziesche e fragilità psicologiche, la vicenda, ambientata a Cuneo e dintorni, prende ritmo. E se la vita è tutta un caso, il caso a volte ci rimette sulla giusta strada.

Una carezza da lontano

La guerra combattuta, consapevolmente, su fronti opposti ha separato due amici. Un sentimento malinteso separa due ragazzi. La forza della verità alla fine li riunisce, idealmente, realmente. Perché nulla è peggio dell’ignorare. Fra Torino, il Piemonte e Roma, una narrazione a quattro voci: Luisa, Marco, Maria, Vittorio. Uno sguardo, a volte lieve, gettato sulla Storia e una ferita che non si rimargina da oltre mezzo secolo. Storie di amore e di amicizia, guerra e Resistenza, parole non dette e scelte dolorose.

Pescetto Giacomo: “Cerchi Concentrici”

Alla varcata soglia dei quarant’anni il protagonista ripercorre la sua vita affollata e solitaria, e si accorge che, pur avendo a lungo navigato, non è mai uscito in mare aperto. Giacomo getta sassi nel suo stagno risvegliando cerchi concentrici. Perché finché c’è acqua c’è vita. Ma il prezzo della libertà sale, quando si paga per i propri errori, e cresce insieme alla consapevolezza del suo valore. Almeno così vorremmo credere nel nostro elogio del disimpegno, mistica di (in)sostenibile leggerezza. “In un universo di amori desiderati, sbagliati, teneri, impetuosi, sovrapponibili o sovrapposti (concentrici), Torino è lo sfondo ideale. Città delle grandi promesse, delle altrettanto concentriche delusioni, adolescente mai cresciuta, per generazioni che non riescono a farci i conti”. (Piero Burzio)

 

L’anno che uccisero Rosetta

Anni ’60. Inverno. In un piccolo paese nelle Alpi piemontesi giunge un commissario di polizia con l’incarico di indagare sulla morte di una ragazza del luogo, Rosetta, avvenuta nel 1944. L’indagine deve svolgersi in gran segreto e il commissario ha come unico referente l’anziano sindaco del paese: per motivi a lui oscuri, nessun altro deve essere informato dell’inchiesta in corso. Al protagonista non rimane che ascoltare le disordinate chiacchiere del sindaco e, attraverso esse, cercare di ricostruire i fatti così come essi si svolsero oltre vent’anni prima. Ma quella del sindaco non è certo una cronaca fedele, e l’omicidio ha radici molto più antiche, radici che affondano nella storia del paese e della Savoia.

La grammatica dei mammiferi

La “Grammatica dei mammiferi” si presenta come un insieme di frasi, senza personaggi, che mettono in gioco le problematiche della rappresentazione (di sé, di uno spettacolo, dei rapporti umani e sociali, della vita psichica, pulsionale…). Una moltitudine di frammenti di storie, alle volte da completare, si intrecciano, partendo dal corpo umano per aprirsi al corpo sociale. Per l’attore, questi molteplici frammenti sono altrettanti inviti al gioco scenico e soprattutto alla performance. Il pubblico, quanto a lui, è invitato a confrontarsi direttamente alla qualità della sua presenza e al suo “statuto di pubblico”. Chi è guardato, cosa si viene a guardare, chi partecipa? Nello svolgersi della trama, appare un uomo, che non appartiene ad alcun frammento di queste storie, ma che si trova coinvolto in un “dispositivo” che lo obbliga alla dimostrazione ininterrotta delle sue competenze, alla libera circolazione delle sue pulsioni. Si delinea così, forse, la figura dell’uomo contemporaneo.

L’autunno della signora Waal

Liguria di confine, oggi. Un piccolo paese di voci femminili che parlano di problemi quotidiani, casa, mariti, figli, datori di lavoro. Perno del romanzo è la signora Waal, una anziana olandese arrivata in paese col marito alla fine degli anni Sessanta. Morto il marito, la signora entra in stretto rapporto con le donne del paese che vogliono trattenerla quando decide di tornare in Olanda. Per lei l’Olanda era una terra difficile da quando si era sparsa la voce calunniosa di una collaborazione coi nazisti del marito. Ma questo tormento non era finito nemmeno in Liguria, anzi alla vigilia del ritorno della signora Waal aveva ripreso forza. Improvvisamente, cominciano ad accadere fatti strani: uomini misteriosi si aggirano nel suo giardino, bussano alla porta. Compratori? Ladri? Vecchi amici del marito? Dal passato riaffiorano ricordi e voci misteriose che si incrociano a nascondere piccoli e grandi tradimenti.

L’Allodola e il cinghiale

Un padre e un figlio, separati dallo stesso dolore, entrano nel bosco alla vigilia di Natale. L’uomo vuole abbattere il cinghiale che gli sta distruggendo i campi. Il ragazzo intuisce, in quel grande buio, che la preda è qualcosa d’altro, e difficilmente potrà essere abbattuta da un colpo di fucile. Nella notte d’attesa solo gesti minuti, brevi parole, lunghi silenzi potranno, forse, sconfiggere la rabbia, il rancore, l’opacità del sentimento.

Molfino Mario: “Acotos Minimos”

Leggere le poesie di Mario Molfino, poeta argentino di origine piemontese e vincitore, nel suo Paese, di numerosi premi letterari, è perdersi in un oceano di dolcezza e angoscia, di solitudine e sensualità. La parola poetica di Actos Mínimos è sintesi di concetto, suono e spazio. La raccolta, pubblicata a Buenos Aires nel 2004 e molto apprezzata dalla critica, vede in questo e-book il testo originale spagnolo rispecchiarsi nella traduzione limpida e attenta dell’ispanista Sonia Piloto Di Castri, per regalare al lettore momenti di emozione autentica.

Straniera nella mia terra

Romania, anni Ottanta. In un mondo ostile e immerso nei pregiudizi, un’adolescente che vuole essere l’artefice del proprio destino ma si ritrova straniera nella sua terra. Presagi, tragedie e miracoli: la protagonista affronta la vita tra disperazione e coraggio, fra la violenza del regime e quella degli uomini, realizzando con tenacia le sue più profonde aspirazioni. Un’opera con tutti gli elementi autobiografici di una generazione. Il secondo romanzo d’una scrittrice con due anime, rumena e italiana.

Ubaldo, il galletto che amava la musica di Ravel. Vita e opinioni di un polpo chiamato Arturo

Il galletto e il polpo sono i buffi protagonisti di due racconti spiritosi, per un bestiario bizzarro che Laura Mancinelli si diverte a creare. Nel primo l’ironia e l’amore per la musica costruiscono la storia spassosa e surreale di un musicista che acquista alla fiera di Cantarana un galletto. O una gallina? Vita e opinioni di un polpo chiamato Arturo capovolge la visione umana del mondo terracqueo attraverso le riflessioni di un cefalopode che ha trascorso la sua infanzia nell’acquario di un ristorante. Al tempo stesso, rappresenta anche una piccola enciclopedia sulla vita nel mare, in cui il problema è mangiare o essere mangiati… Età di lettura: da 8 anni.

 

Una bambina e basta

Questo è la storia di una bambina ebrea e del suo rapporto con la madre. La piccola viene nascosta in un convento cattolico alle porte di Roma per sfuggire alla deportazione. È attratta dal dio “buono dei cristiani e non da quello sempre arrabbiato degli ebrei”, dalla sicurezza di quel mondo cattolico non minacciato, da una lieve vertigine mistica ambiguamente incoraggiata da qualche monaca, dalla speranza d’interpretare la Madonna alla recita di Natale. Ma quando è a un passo dall’abbracciare la nuova fede, interviene la madre, “tigre, leonessa, che ha poco tempo per libri e sinagoghe perché deve difendere le figlie”, la loro vita ma anche la loro identità minacciata. Solo a guerra terminata potrà dire alla figlia: tu non sei una bambina ebrea, sei una bambina e basta.

La bella e la bestia

C’era una volta un ricco mercante che aveva tre figlie. La più giovane, per la sua grazia, era chiamata Bella… Sta al piccolo lettore scoprire come prosegue questo racconto ed entrare in un mondo dove le bestie si esprimono come esseri umani, dove i palazzi si aprono per incanto e dove i sogni, a volte, diventano realtà… Età di lettura: da 7 anni.

Chesterton Keith Gilbert: “Dodici racconti di padre Brown”

Un piccolo prete miope, schivo al limite dell’ottusità, con un vecchio ombrello che gli cade di mano di continuo: ecco la figuretta che si affaccia con discrezione sulla scena del delitto in tanti racconti di Chesterton. Ma dietro l’aspetto anonimo si nasconde una delle menti più acute che abbia mai attraversato la letteratura poliziesca: quella di Padre Brown, sacerdote cattolico che per anni, nel segreto del confessionale, ha ascoltato con pazienza gli errori e gli orrori dei criminali più incalliti del suo tempo. E chi conosce i peccati degli uomini sa districarsi anche tra i mali del mondo. Bonario e arguto, l’improbabile detective di Chesterton è dotato di un intuito infallibile che lo porta a decifrare misteri in apparenza inspiegabili. Questo volume ne raccoglie i casi più celebri e più amati dai lettori di ieri e di oggi.

Vivere stanca

Theo non c’era più, accanto a lei. Ma nel letto il suo posto era ancora caldo. Così svaniscono i marinai e, assieme a loro, i sogni d’amore. Ancora una volta la speranza si ferma in fondo alla banchina del porto. Una volta di troppo per Marion… Vivere stanca. Gianni già lo sa. Ex militante della lotta armata in Italia, rifugiato a Marsiglia, viene un giorno aggredito da due skinhead con un cane lupo. Non può reagire, ormai ha una famiglia, ha ripudiato il terrorismo. Deve subire l’umiliazione, la violenza… È vita questa? Lo stesso vale per Osman, vittima del razzismo quotidiano. Per Gerard, portuale rimasto senza lavoro che vede le sue illusioni affondare nelle acque nere del porto. E per Aurore e per Giovanni, eroi loro malgrado di questi fatti di cronaca che sanno di tragedia. In questi brevi racconti Jean-Claude Izzo ha condensato il suo mondo: Marsiglia con il porto, la città rifugio degli esiliati, la crudeltà della vita, l’incapacità degli uomini di amare e di capire, la violenza e il razzismo. Il testamento amaro e straziante di un grande scrittore.

L’AlfaZeta dei tuoi sogni

Luca, già sette anni, chiede al padre di inventargli delle storie per farlo addormentare. Il solerte genitore si entusiasma e gli costruisce ventun favole per bambini (ma anche per adulti) dentro ci infila letteralmente di tutto: la fine dell’Universo, il colpo del secolo, bolle temporali nella storia dell’umanità, alunni fustigatori di insegnanti-padroni, grandi prestigiatori, vecchietti arrivati al capolinea, la pornografia del futuro, strani reperti archeologici, circhi di eccezionali fenomeni umani, l’undicesimo comandamento, le frontiere della clonazione, farfalle assassine. Ventun piccoli racconti che iniziano con una lettera dell’alfabeto, alla penombra della logica (là dove nessun adulto sano di mente è mai giunto prima).

I sogni non pagano il biglietto

Il viaggio ripetitivo e obbligato è il tempo in cui si fanno e si disfano i percorsi della memoria. Come uno specchio convesso il ricordo amplifica e deforma, attirando in uno spazio illusivo la realtà che sta fuori del finestrino. Da piccoli dettagli, l’autore rivive suggestioni e ricrea un mondo sognato. Su tutto aleggia una strana inquietudine: l’impermanenza tanto della disperazione quanto della felicità. “Devo ringraziare i treni che mi hanno protetto, almeno qualche ora al giorno, dall’incalzare della vita. In viaggio sono costretto ad aspettare. Ho una scusa per partecipare poco alla bagarre umana. Questo per me è piacevole perché posso fantasticare e costruirmi storie dove il ricordo e il desiderio divengono intimi. La linea di ferro che arma la costa ligure a levante è stata la scuola dove ho imparato a nascondermi nella memoria. Ogni tanto una sosta in stazioni amichevoli, proponendomi qualche frammento di aggressiva bellezza marina, mi ha consentito di mescolare presente e passato. Il futuro, per fortuna, mi è ancora ignoto”.

Di tutti i colori: “magicamente…a scuola”, “I maghi”, “La storia di Arcimboldo”

Il tema del colore, della magia e della pittura unisce tre fiabe di Carla Gariglio. Illustrato, CD mp3 allegato (voci narranti Franco Collimato e Simona Massera), nuovo carattere EasyReading mirato alla dislessia. I cicli di racconti sui colori sono nati a contatto con i piccoli, alunni o lettori coinvolti in biblioteca nel progetto “Nati per leggere”. Si concludono con l’invito a giocare con matite, pastelli cera e acquarelli, come una formula magica: «Dei colori non si parla, con i colori si agisce!». Il terzo è un racconto in stile fiabesco, originale rilettura delle opere di un celebre pittore, a cui viene conferita, attraverso l’arte di dipingere verdure, pesci e frutti, la qualità di guaritore. Età di lettura: da 6 anni

Torino, lungodora Napoli

A Torino dicono che se una si mette con un delinquente, poi non può lamentarsi se le capita qualcosa di male… A Torino dicono che finché i banditi si ammazzano tra di loro, a ogni morto ce n’è uno di meno… A Torino dicono che se le bande di delinquenti devono proprio farsi la guerra, almeno vadano a farsela a casa loro… A Torino dicono che qui ormai è come essere a Chicago… Un giallo ambientato a Torino, nella malavita degli anni Novanta, tra clan rivali, donne gelose, poliziotti stanchi ma tenaci.

Hansel e Gretel

Fiabe classiche, scelte fra le più divertenti, magiche e suggestive della raccolta dei Grimm. Fiabe spesso ambientate in fitte foreste, popolate da streghe e animali incantati, in cui accadono fatti straordinari, come racconta la tradizione popolare e come avviene nei miti antichi. La fiaba di Hänsel e Gretel ha certamente origine nel Medioevo, epoca in cui la scarsità di cibo in Europa era ricorrente. Hänsel e Gretel si riscattano, portando grandi ricchezze al genitore che voleva abbandonarli, perché non li poteva sfamare. La “casa di marzapane” è l’opposto della casa povera dei bambini, ma si rivela una trappola… Nulla si ottiene con facilità, nelle fiabe come nella vita. Età di lettura: da 6 anni.

Un viaggio lungo 35 anni 11 mesi e 29 giorni

Il viaggio-odissea di chi, in questo stivale, periodicamente torna al paese. Viaggio-calvario, metafora di ricerca delle proprie origini. Viaggio-percorso mentale di confronto con altri mondi. Viaggio-circolo vizioso, che inizia dove finisce. Stato ostile, che fa di tutto per cancellare le tue origini, treno ostile, che invece di riportarti a casa ti rammenta che la tua casa è ormai il mondo, con le sue bellezze e le sue brutture. Viaggio con il proprio privato, l’iniziazione con una ragazza anche lei immigrata, viaggio pubblico, con le rivolte dei viaggiatori e il rifiuto del masochismo meridionale. Viaggio-ritorno senza ritorno, perché nessun legame ti lega più alla terra e l’unico richiamo della tua provenienza culturale e sociale è ormai solo nella tua testa.

Tempo favorevole

Dina è assunta come assistente familiare da Ilde Bianchi, custode del castello dei nobili della Cellata, in cima alla collina di Roccarossa. In realtà la fanciulla lavora per l’agenzia investigativa “Cervo Volante” di Genova, che ha ricevuto un incarico da un misterioso cliente. Dina rimane in contatto e-mail con il collega (nonché amico e tutore) Barbìs Quadri, fino a quando tronca ogni comunicazione e scompare. La vicenda assume i contorni di un incubo o di una allucinazione fuori del tempo… Dina è ‘la prescelta’, l’unica che può tentare di sciogliere il Nodo e aiutare Petunia, la figlia adolescente di Ilde. Grazie alla sua ostinazione, all.intervento di Barbìs e alle intuizioni della ‘maga’ Viviana, risolve infine un mistero rimasto insoluto per cento anni, ma scopre anche un più concreto segreto che riguarda la sua vita.

Strategia di dominio

Un gruppetto di amici e conoscenti in villeggiatura a Bersezio, in Valle Stura, diviene, in circostanze molto strane, aiuto volontario e ben accetto ai carabinieri del luogo: sembra che si tratti di un “finto” caso e all’inizio così lo considera il maresciallo Vero. Ma poi, lentamente, si dipana una collana di fatti cruenti che cambia completamente lo scenario e assume una colorazione decisamente maligna…

Emira Galletto Anna Maria: “Donna Lucrezia. Sposa di Guido Aldobrandino, generale dalla doppia casacca”

Novembre 1929. Il Priore dell’Abbazia di Pomposa ritrova un diario di carta pergamena, con due iniziali che riportano a Lucrezia Trivulzio… È lo spunto per una ricostruzione liberamente romanzata della vita della devota Principessa, nata a Milano nel 1582, vissuta a Torino e a Casale Monferrato. Sposa di Guido San Giorgio di Biandrate detto l’Aldobrandino, patrizio monferrino e generale coi colori del Gonzaga e con quelli del Duca di Savoia. Dai sogni di fanciulla alle nozze, dalle aspettative deluse alla scoperta della libertà del pensiero, fino alla morte di peste nelle lagune ferraresi del delta del Po, accanto all’unico uomo forse mai amato: una visione umana e alta della donna, aperta, per quei tempi splendidi ma pervasi di fanatismo e di ignoranza.

Mira al cuore

Dai racconti della madre staffetta partigiana, Laura Doglione, anche per dare una risposta al revisionismo storico della Resistenza, trae la memoria e gli spunti umani, militari, civili per un romanzo di giovani scaraventati nel mezzo di una guerra, eppure con tanta voglia di vivere.

 

Matisse e le tele di Penelope

Due delitti sconvolgono il mondo dell.arte torinese. Il capitano dei Carabinieri Alessandro Gori indaga nell.ambiente del collezionismo, destreggiandosi fra agguerriti avvocati, benestanti signore, giovani commessi, scaltri banchieri, contesse sabaude. Sullo sfondo, il Circolo dei Lettori. Entreranno nella squadra investigativa Anastasia, zia del capitano nonché portinaia del condominio di via Bogino dove avviene il primo delitto, e un gattone dal pelo fulvo, lasciato in consegna dal suo padrone per consentirsi l.anno sabbatico. E sarà proprio il simpatico Matisse a svelare identità di assassini e sentimenti nascosti. Tra una primaverile Torino, un.assolata Grecia e una sorprendente Olanda.

 

Il volo dell’angelo

“Chi è l’appassionato di gatti, e di uno in particolare, che apparentemente vuole trascinare in ogni nuova avventura? Chi ama saltare qua e là per il mondo al cui centro c’è, però, sempre un condominio della torinese via Bogino? Chi sogna avventure lontane seduto davanti a un computer, novello Salgari nel suo studio di corso Casale? Al capitano Gori il compito di svolgere l’inchiesta poliziesca e di svelare l’autore dell’azione criminale, al lettore il compito di trovare chi tiene in mano or questo o quel filo della matassa che le autrici hanno volutamente aggrovigliato.” (dalla prefazione di Guido Vanetti).

I duellanti

«Ho cercato di infondergli un po’ dello spirito dell’epoca. Fra i miei antenati, ho avuto due ufficiali di Napoleone: un mio prozio materno e il nonno paterno. Si tratta dunque quasi di un affare di famiglia»: così scriveva Joseph Conrad ad un amico a proposito di questo lungo racconto, raccolto insieme ad altri cinque nel 1908 sotto il titolo di A Set of Six (Un gruppo di sei); ‘un racconto militare’ – come recita il sottotitolo – che prese spunto da una serie di conversazioni che lo scrittore ebbe a Montpellier con un ufficiale di artiglieria. Se, come è stato osservato, si tratta del racconto forse meno conradiano fra quelli del grande scrittore, è pure vero che anche in quest’opera la grande arte di Conrad si svela in tutta la sua potenza, e proprio nel reiterarsi quasi imponderabile del conflitto che mette di fronte i due protagonisti della vicenda, l’aristocratico D’Hubert e l’impetuoso Feraud, nell’ambito del ben più vasto conflitto delle guerre napoleoniche. Si è giustamente sottolineato come il senso dell’onore sia al centro della vicenda; e tuttavia c’è un aspetto non meno importante, e forse preponderante, da richiamare, e cioè l’assoluta inconsistenza dei fatti da cui tutto trae origine, ma che non vale a scongiurare l’ineluttabilità della sorte che i due contendenti si trovano ad affrontare. Ed è forse questo l’aspetto più conradiano dell’intera narrazione.

Terra del fuoco

Avventurieri disperati, cercatori d’oro, rivoluzionari in fuga, marinai sfortunati e capitani coraggiosi: sono questi i personaggi che popolano i nove racconti riuniti in questa raccolta. Figure indimenticabili che gravitano tutte attorno al protagonista indiscusso delle storie: la natura. Quella natura d’inquietante e desolata bellezza che domina il paesaggio aspro e selvaggio della Terra del Fuoco e che assurge a simbolo ideale e totale della elementare e incessante drammaticità delle passioni umane.

Le irregolari: Buenos Aires Horror Tour

Un romanzo basato su fatti e personaggi assolutamente veri che racconta in modo completo la storia della guerra sporca della dittatura argentina: la metodologia della “desaparicion”, i campi di concentramento clandestini, i bambini trattati come bottino di guerra, la persecuzione degli ebrei argentini, un incubo nell’incubo, la verità sul ruolo della chiesa cattolica, le connessioni e le coperture internazionali. E racconta anche la battaglia delle nonne e delle madri di Plaza de Mayo: una storia al femminile, fatta di amore, dolore e coraggio.

Un filo di fumo

Nel 1980 – racconta Andrea Camilleri – Livio Garzanti volle pubblicare questo mio romanzo risolvendo le perplessità di alcuni suoi eminenti collaboratori. Mi domandò però, quasi a guardarsi le spalle, un glossario. Comprendendo le sue taciute ragioni, principiai a compilarlo di malavoglia: poi, a poco a poco ci pigliai gusto e me la scialai. Il romanzo viene ora ristampato a distanza di diciassette anni e il glossario, nel frattempo, è diventato superfluo. Se ora lo ripubblichiamo è perché la cosa sottilmente ci diverte. Lo spunto di ‘Un filo di fumo’ me lo diede un volantino anonimo, trovato tra le carte di mio nonno, che metteva in guardia contro i maneggi di un commerciante di zolfo disonesto. Per il resto, nomi e situazioni sono da addebitare alla mia fantasia. Allora, quando uscì, il romanzo piacque a mia madre: lo dedico alla sua memoria.

Faremo l’America

Enrico Calamai è stato definito lo “Schindler argentino” oppure “l’eroe discreto di Buenos Aires”. Il suo esordio narrativo è un j’accuse del regime militare argentino, ma prima ancora una denuncia dell’impari lotta tra le infinite pratiche dell’apparato burocratico e le singole esistenze. Scritto a Buenos Aires all’epoca del golpe di Videla, riflette il disagio di chi si trova asservito a una operatività scissa dall’etica, oltre che dall’estetica. Il console è inspiegabilmente sparito. Si decide di forzare la cassaforte del suo ufficio. Qui viene ritrovato un voluminoso fascicolo trasmesso alla Procura della Repubblica. I colleghi riferiscono che il materiale dattiloscritto acquisito agli atti potrebbe essere il resoconto del funzionario che negli ultimi tempi e in reiterate occasioni confidò un non meglio precisato “pressante bisogno di scrivere”. “Faremo l’America” è la trascrizione del fascicolo ritrovato. Non sappiamo come si chiami il console, non ci sono date, non si sa in quale paese si svolge la vicenda, anche tutto fa pensare all’Argentina dei desaparecidos…

Burzio Piero: “Cronache dell’assedio di Videmar”

L’amore e la guerra sono il mestiere di tutti, in questo colorato Medioevo, quando il pomposo Filippo, re di Murcia, pone l’assedio alla rocca di Videmar, per ricondurre a ragione un suddito ribelle. Mentre assediati e assedianti si sfidano e si scambiano addirittura i campi, Burzio ne scrive la cronaca, precisa fin nel linguaggio. Romanzo a grandi caratteri, con prefazione di Laura Mancinelli e illustrazioni di Lella Burzio.

Il mare guasto

Al Quartiere Santo si può vivere spacciando droga, protetti da qualche parente ben piazzato nelle gerarchie di un clan. Ma si resta sempre in bilico tra una morte violenta che può arrivare in qualsiasi momento e una promozione nel clan, una gratificazione, un riconoscimento che comunque prelude a qualche prossima caduta. Non c’è orizzonte nell’universo disperato della camorra. Solo violenza, solo forza. Raffaele e Sergio, due ragazzi del Quartiere Santo di Napoli, hanno destini paralleli. Il primo, eroinomane invischiato in un rapporto distruttivo con la madre, talento sprecato, ladruncolo; il secondo, astro nascente nel suo clan, temuto e rispettato per la sua lucidità e spietatezza. L’autore racconta queste vite dall’interno, strappando i personaggi all’anonimato delle conte giornaliere dei morti in Tv e dando loro uno spessore tragico.

 

Maricela

La vicenda prende spunto dai drammatici fatti di cronaca nera italiana che coinvolgono gang giovanili latinoamericane. Le indagini dell’ispettore Lorenzo Sacco partono dal borgo San Salvario, luogo in cui da un secolo s’infrangono i sogni di tutti gli immigrati giunti a Torino, e proseguano per arrivare ai ghetti di Los Angeles, ai barrios del Centro America, dove regna la Mara Salvatrucha, frutto violento del liberismo economico e della globalizzazione dell’ingiustizia…. Una discesa agli inferi delle megalopoli, pattumiere popolate da disperati disposti a tutto, dove gli orfani di tutte le guerre, ragazzini intossicati dalla propria violenza, non hanno altra storia se non quella che portano tatuata sul corpo.
Sebbene sia stato progettato specificamente per le immersioni subacquee, gli individui di tutti i diversi stili di vita hanno acquistato il Submariner per il suo design robusto, il display altamente leggibile, la resistenza all’acqua superiore e il bell’aspetto classico. Nel corso del prossimo mezzo secolo, il riconoscimento e la popolarità del Submariner sarebbero cresciuti, rendendolo uno dei più iconici e ricercati rolex replica del mondo.

Romanzo familiare

La vita di molte famiglie risulta illuminata di una luce che ne svela i reali rapporti umani, i nodi di sentimenti, le aspettative reciproche, i reciproci condizionamenti, e talora le violenze. Tutto avviene all’interno di una famiglia benestante, governata da un padre padrone sessualmente molto attivo. La moglie, mortificata da un tale marito, è dedita all’alcol. I due figli sono figure larvali. C’è poi una figlia, genere “umiliate e offese”. Infine, una nipote, fatua e corrotta. L’autrice mette in moto la macchina narrativa, tutti i personaggi corrono verso il loro destino di degrado e di morte.

Il settimo sigillo

Al ritorno dalla Crociata in Terra Santa, amaro e disilluso, con il cuore vuoto e tormentato dalle stesse domande con cui era partito, il Cavaliere Antonius Block incontra la Morte. Non ha paura di morire, ma chiede una dilazione, sfida la Morte a scacchi in una partita che sa di perdere, ma che gli lascerà forse ancora un’occasione per capire, per trovare risposte, per compiere almeno un’unica azione che dia un senso alla sua vita. Come in quel “silenzio di circa mezz’ora” che avvolge il cielo dell’Apocalisse all’apertura del “settimo sigillo”, il tempo di questa sorta di “Leggenda di Ognuno” è la sospensione, l’attesa di una rivelazione. I vari personaggi vanno incontro al loro destino sullo sfondo di quello scontro fra bianco e nero, luce e tenebre, bene e male, da sempre simbolo della storia umana. Soli superstiti Mia e Jof, la felice coppia di giocolieri, e il loro bambino, che incarnano quell’amore, quella semplicità delle piccole cose, quel frammento di serenità e di speranza che il Cavaliere riesce a sottrarre alla Morte.

Scalia Gianpietro: “Bigliadivetro”.

Cinque racconti a metà strada tra fantasia ed “eventi, persone, luoghi reali”.
Cinque racconti che affrontano sensazioni, memorie, emozioni, riflessioni, sentimenti.
Cinque racconti semplici come una biglia di vetro.
-Grigio argento-
Una signora ha fatto di fronte a me molte considerazioni su una diversità che non aveva mai visto; io ne ho tratto questo racconto.
-God Rest Ye Merry, Gentlemen-
Sulle note del tradizionale canto natalizio si snoda il dramma di una coppia di giovani sposi: il santo tempo di Natale riuscirà a riportare perdono e amore dove sembra siano rimasti soltanto odio e disperazione?
-Fiori d’autunno-
Una storia d’amore tra due persone mature all’interno di una bizzarra cornice narrativa.
-Artisti di strada-
Tre episodi su altrettanti artisti, simili a innumerevoli altri che tanto spesso vediamo esibirsi nelle vie e nelle piazze delle città.
-Auld Lang Syne-
Un’altra canzone tradizionale dà le parole al brindisi di un uomo e di una donna: in bilico tra la fine di un anno e l’inizio del nuovo essi ricordano i “giorni ormai trascorsi” per capire Cinque racconti a metà strada tra fantasia ed “eventi, persone, luoghi reali”.
Cinque racconti che affrontano sensazioni, memorie, emozioni, riflessioni, sentimenti.
Tuttavia, come il primo Submariner, questo è appropriato, dal momento che il riferimento 6204 segna il punto in cui gli orologi sportivi repliche rolex sono stati adattati per la vita sott’acqua, e la leggendaria linea Submariner è nata. Come il primo Submariner di sempre, il riferimento 6204 occupa un posto molto speciale nella storia dell replica orologi; tuttavia, possiede anche una serie di tratti che lo rendono particolarmente interessante per i collezionisti d’epoca.
La mancanza delle iconiche mani sportive “Mercedes” di Rolex (nei primi esempi) aiuta davvero a separarlo da altri orologi Submariner di epoca successiva, mentre le numerose varianti di quadranti che si possono trovare sul riferimento 6204 aggiungono alla diversità e all’eccitazione generale che circonda il primo esempio della classica linea di orologi da immersione Rolex.
Cinque racconti semplici come una biglia di vetro.
-Grigio argento-
Una signora ha fatto di fronte a me molte considerazioni su una diversità che non aveva mai visto; io ne ho tratto questo racconto.
-God Rest Ye Merry, Gentlemen-
Sulle note del tradizionale canto natalizio si snoda il dramma di una coppia di giovani sposi: il santo tempo di Natale riuscirà a riportare perdono e amore dove sembra siano rimasti soltanto odio e disperazione?
-Fiori d’autunno-
Una storia d’amore tra due persone mature all’interno di una bizzarra cornice narrativa.
-Artisti di strada-
Tre episodi su altrettanti artisti, simili a innumerevoli altri che tanto spesso vediamo esibirsi nelle vie e nelle piazze delle città.
-Auld Lang Syne-
Un’altra canzone tradizionale dà le parole al brindisi di un uomo e di una donna: in bilico tra la fine di un anno e l’inizio del nuovo essi ricordano i “giorni ormai trascorsi” per capire.

Lui che tradiva

“Tu che mi ascolti” fu il saluto terreno che Alberto Bevilacqua diede alla madre Lisa da poco scomparsa. Ora lo scrittore torna a quell’idelae colloquio certo di poterle confessare i segreti che non ha mai potuto svelare per non turbarla nel suo male depressivo. Protagonista di questa narrazione è un figlio non voluto dal padre, “il Mario”, affascinante ufficiale dell’aviazione durante la dittatura, donnaiolo impenitente, che solo nell’umiliazione delle ritorsioni subite dopo la guerra trova la via della propria coscienza. Ed è allora che il figlio, già costretto dall’immaturità del genitore a divenire precocemente adulto, può diventare, standogli accanto, sinceramente il padre del proprio padre.

 

Un indovino mi disse

Nel 1976 un indovino cinese avverte Tiziano Terzani, corrispondente dello “Spiegel” dall’Asia: “Attento. Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare mai”. Nel 1992 Terzani si sente stanco, dubbioso sul senso del suo lavoro. Gli torna in mente quella profezia e la vede come un’occasione per guardare il mondo con occhi nuovi. Decide di non prendere aerei per un anno, senza rinunciare al suo mestiere. Il risultato di quell’esperienza è un libro che è insieme romanzo d’avventura, autobiografia, racconto di viaggio e reportage.

 

La donna dalle rose

In preda a una profonda crisi personale e professionale, la giovane insegnante berlinese Franca Palmer decide di rifugiarsi nell’isola di Guernsey, nel canale della Manica. Qui trova alloggio presso un’antica villa a Le Variouf, dove l’anziana inglese Beatrice Shaye si prende cura di uno splendido roseto. Con lei vive Helene Feldmann, una tedesca trasferitasi sull’isola con il marito ufficiale al tempo dell’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Ben presto Franca si accorge che la sua presenza ha un effetto dirompente sul rapporto fra Beatrice e Helene, un rapporto che in realtà nasconde odi e rivalità mai sopiti risalenti agli anni della guerra.

Harris Joanne: “Chocolat”

A Lansquenet, quieto villaggio al centro della Francia, la vita scorre placida. Un po’ troppo placida: è una comunità chiusa, dove sono rimasti soprattutto anziani contadini e artigiani, dominata con rude benevolenza dal giovane curato Francis Reynaud. È martedì grasso – una tradizione pagana avversata dalla chiesa – quando nel villaggio arrivano Vianne Rocher e la sua giovane figlia Anouk. La donna è assai simpatica e originale, sexy e misteriosa, forse è remissaria di potenze superiori (o magari inferiori). Vianne rileva una vecchia pasticceria, ribattezzata “La Celeste Praline”, che ben presto diviene – agli occhi del curato – un elemento di disordine. Anche perché Vianne non frequenta la chiesa ma inizia ad aiutare a modo suo chi si trova in difficoltà: il solitario maestro in pensione Guillaume, l’adolescente ribelle Jeannot, la cleptomane Josephine, l’eccentrica Armande. Ben presto il tranquillo villaggio diventa più disordinato, ribelle e soprattutto felice. E lo scontro tra Benpensanti e Golosi, tra le delizie terrestri offerte da Vianne e quelle celesti promesse da padre Reynaud, tra Carnevale e Quaresima, diventa inevitabile.

Le figlie di Hanna

Hanna, Johanna e Anna sono rispettivamente nonna, figlia e nipote. Ma il legame che le unisce è ben più torte di quello del sangue. È un legame che si riassume in una semplice espressione che racchiude un destino: “essere donna”. Il forte e toccante ritratto di tre donne al centro di una narrazione in cui si specchiano cento anni di storia svedese.

Le pietre della luna

Tre misteriose statuette d’oro risalenti alla Roma del I secolo d. C., un enigma archeologico che gli studiosi hanno inseguito per secoli tra indizi confusi, testimonianze remote, sparizioni e ritrovamenti. Ma perché, adesso, anche i servizi segreti delle grandi potenze sono così interessati a questa vicenda? E quali sono i fili nascosti che collegano il passato delle Pietre al loro presente? Un vertiginoso slalom di avventure tra l’antica Roma e i giorni nostri, tra galeoni spagnoli e navicelle spaziali, tra agenti del Mossad e affascinanti scrittrici.

HvsH – heaven versus hell

Una giovane demonietta alle prime armi viene mandata sulla Terra come demone tentatrice di Eliam, un tredicenne molto intelligente ma emarginato. Eliam, infatti, è un ragazzino solitario che si rifugia nello studio, in cui eccelle anche grazie ad un’intelligenza fuori dal comune. Ma a renderlo diverso da tutti gli altri c’è ben altro, anche se lui ancora non lo sa: Eliam è uno Sciente. Cos’è uno Sciente? E’ un essere umano raro, in possesso di un’anima del tutto particolare e dotata di poteri sovrannaturali esclusi a chiunque altro. Proprio per questo motivo l’Inferno vuole impossessarsi della sua anima. Ma come può un demone ottenere l’anima di un umano? Non con la forza, dal momento che l’uomo è un essere libero, semplicemente spingendolo verso il male. Ma il giovane Eliam non è lasciato da solo. In suo aiuto il Paradiso manda Albain, un angelo custode molto esperto e stravagante. La vita di Eliam viene così sconvolta da avvenimenti strani, a cui non sa dare risposte, e finisce col perdere un frammento della sua preziosa anima. Per recuperare il frammento perduto Eliam deve intraprendere un viaggio pericoloso proprio agli Inferi tra demoni spaventosi e altri spassosamente improbabili. E in quest’avventura Eliam deve imparare a usare le sue strabilianti doti di Sciente.

Per allegri sentieri – Il mondo musicale del Quartetto Cetra per i bambini

Oltrepassando l’evoluzione dei gusti e il logorarsi delle mode, i Cetra sono stati gli artefici del nuovo modo di intendere la canzone, nato in Italia nel secondo dopoguerra. Il CD si propone come una sorta di documento storico pubblicato per la prima volta e contiene la registrazione integrale de “L’Opera delle Filastrocche” di Rodari incisa nel 1984 da Lucia Mannucci e Virgilio Savona in una versione speciale a due pianoforti e due voci. La produzione dei Cetra è stata ripresa dal Quartetto Torinese Quarto Eccedente che ha recentemente prodotto un CD “nella vecchia fattoria”.

Inganno senza fine

Una donna sola costretta a abbandonare identità e certezze attraverso due continenti si ritrova alle prese con una realtà inaspettata e spaventosa che proverà a stavolgere con le proprie forze.

The picture of Dorian Gray

”But beauty, real beauty, ends where an intellectual expression begins.” In versione integrale, i più grandi classici della letteratura angloamericana in lingua originale. Le opere sono accuratamente commentate e riportano la biografia dei singoli autori.

In versione integrale, uno dei più grandi classici della letteratura angloamericana in lingua originale. L’opera è commentata e riporta la biografia dell’autore.

 

Tutte le Novelle

S’era trovato all’improvviso a tu per tu con un altro se stesso, ch’egli non conosceva affatto, in un altro mondo che gli si scopriva adesso per la prima volta attorno: duro, ottuso, opaco, inerte. «Se le novelle di Pirandello troveranno ancora fortuna presso i lettori, sarà per l’esperienza di lettura incredibilmente ricca che esse procurano, per l’affollato mondo che schiudono, per il fitto ordito dei motivi che accolgono e per le innumerevoli sfumature di cui lo colorano.» È con tali parole che il curatore Lucio Lugnani presenta questa attesa edizione completa e commentata delle novelle di Pirandello. Uno studio che ripercorre e rilegge in chiave moderna la genesi, le fonti di ispirazione, il contesto culturale ed esperienziale di un corpus novellarum di una ricchezza stilistica e tematica senza pari, corredandolo di un apparato di note critiche e bibliografiche aggiornate ai più recenti studi. Da La casa del Granella a La giara, da Pensaci, Giacomino! a La tragedia d’un personaggio, da Ciàula scopre la luna a Quando s’è capito il giuoco, questo secondo volume riunisce 99 novelle che ben rappresentano la fase più matura della narrativa pirandelliana.

Tre croci

Il romanzo si svolge nel cuore di Siena, nella libreria ereditata da Giulio, Niccolò ed Enrico Gambi. I tre fratelli, che vivono di espedienti, scivolano verso la rovina economica e l’autodistruzione falsificando la firma di un amico sulle cambiali a garanzia dei debiti contratti. Ma non possono sfuggire al tragico epilogo che li travolgerà. Scritto sul finire del 1918 in pochi giorni, Tre croci uscirà nel 1920, poche settimane prima della morte dello scrittore. Nel romanzo Tozzi tocca il vertice della propria arte, fatta di profonda capacità di analisi psicologica, di potenza descrittiva e di schietto realismo. “Il capolavoro di Tozzi” (Giuseppe Antonio Borgese). “L’ultimo capitolo è il più bello del romanzo, e un capolavoro in senso assoluto” (Carlo Cassola).

Tolstoj Lev: “Anna Karenina” (vol.3)

Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. “In Anna Karenina è rappresentata – scrive Natalia Ginzburg – la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità”. Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: “Anna Karenina è un’opera d’arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa… e che pure sarebbe necessaria ai popoli d’Occidente”.

La coscienza di Zeno

Difficile dire di che malattia soffra Zeno Cosini. Possiamo cominciare dal vizio del fumo: deve liberarsene, ma quando termina quell’ultima sigaretta, ecco che la voglia ricompare, perché proprio quella ha un sapore speciale. Poi c’è la questione degli studi: non riesce a decidere tra chimica e giurisprudenza. Quindi la faccenda del padre, che in punto di morte gli rifila un bello schiaffo – e lui non si spiega assolutamente il perché. E infine l’affare del prender moglie: possibile che di tre sorelle finisca per sposare esattamente quella che gli piace di meno? Sì, qualcosa che non va in lui c’è. Ma, anche quando individua una cura, si mette a litigare con il dottore. Alla fine Zeno sarà guarito? E da cosa poi? Probabilmente lo sa solo lui.

La badessa di Castro

Il XVI secolo è stato un tempo di arte e di guerre, di briganti e d’amore: amore puro, come quello tra Elena di Campireali, ragazza di origini illustri, e Giulio Branciforte, soldato di ventura. La famiglia di Elena fa di tutto per contrastare il loro idillio, arrivando persino a tendere un agguato a Giulio, finché il giovane, per aver ucciso in battaglia il fratello di Elena, deve fuggire sotto mentite spoglie nelle Fiandre. Elena, convinta con l’inganno che l’amato non provi più nulla per lei, diventa badessa del convento di Castro e intreccia una relazione con il vescovo. I due vengono però scoperti: condannata al carcere a vita, Elena potrebbe salvarsi grazie all’intervento della madre, ma venuta a conoscenza dell’amore mai spento di Giulio e del suo ritorno preferisce darsi la morte, vittima dei sensi di colpa.

Romeo and Juliet

“Romeo e Giulietta” intreccia numerosi elementi nella vicenda dei due innamorati “nati sotto contraria stella”. Dalla “morte viva” al drammatico scontro tra due generazioni – la lotta tra le ragioni dell’odio e le ragioni dell’amore – il dramma si arricchisce di temi la cui complessità va oltre la vicenda d’amore. Tuttavia è questa a fare di “Romeo e Giulietta” l’opera forse più celebre e più amata di Shakespeare e nel contrasto tra la purezza, l’appassionata consapevolezza dell’amore e l’inesorabile concatenarsi delle circostanze funeste va cercata la grandezza del dramma, la chiave della sua autentica dimensione tragica annunciata nel Prologo grazie alla contrapposizione dei due termini amore e contraria stella.

 

Leggende napoletane

Dalla bella Parthenope e la sua fuga d’amore, che la porta a fondare la città che porterà il suo nome, alle leggende su Virgilio e le sue arti magiche, dalle storie di sfortunati amanti a quella dell’inquietante e fascinoso diavolo di Mergellina, passando per antri segreti e ricche dimore, sogni fantastici e luoghi misteriosi, quali la Cappella Sansevero, il Castel dell’Ovo o il bosco di Capodimonte. Matilde Serao racconta le più antiche leggende di Napoli con tocco poetico e innamorato.

L’infedele

Quattro racconti di amori intensi e brucianti di una delle più grandi scrittrici dell’inizio del Novecento: un tormentato triangolo amoroso che si dipana tra la passione, le debolezze umane e le regole della buona società altoborghese dell’epoca. Alla fine, non rimane che un ideale di amore desiderato, vagheggiato e non ottenuto, un amore visto come “un vano e miserabile sogno”.

Salgari Emilio: “Le Tigri di Mompracem” (anche in versione audiolibro)

Sandokan, principe spodestato dagli inglesi che gli hanno sterminato la famiglia, è la temuta Tigre della Malesia. Il suo rifugio è l’isola di Mompracem, un luogo inespugnabile dove vive circondato dai suoi fedeli tigrotti. Mosso dal desiderio di vendetta, passa di lotta in lotta, di arrembaggio in arrembaggio, finché finisce ferito sulle coste di Labuan, dove conosce Marianna. Da quel momento la Tigre della Malesia sarà disposta a rischiare tutto per fare della Perla di Labuan la Regina di Mompracem. Età di lettura: da 9 anni.

Le novelle marinaresche di Mastro Catrame

Mastro Catrame ha passato la vita a navigare per mare, non ama la terra e non ama star fermo. È un ablilissimo marinaio, che taciturno se ne sta sempre in disparte, finché una sera, mentre il suo veliero si dirige verso i mari dell’India, il Capitano lo trova ubriaco come una spugna. Tutta la ciurma non può credere a ciò che vede: Mastro Catrame, rigido osservatore della disciplina di bordo, si è preso una gran ciucca! Il Capitano mette a sedere il colpevole su un barile e sentenzia: “Ebbene io cambio la pena, condannandoti a sciogliere quella lingua, che è sempre muta, per dodici sere. Orsù papà Catrame, accendi la tua pipa e narraci dodici storie, le più belle che tu sai”. E così, una sera dopo l’altra, Mastro Catrame racconta tutte le avventure della sua vita in mare popolate da navi fantasma, sirene, naufraghi, serpenti marini, vascelli maledetti e fuochi misteriosi… Alla fine di ogni storia però il Capitano, che non crede alle leggende, ne dimostra l’inautenticità dando a ciascun fenomeno una spiegazione logica e razionale. Ma come tutta la ciurma noi lettori, ogni sera, vogliamo sentire un’altra storia di Mastro Catrame e, tra una risata e un brivido, ci facciamo trasportare dalla sua fantasia. Età di lettura: da 10 anni.

Salgari Emilio: “I pirati della Malesia” (anche in versione audiolibro)

Sandokan, la Tigre della Malesia, l’eroe salgariano per eccellenza, ritorna in questo romanzo nel ruolo di vendicatore degli oppressi, più invincibile e invulnerabile che mai. Con il fido Yanez, la Tigre della Malesia decide di muoversi per liberare il prode Tremal-Naik, bengalese che ama Ada ed è prigioniero di Lord James Brooke, il despota inglese nemico mortale dei pirati malesi.

La leggenda del Santo Bevitore

Il volume raccoglie due dei più importanti romanzi di Joseph Roth. Nella “Leggenda del santo bevitore” Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un’offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l’omonimo film di Ermanno Olmi. In “Fuga senza fine”, Franz Tunda, tenente dell’esercito austriaco, viene fatto prigioniero dai russi e riesce a salvarsi grazie all’aiuto di un mercante di pellicce siberiano, che lo nasconde in casa sua. A guerra finita, Franz, dopo molte peripezie e avventure sentimentali, ritorna finalmente in Austria, ma ormai non è più lo stesso. Metafora del disincanto e dello smarrimento che ha colpito la generazione vissuta in Europa tra le due guerre, questo breve e intenso romanzo è considerato il più autobiografico tra quelli di Roth. Introduzione di Giorgio Manacorda.

 

La cripta dei cappuccini

“La giusta e inevitabile fine dei padri è una eclissi totale: con lo sfacelo dell’impero svanisce ogni rapporto umano e nascono i totalitarismi di ogni genere denunciati da Roth.” (Claudio Magris). Nel 1938, mentre la Germania nazista annuncia l’annessione dell’Austria, Joseph Roth, esule a Parigi, termina la scrittura della “Cripta dei cappuccini”, il suo ultimo lavoro. Il tracollo definitivo della patria, al quale assiste sgomento, gli fa comporre tasselli di questo mosaico intenso e doloroso, che esplora l’inabissarsi di quel mondo danubiano in cui coesistevano l’impero absburgico e la civiltà ebraica dell’Europa orientale. Così la storia della famiglia Trotta, già narrata nella “Marcia di Radetzky”, di cui questo romanzo rappresenta il seguito, si snoda attraverso le vicende di Francesco Ferdinando, che, travolto dai propri fallimenti, guarda alla vecchia monarchia in cerca di tracce e di verità che giovino al destino dei sopravvissuti. Ma l’esito sarà drammatico, carico di trepidante amarezza davanti al baratro da cui l’Europa e le libertà democratiche stanno per essere inghiottite.

Giobbe

Pubblicato nel 1930, Giobbe riscosse subito un vasto successo. E’ la storia di Mendel Singer, di professione maestro, un uomo semplice che vive in Volinia. Mendel è un ebreo devoto, fedele alle tradizioni, abituato a una vita tranquilla. Le sue giornate trascorrono quiete, senza scossoni, fino alla nascita del quarto figlio, Menuchim, che rusulta minorato. Da quel momento il maestro viene sopraffatto da ogni genere di sventure: sarà costretto a lasciare la terra per trasferirsi a New York, mentre in famiglia si susseguono continui drammi. Mendel tira avanti, sopporta con tenacia sovrumana titti i dolori, abituato com’è a seguire ciecamente tutti i principi che hanno ispirato la vita dei padri. La somiglianza con il biblico Giobbe tentato da satana è evidente. Tanta sofferenza, però, è difficile da accettare. Alla lungo l’ uomo non riesce a capacitarsi del perchè D-o continui a metterlo alla prova così duramente: arriva il momento in cui si ribella ed è quasi sul punto di dar fuoco allo scialle rituale e ai libri sacri. Ma D-o non ha affatto dimenticato Mendel, anzi lo ricompenserà in modo inaspettato per tutte le sofferenze patite. L’ opera è una delle più belle e toccanti di Roth per il respiro della storia e per il ritmo della narrazione che la fà indiscutibilmente assomigliare a una favola. Una favola stupenda, alla quale però (non dimentichiamolo mai!) si dispone e si lega anche una tragedia: quella della dispersione, della diaspora, dell’intero ebraismo orientale. Versante in cui rientra, appunto, Giobbe.

La mancata cangura

Un’estate incantata, al confine tra l’infanzia e la pubertà, quando ancora la curiosità non travalica i finestrini di un treno che viaggia soltanto per fermate, simboliche. Due mondi vicini per tradizioni e cultura, ma ancora fra loro incapaci di comunicare, verranno a misurarsi reciprocamente attraverso i drammi delle alluvioni, dell’emigrazione e della povertà, ma anche dei valori comuni di solidarietà e responsabilità. Il lavoro postumo della scrittrice, scoperto soltanto dopo la sua tragica scomparsa. Un grande affresco del Veneto e del Piemonte contadini del secondo dopoguerra, visto attraverso gli occhi trasognati di una bambina.

Il fu Mattia Pascal

Con questo romanzo, scritto nel 1904, Pirandello scrisse la prima grande “metamorfosi” della letteratura contemporanea. Mattia, bibliotecario ligure, detestato dalla moglie e dalla suocera, casualmente diventa ricco e, grazie a uno scambio di persona, inizia un viaggio che lo condurrà alla follia in una stanza dove un misterioso affittacamere, Anselmo Paleari, favorirà i suoi sdoppiamenti e le sue vertigini esoteriche in una spirale senza uscita, per molti versi simile a quella di Gregorio Samsa nella “Metamorfosi” di Kafka. Introduzione di Silvio Perrella.

Il diavolo nella mia libreria

Dello scrittore romagnolo, interprete troppo trascurato del primo Novecento, un’opera ironica nello stile panziniano, dove l’eredità di una vecchia zia diventa il pretesto per ripercorrere il cammino e i mali di un’Italia ancora legata al peso della storia preunitaria e già indebolita dallo scontro sociale.

Odissea

Con la versione dell'”Odissea” omerica, Ippolito Pindemonte realizzò il punto più alto di una poetica del ricalco, del riecheggiamento, particolarmente felice nei passi più vicini al suo gusto personale, consona a “quel classicismo prezioso, grazioso e lezioso” che fu proprio della fine del Settecento e dei primi dell’Ottocento. Fu il rappresentante di un’epoca debole sul piano creativo quanto matura nei mezzi di espressione e nella consapevolezza critica che vi si annetteva, al tramonto dell’umanesimo tradizionale evoluto in neoclassicismo. Ormai alle soglie di un’età di cui presagiva i valori, non però fino a volervisi confondere, il letterato e poeta veronese, col suo fragilissimo filo poetico, ebbe il merito di proporre una delle ultime espressioni di una cultura esausta, ma proprio in tal modo fedele a se stessa.

Iliade

Questo volume nasce da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. Baricco smonta e rimonta l’Iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l’assedio e la caduta di Troia. L’autore “rinuncia” agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata. Tema nodale di questa sequenza di monologhi è la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. Un’operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.

Il Principe

Nessun libro italiano è stato ed è tanto diffuso e conosciuto nel mondo quanto Il Principe. Nel momento forse più buio della storia d’Italia, mentre potenze straniere si contendevano i ricchi ma deboli Stati regionali, Machiavelli, allontanato dalla politica attiva, trasfuse il sapere acquisito in quindici anni di amministrazione dello Stato in un’opera amara e disincantata nella quale, tracciando il profilo del principe ideale, analizzò le ragioni dell’agire umano, separò la politica dalla morale e dette avvio al pensiero politico moderno. Questa nuova edizione del testo, accompagnata da un commento linguistico e storico e da una silloge di letture critiche, si propone di esaminare la genesi dell’opera e le ragioni ideologiche a essa sottese. Raffaele Ruggiero è ricercatore di letteratura italiana presso la facoltà di Lingue a Bari.

 

Leopardi Giacomo: ” Canti”

Questa edizione dei “Canti” propone un testo filologicamente controllato sui manoscritti, un’ampia introduzione e un commento aggiornato, che non solo tiene conto delle più recenti acquisizioni in materia leopardiana, ma utilizza anche, su larga scala, supporti informatici per il confronto tra la lingua di Leopardi e quella contemporanea.

Te Ching

Il “Tao te Ching” di Lao Tzu è uno dei libri più tradotti, più letti e più sorprendenti del mondo. Secondo alcuni è uno dei testi più saggi mai scritti e uno dei più grandi doni mai fatti all’umanità; nelle poche ma intensissime pagine che compongono questo libro è possibile trovare una risposta a ogni problema della vita, una soluzione a ogni situazione, un balsamo per ogni ferita. Con il “Tao te Ching” l’antica cultura cinese ha compiuto un grande sforzo per concentrare nel minor spazio possibile la più completa “guida” per arrivare alla comprensione del mondo e per orientare le proprie azioni. In poche e illuminanti massime, utilizzando la forza del paradosso, quest’opera tanto semplice quanto profonda illustra la sequenza con cui da un Tao misterioso e indefinibile hanno avuto origine tutte le cose del mondo e, fra queste, l’uomo.

I misteri delle soffitte

Nella notte del giovedì grasso un’enigmatica dama mascherata incontra un giovane studente e s’accompagna con lui. Un efferato omicidio sconvolge il nascente idillio. Da lì in poi, il mistero corre attraverso delitti, equivoci, tradimenti, segreti inconfessabili, aggressioni fino alla drammatica conclusione nella quale finalmente trionfa il vero Amore. Una storia di intrighi e passioni, un forte romanzo popolare con personaggi femminili di grande carattere quasi anticipatrici, siamo nell’Ottocento, di un femminismo che è di là da venire.

The Scarlet Letter

”There can be, if I forbode aright, no power, short of the Divine mercy, no disclose, whether by uttered words, or by type or emblem, the secrets that may be buried in the human hearth.” In versione integrale, i più grandi classici della letteratura angloamericana in lingua originale. Le opere sono accuratamente commentate e riportano la biografia dei singoli autori.

Malombra

Marina di Malombra vive in una villa sul Lago di Como, ospite dello zio, il conte Cesare d’Ormengo. Il padre di costui aveva segregato e fatto morire la moglie Cecilia. Venuta in possesso di un autografo della nonna, Marina si convince di essere la stessa Cecilia e di avere l’obbligo di vendicarsi del figlio del suo oppressore. Al castello giunge Corrado Silla, orfano di una cara amica del conte Cesare, prima ricco, ma ora in povertà. Silla incontra Marina: i due giovani si amano profondamente, ma la pazzia di Marina fa precipitare gli eventi.

 

Leila

Leila rappresenta il tentativo dello scrittore vicentino di affrontare le sue convinzioni cristiane in polemica con la Chiesa istituzionale. I personaggi di Leila partecipano vivamente alla vita dello spirito. Vi sono i rappresentanti dell’estrema destra, l’arciprete don Tita, il canonico don Emanuele, gente di costumi immacolati, ma di cuore gretto e di mente chiusa, ma anche la gente di “mal costume”, il losco sior Momi, padre di Leila, la madre galante, i furbi e gli imbroglioni.

 

 

Il Santo

“Il santo” è il romanzo degli spostamenti e dei cambiamenti. Jeanne viaggerà dal Belgio all’Italia per ritrovare il suo innamorato; Pietro passerà dalla via del peccato al convento, e da lì si muoverà seguendo un disegno imperscrutabile. Entrambi muteranno il loro reciproco amore, dapprima denso di passione, in qualcosa di diverso e – tuttavia – di immutata grandezza. Questi spostamenti sono parte di un cambiamento più radicale che Fogazzaro suggerisce sempre più chiaramente nel dipanarsi della vicenda. È alla Chiesa, alla comunità dei fedeli, che si richiede la più profonda e radicale trasformazione e il ritrovamento delle sue stesse radici. Una nuova conversione, insomma, che è il senso ultimo dell’esistenza del “santo”.

Madame Bovary

Giovanissima e ingenua, Emma si affaccia alla vita credendo che il matrimonio sia il coronamento di ogni sua aspirazione all’amore. Ma quando, dopo aver sposato Charles, scopre che la realtà è molto diversa dalle aspettative e che i sogni romantici rimarranno solo fantasie, sceglie di percorrere una strada diversa: quella della passione e della perdizione, trascorrendo le sue giornate alla ricerca del piacere e del lusso. Così tra feste raffinate e appuntamenti galanti Emma si perde in un destino non suo, molto lontano da quello che aveva immaginato.

Farina Salvatore: “Due amori”

Un mese dopo il conseguimento della laurea, Salvatore Farina (Sorso, 1846 Milano, 1918), aveva sposato Cristina Sartoris, una giovane vedova con la quale aveva convissuto in una camera al mezzanino durante gli anni torinesi, e la settimana successiva, venduti i mobili, la marsina da avvocato e i codici, si era trasferito a Milano con la moglie, i due figliastri e con un proposito, quello “di fare un portento: vivere di letteratura e di letteratura soltanto!”. Abbandonato lo studio del diritto, quindi, nello stesso periodo in cui ospitava Iginio Ugo Tarchetti, in una camera accanto a quella dei bambini, Farina portava a termine Due Amori, un romanzo iniziato a Torino qualche tempo prima. L’opera era apparsa nel 1869 presso gli editori Treves di Milano. Nel 1873 sarà ristampata per cura dell’editore Sonzogno.

Dossi Carlo: “Amori”

Un’opera singolare, questi Amori di Carlo Dossi, costituita da undici capitoli, dei quali l’ultimo è una sorta di riepilogo, disposti in un ordine contrassegnato da titoli e indicazioni metafisiche, di gusto allusivamente dantesco, che deve molto alla concezione tolemaica. Un’opera intrigante e singolare, per molte e svariate ragioni: per tematica, data di composizione, ideazione e realizzazione editoriale e, come sempre nelle opere di questo autore, cura ed elaborazione stilistica. (V. Guarracino)

La scampanata

Angela, una giovane sposa, il cui marito è stato fatto prigioniero dai tedeschi e condotto in un campo di concentramento in Germania, avverte il desiderio di essere amata da un uomo. Nonostante la sua coscienza la esorti a non provocare dolore al marito, Angela, spronata dall’amica Caterina, decide di frequentare i soldati americani. Viene scoperta dai vicini che riservano a lei e all’amica il vergognoso rito della scampanata, che consiste nel recarsi di notte sotto le loro finestre e, con suoni e rumori prodotti da strumenti di ogni sorta, gridare il loro nome e insultarle con epiteti sprezzanti. Comincerà a ingigantirsi in lei il senso della vergogna e della paura, che trasparirà anche dalla corrispondenza con il marito.

I viceré (vol.2)

Con “I Viceré” De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a “I Buddenbrook” di Thomas Mann, l’autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del “decadimento fisico e morale d’una stirpe esausta” e le vicende dell’unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d’altra parte, la storia della Sicilia e dell’Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare.

Il Circolo Pickwick (vol.3)

A 45 anni, nel pieno della sua maturità artistica e professionale, Charles Dickens è profondamente insoddisfatto: della famiglia, del lavoro, della propria immagine. Nasce così, contro il parere di tutti, il progetto di reinventarsi come “lettore” delle proprie opere e di portare in scena, in stupefacenti one man sbows, alcune pieces tratte dalla sua produzione narrativa: i Readings appunto, o copioni, che qui presentiamo nella prima traduzione italiana. Fu un successo travolgente. Per poco più di dieci anni, prima in tutto il Regno Unito e poi negli Stati Uniti, Dickens compie tournées entusiasmanti, che riempiono le sale di migliaia di spettatori ipnotizzati davanti ai quali egli “recita” il mondo variegato e ricchissimo della sua narrativa, riportando in vita – condensati, riadattati e reinterpretati – i momenti, le scene e i personaggi più amati, da lui e dal suo pubblico. Da grande attore qual era, trasporta nella voce tutta la ticchezza inesauribile del proprio linguaggio, dalle sfrenatezze del comico alle melodrammatiche intensità del patetico, alle oscure pulsioni del tragico, in spettacoli di indimenticabile intensità emotiva di cui rimangono attonite e appassionate testimonianze. Niente, naturalmente, potrà restituire l’incanto di quei momenti; ma questi “copioni”, che conservano tutte le tracce del parlato e del processo di drammatizzazione, mostrano intatto l’affascinante percorso di un autore maturo che ritorna su se stesso accogliendo e negando…

L’altrieri

L'”Altrieri”, scritto nel 1868 dall’autore appena diciottenne, sfugge a qualsiasi tentativo di classificazione: non romanzo, né racconti, né autobiografia, ma tutto questo unito insieme. Vere muse ispiratrici di Dossi sono la malinconia e l’umorismo, dal cui inestricabile intreccio sgorgano il gusto per il travestimento e per la parodia, per la ricerca linguistica e il frammento, per la sovrapposizione di generi e livelli stilistici. La struttura dell’opera, sconcertante e innovativa, e la sua parola, voce dell’autore e insieme sua negazione, inducono a ridiscutere il concetto stesso di letteratura, a ridefinirne i confini, a interrogarsi sul problema dell’identità umana.

De Maupassant Guy: “Boule de suif”

Una prostituta sacrifica la sua dignità e il suo amor di patria per salvaguardare gli interessi di un gruppo di conoscenti: con lo stile teso e sobrio che gli è proprio, Maupassant mette impietosamente in luce la bassezza morale della borghesia francese del suo tempo.

 

De Marchi Emilio: “Demetrio Pianelli”

Dopo il suicidio del fratellastro per ragioni di debiti, l’umile impiegato Demetrio Pianelli affronta l’oneroso compito di occuparsi della famiglia del defunto. Conduce una vita di duro sacrificio alla quale deve adeguarsi anche la bella e frivola cognata Beatrice. Demetrio si innamora di Beatrice, ma non osa dichiararsi, e per amor suo subisce un trasferimento punitivo da parte di un superiore che l’ha insidiata. Destinato alla sconfitta, l’onesto cognato non può impedire che Beatrice sposi un ricco cugino. Un’edizione criticamente rivista e accompagnata da un commento, con una ricostruzione della Milano di fine Ottocento.

La chiesa della solitudine

Maria Concezione uscì dal piccolo ospedale del suo paese il sette dicembre, vigilia del suo onomastico. Aveva subita una grave operazione: le era stata asportata completamente la mammella sinistra, e, nel congedarla, il primario le aveva detto con olimpica e cristallina crudeltà: – Lei ha la fortuna di non essere più giovanissima: ha vent’otto anni mi pare: quindi il male tarderà a riprodursi: dieci, anche dodici anni. Ad ogni modo si abbia molto riguardo: non si strapazzi, non cerchi emozioni. Tranquillità, eh?…

Deledda Grazia: “Canne al vento”

Efix è un “servo”, un contadino sardo aggrappato con amore all’ultimo “poderetto” posseduto dalle tre sorelle Pintor, nobili e di pochissimi mezzi, chiuse in uno sdegnoso isolamento, lontane dalla nuova società rozza e impertinente dei mercanti e degli usurai. Oppresso dall’immenso rimorso per un antico delitto, Efix vive una vita “santa” alla ricerca dell’espiazione suprema e sarà lui a tentare di lenire il disastro finanziario procurato dal ritorno dello sbandato nipote Giacinto. Protagonista di questo che è il più celebre romanzo di Grazia Deledda, pubblicato nel 1913, Efix assurge così a immagine dell’umana sofferenza, sempre uguale e sempre immobile nel tempo, rimanendo nella memoria del lettore come uno dei più potenti personaggi della narrativa novecentesca.

La maestrina degli operai

Pubblicato originariamente a puntate a partire dal 1891, “La maestrina degli operai” rappresenta uno dei primi e più politici testi di Edmondo De Amicis, giunto alla svolta socialista e all’adesione al movimento nel 1892. Protagonista è la maestra Varetti, donna di famiglia nobile, cresciuta in collegio e terrorizzata dal “popolo”. Sullo sfondo una scuola di un sobborgo torinese e una realtà industriale e operaia, descritta da De Amicis come un variegato e a tratti crudele affresco fatto di studenti e soprattutto insegnanti, pieni di incomprensioni per il mondo che li circonda.

De Amicis Edmondo: “Cuore”

La storia del libro Cuore si svolge all’indomani dell’unificazione d’Italia e racconta, attraverso gli occhi del protagonista, la realtà speranzosa ma difficile di quegli anni. Enrico Bottini ha solo dieci anni e le riflessioni e gli episodi che giornalmente segna sul suo quadernetto hanno come ambito privilegiato quello scolastico: aneddoti e vicende che riguardano soprattutto gli insegnanti e gli alunni della sua classe e scuola. Alle pagine del diario si alternano i racconti mensili edificanti che il maestro propone agli scolari e i messaggi che il padre, la madre e la sorella lasciano sul diario di Enrico. Età di lettura: da 8 anni.

De Amicis Edmondo: “Amore e ginnastica”

Il miglior De Amicis in un libro divertente – a tratti esilarante – e romantico. Amore e ginnastica è la storia coinvolgente della passione di Simone Celzani, ex seminarista, per la signorina Pedani, maestra di ginnastica. Il giovane, follemente innamorato, cerca in tutti i modi di far colpo su di lei, affaticandosi in lunghi allenamenti in palestra, pur essendo un uomo minuto e tutt’altro che sportivo. La coppia sembra non riuscire mai ad incontrarsi, il contrasto fra i due personaggi è sempre maggiore fino all’epilogo. La storia fa da sfondo ad amori segreti, intrighi sociali e piccoli drammi borghesi. Un De Amicis sorprendente e diverso da quello che la maggioranza dei lettori conosce. “Il racconto è Amore e ginnastica, probabilmente il più bello, certo il più ricco di humour, malizia, sensualità, acutezza psicologica che mai scrisse Edmondo De Amicis” (Italo Calvino).

L’innocente

“‘L’Innocente’ fotografa la crisi di una società, che, eticamente sguarnita, si avviava confusamente verso la belle epoque e il successivo disastro dell’inutile strage. E quel tanto di rimorso o di smarrimento che sopravvive in Tullio-Gabriele, e che sparirà nel futuro Vate e Comandante, ci rende ‘L’Innocente’ più avvincente e meno lontano.” (dalla prefazuione di Pietro Gibellini)

Il piacere

Ritenuto da molti contemporanei il primo romanzo moderno, rivelatosi sicuramente il capolavoro di D’Annunzio, “Il piacere” suscitò grande scandalo all’epoca della sua pubblicazione (1889). La figura di Andrea Sperelli, incarnazione perfetta del dandy che ad ogni senso etico, ad ogni autentico valore antepone il solo gusto estetico, rappresenta l’uomo “senza centro” che ha perso la propria identità inseguendo un ideale di bellezza effimero e illusorio. Sullo sfondo della Roma umbertina, Sperelli si muove tra alcove e duelli, salotti e mondanità, diviso tra un amore sensuale e uno spirituale. Nel suo spietato spirito analitico, nella sua debolezza morale si riconosce in qualche modo l’autore che, grazie a queste pagine in cui si alternano dinamicamente presente e passato, realtà e memoria, si affianca ai grandi narratori europei del suo tempo.

Collodi Carlo: “Pinocchio”

C’era una volta un bravo falegname di nome Geppetto, che un giorno, avendo trovato un bel tronchetto di legno, decise di farne un burattino. “Lo chiamerò Pinocchio!” diceva lavorando. “Sarà un burattino che salterà e parlerà!” Età di lettura: 4 anni.

Schiaccianoci e altri racconti

Attraverso la riscoperta e lettura delle fiabe conosciamo un Capuana diverso e per certi aspetti “inedito”. Lasciate da parte le vesti di narratore verista e di critico, l’autore siciliano dà libero sfogo alla fantasia e all’immaginazione. Sperimenta nuove e più libere forme di scrittura. Con una prosa veloce, musicale e ricca di trovate divertenti le fiabe rappresentano, a dispetto del giudizio negativo espresso a suo tempo da Benedetto Croce, uno degli esiti letterari più riusciti nella sua produzione. Sono, dunque, una vera forma d’arte che vive di vita propria. Le fiabe di Capuana, del resto, non attingono al serbatoio inesauribile della tradizione e del folklore, ma sono unicamente frutto della sua capacità di inventare e narrare. In Schiaccianoci e altri racconti, pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1897, Capuana diventa un formidabile “racconta-fiabe” e ci permette così di entrare in un mondo incantato e senza tempo. Luigi Capuana nasce a Mineo il 28 maggio 1839. Tra i massimi esponenti del verismo è un fine scrittore, accademico e giornalista. Autore prolifico, compone romanzi (Profumo, Il marchese di Roccaverdina), raccolte di novelle e fiabe. Muore a Catania il 29 novembre 1915.

Capuana Luigi: “Delitto ideale”

Una raccolta di novelle accomunate dal tema del conflitto nel rapporto di coppia e delle sue conseguenze, talvolta malinconiche, talvolta tragiche.

 

Bronte Emily: “Cime tempestose”

Un uomo in cerca di solitudine capitato per caso nella proprietà di un certo Mr Heathcliff e una governante prodiga di racconti: comincia da qui la narrazione a ritroso delle intricate vicende di Wuthering Heights, ovvero Cime Tempestose, severa dimora che sfida le intemperie in cima a una collina, nella brughiera dello Yorkshire. Tutto ha inizio quando il capofamiglia, Mr Earnshaw, torna da un viaggio a Liverpool insieme a un orfano di pelle, occhi e capelli scurissimi, lo adotta e lo fa crescere nella sua casa. Ma le cose non vanno come sperato: il piccolo Heathcliff, dall’indole violenta e aggressiva, entra subito in contrasto con Hindley e Catherine, i due figli di Mr Earnshaw. Le liti e le gelosie tra bambini sono poca cosa in confronto alla tempesta dell’amore che esplode, impetuoso, inesorabile e distruttivo, fra Catherine e Heathcliff, cresciuti insieme, inseparabili; e che continua a segnare le loro vite anche quando Catherine sposa Linton, il compassato, elegante, debole vicino di casa. “Se tutto il resto crollasse, e lui restasse, io continuerei a esistere; e se tutto il resto rimanesse, e lui fosse annullato, l’Universo diventerebbe un enorme estraneo. Non ne farei parte. Il mio amore per Linton è come le foglie del bosco. Il tempo lo cambierà, lo so bene, come l’inverno cambia gli alberi”. Età di lettura: da 13 anni.

Le città del deserto

Nessuno sa esattamente quando cominciamo a muovere i primi passi lungo le piste del deserto, ma, coscienti o meno, ci spostiamo tra meridiani e paralleli visitando lungo il percorso un numero imprecisato di città sparse un po’ dovunque dentro orizzonti che si perdono lontani. Le orme che ciascuno di noi lascia dietro di sé incuriosiscono e affascinano un certo numero di viandanti. Incuranti della fatica supplementare a cui si sottopongono, questi strani personaggi si chinano di tanto in tanto a raccogliere la sabbia calpestata e la ripongono con cura nelle bisacce appese ai loro fianchi. La sera, davanti al fuoco dei bivacchi, si soffermano a scrutarla attentamente cercando di comprendere che cosa si celi nelle tracce che segnano il deserto al nostro passaggio.

Il Decamerone (vol.2)

“Si sa quanto gli originali più autentici siano proprio quelli sottoposti a costanti revisioni” afferma Busi “e in questo sta la loro vitale inossidabilità: nella letteratura universale le più grandi opere immutabili sono quelle che hanno ancora e sempre tanta energia in serbo” tale da sopportare ogni manipolazione “e pungolano i contemporanei di ogni epoca a […] farle ‘risorgere’ in un’edizione qualsiasi, e renderle, appunto, di volta in volta nuovamente originali.” Le straordinarie storie di Giovanni Boccaccio (Gertaldo 1313-1375) trovano nuova linfa in un’opera originalissima – la prima di un filone di traduzioni d’autore di classici dall’italiano antico al contemporaneo – che conserva il ritmo serrato dell’originale, ma in una lingua moderna, agile, godibile e accessibile a tutti. Scevri da ogni intento moralistico e ogni fronzolo letterario, gli intrighi, le avventure, le beffe e i personaggi del nuovo Decamerone acquistano così un sapore più sciolto e più vicino al gusto moderno.

Storia del terzo mondo

Si tratta di un libro che abbina una documentazione accurata (con un discreto numero di fonti di prima mano) ad una interpretazione originale. Al di là delle affermazioni di principio, i governi dei paesi del Terzo Mondo hanno seguito politiche bellicose, ambiziose, e hanno trascurato le esigenze delle proprie popolazioni. Governi socialisti, nazionalisti e fondamentalisti, presentano di fatto un discreto numero di caratteri in comune.

 

Lazarillo De Tormes

Autentica novità nella letteratura cinquecentesca, il “Lazarillo de Tarmes”, archetipo del romanzo picaresco, è anche e soprattutto una grande satira della società del tempo. Scritto con sobrio realismo e con sagace ironia, è uno dei testi fondamentali della letteratura spagnola ed è stato un punto di riferimento per la moderna narrativa europea.Vi si narrano le innumerevoli disavventure del piccolo Lazarillo, costretto per fame a servire padroni avari e insensibili, i suoi vagabondaggi e le molte astuzie escogitate per sopravvivere. Cresciuto, il giovane accattone riesce infine, superando o aggirando avversità e ostacoli, a trovare una stabilità sociale ed economica.

Andò Salvo: “Ciro Sbailò Oltre la tolleranza”

Con il crollo del muro di Berlino e lo sviluppo dei processi di globalizzazione, la civiltà occidentale s’è trovata ad affrontare un problema che sembrava sepolto: il conflitto religioso. La civiltà islamica ha sempre contestato il primato dell’Occidente, rivendicando la propria capacità di raccogliere e custodire sia la tradizione ebraico-cristiana, sia l’eredità del pensiero greco. I grandi mutamenti geopolitici a cavallo degli anni 80/90 e la moltiplicazione dei flussi migratori hanno portato le due civiltà a un confronto quotidiano. Le strutture stesse del diritto occidentale sono messe a dura prova. È sufficiente il concetto di “tolleranza”, che si limita a riconoscere a ciascuno il diritto di professare il proprio credo?

 

 

Autori Vari: “Bibliomanie”

Il volume raccoglie tre racconti dell’800 francese: “Boulard bibliomane” di J-B Descuret, “Bibliomanie” di Gustave Flaubert e “L’enfer de bibliophile” di Charles Asselineau. I tre autori delineano con arguta perspicacia psicologica i tratti distintivi dell’animo afflitto dalla passione e dalla mania dei libri: la bibliofilia e la bibliomania. Il confine tra i due termini è sottile, quasi impercettibile, e spesso si crea confusione. “Il bibliofilo possiede i libri, il bibliomane ne è posseduto” afferma Descuret nella sua patologia delle passioni.

Il Codice Da Vinci

Parigi, Museo del Louvre. Nella Grande Galleria, il vecchio curatore Saunière, ferito a morte, si aggrappa con un ultimo gesto disperato a un dipinto del Caravaggio, fa scattare l’allarme e le grate di ferro all’entrata della sala immediatamente scendono, chiudendo fuori il suo inseguitore. L’assassino, rabbioso, non ha ottenuto quello che voleva. A Saunière restano pochi minuti di vita. Si toglie i vestiti e, disteso sul pavimento, si dispone come l’uomo di Vitruvio, il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci. La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori è agghiacciante: il vecchio disteso sul marmo è riuscito, prima di morire, a scrivere alcuni numeri, poche parole e soltanto un nome: Robert Langdon.

 

Il simbolo perduto

Robert Langdon, professore di simbologia ad Harvard, è in viaggio per Washington. È stato convocato d’urgenza dall’amico Peter Solomon, uomo potentissimo affiliato alla massoneria, nonché filantropo, scienziato e storico, per tenere una conferenza al Campidoglio sulle origini esoteriche della capitale americana. Ad attenderlo c’è però un inquietante fanatico che vuole servirsi di lui per svelare un segreto millenario. Langdon intuisce qual è la posta in gioco quando all’interno della Rotonda del Campidoglio viene ritrovato un agghiacciante messaggio: una mano mozzata col pollice e l’indice rivolti verso l’alto. L’anello istoriato con emblemi massonici all’anulare non lascia ombra di dubbio: è la mano destra di Solomon. Langdon scopre di avere solamente poche ore per ritrovare l’amico. Viene così proiettato in un labirinto di tunnel e oscuri templi, dove si perpetuano antichi riti iniziatici. La sua corsa contro il tempo lo costringe a dar fondo a tutta la propria sapienza per decifrare i simboli che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture della città. Fino al sorprendente finale. Un nuovo capitolo de “Il Codice da Vinci”, un thriller dalla trama mozzafiato, che si snoda a ritmo incalzante in una selva di simboli occulti, codici enigmatici e luoghi misteriosi.

Il settimo papiro

Da oltre tremila anni, nel cuore dell’Africa pulsa uno straordinario mistero: la tomba leggendaria del faraone Mamose, concepita dallo scriba Taita, il quale, convinto che mai il sepolcro sarebbe stato violato, aveva lanciato la sua sfida ai posteri, vergando su un fragile papiro enigmatiche indicazioni per raggiungere la tomba. Oggi quella sfida diventa per lo spregiudicato sir Nicholas Quenton-Harper un’eccitante scomessa; per l’avido collezionista Gotthold von Schiller un delirante anelito all’immortalità; per l’affascinante archeologa Royan Al Simma una conferma dell’insuperata grandezza del popolo egizio. Una potente avventura archeologica, un’incalzante caccia al tesoro fitta di enigmi, rivelazioni e colpi di scena, una tumultuosa storia di passioni, di avidità, di coraggio, di amore.

Il profumo

Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e scellerate figure. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte, oggi è caduto nell’oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri e immoralità, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.

Il Dio delle piccole cose

India, fine anni Sessanta: Ammu, figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due bambini. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l’innaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un intoccabile, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel, il libro ci racconta una grande storia d’amore che entra in conflitto con le convenzioni.

La bara d’argento un cadavere di troppo

Nella serena atmosfera di un monastero inglese, un monaco sta accudendo alle sue piante medicinali. È fratello Cadfael, un tempo marinaio, poi crociato, ora padre erborista dell’abbazia benedettina di Shrewsbury. Mite, paziente, devoto; un sant’uomo, con una… particolarità: è il più grande detective che le cronache medievali ricordino. Nel primo racconto, “La bara d’argento”, un nuovo mistero turba la vita dei confratelli. Il possesso delle reliquie di santa Winifred ha scatenato una controversia tra i monaci e gli abitanti di un pacifico borgo del Galles. A complicare le cose viene scoperto il corpo senza vita di Rhisiart, il principale oppositore dei monaci, trafitto da una freccia. Sulla piccola ma combattiva comunità sembra abbattersi la maledizione della santa. Nel secondo racconto del volume, “Un cadavere di troppo”, il delitto si è spinto sino alle porte dell’abbazia benedettina di Shrewsbury. Qualcuno sta cercando di nascondere un efferato omicidio in mezzo agli orrori della guerra civile tra il re Stefano e la regina Maud, qualcuno che non ha fatto i conti con fratello Cadfael che ha tutte le intenzioni di stracciare il sudario di menzogna teso a nascondere un… cadavere di troppo.

La casa delle sorelle

Barbara e Ralph decidono di passare le vacanze di Natale in un’affascinante quanto misteriosa casa di campagna nello Yorkshire: sarà l’occasione per stare un po’ da soli e per tentare di salvare il loro rapporto. Ma la tranquilla vacanza si trasforma presto in un’esperienza disastrosa. Bloccati da una violenta tempesta di neve, senza viveri, senza elettricità e senza legna da ardere, i due non riescono a trattenere i contrasti. Alla ricerca di qualcosa da mangiare nella vecchia rimessa, Barbara s’imbatte casualmente nel diario della precedente padrona di casa e comincia a leggerlo… Ne emerge il ritratto di una donna appassionata, ribelle e anticonformista, ma a poco a poco, da quelle pagine segnate dal tempo, fuoriesce anche un terribile segreto, la cui scoperta metterà Barbara in grave pericolo.

George Elisabeth: “E liberaci dal padre”

Il tranquillo villaggio inglese di Keldale è lo sfondo di un delitto tanto atroce quanto inspiegabile: Roberta, adolescente introversa, viene trovata accanto al cadavere decapitato del padre e le sue uniche parole sono una confessione senza la minima ombra di pentimento. Il parroco, convinto dell’innocenza della ragazza, si reca di persona a Londra per convincere Scotland Yard ad affidare le indagini all’ispettore Thomas Lynley. Coadiuvato dal sergente Barbara Havers, Lynley indagherà nel passato della famiglia di Roberta, scoprendo che la giovanissima madre e la sorella più grande sono scomparse in circostanze misteriose.

Voltan Elio: “Don Riccardo Nassi e il caso Orlandi”

Una nuova entusiasmante indagine condotta dal brillante commissario Enzo Milani alle prese con personaggi della finanza che operano in un ambiente spietato e impenetrabile. La vicenda mette in luce la figura di don Riccardo Nassi, inviato come parroco in un piccolo paese di montagna a sostituire un anziano collega e che viene coinvolto in un duplice delitto, fino a mettere in dubbio la validità di alcuni dogmi che la Chiesa impone. L’autore con il suo stile conciso e a tratti ironico descrive personaggi senza scrupoli che vivono in un mondo dove il dio denaro è al di sopra di tutto e rende plausibile anche il crimine.

Trent’anni dopo – una storia da lupi

l ’78 fu un anno particolare per l’Italia e per molti giovani che prestavano il servizio militare. Questo libro narra gli aneddoti di una Banda (non armata visti gli anni di piombo), nonostante i componenti portassero le stellette, perché effettuavano la leva presso il “78° Battaglione Fanteria Motorizzata Lupi di Toscana”. La loro è una storia fatta di ansie, di passioni, ma soprattutto di burle. “Trent’anni dopo” quegli stessi ragazzi si sono ritrovati ed insieme hanno vissuto le emozioni di quand’erano ventenni: ossia quand’erano “Lupi”.

Osservazioni sulla tortura

Requisitoria appassionata, il “libro dell’orrore” costruito da Pietro Verri raccoglie le testimonianze documentarie del processo agli untori del 1630, uno dei casi più crudeli della storia del diritto, lo stesso poi ripreso nella “Storia della colonna infame” di Manzoni. In appendice, l’Orazione panegirica sulla giurisprudenza milanese (1763) e le sezioni tratte dal testo di Beccaria e da “Su l’abolizione della tortura” di Joseph von Sonnenfels (1775) attestano la centralità del dibattito sulla tortura nell’Europa dei Lumi.

Verga Giovanni. “Mastro Don Gesualdo”

Mastro don Gesualdo, attraverso le vicende di un muratore arricchito, narra la storia del rivolgimento sociale di una classe che decade e di una classe emergente, del travaglio e della rincorsa affannosa tra patrimonio e matrimonio. Tutta la grande letteratura siciliana ha raccontato il processo di questa crisi e di questo ribaltamento, da Verga a De Roberto sino al canto del cigno di Tomasi di Lampedusa. L’amore supremo per la roba, il sospetto e la difesa contro il prossimo sono le leggi inviolabili che guidano il comportamento di Gesualdo nel suo sforzo di conquistare una più degna posizione sociale. Ma quando si accorge che dovrà inesorabilmente lasciare tutto ciò che ha ammassato per una vita, Gesualdo si ammala senza rimedio. L’abbandono della vita equivale all’abbandono della roba e viceversa. Mentre si avvicina alla fine, il protagonista, sempre più solo, sempre più alienato, assume un’aura eroica e tragica.

Verga Giovanni: “I Malavoglia”

Un romanzo come “I Malavoglia” – notò Capuana – non si può riassumere: la storia di questa famiglia di pescatori di Aci Trezza, paesino in provincia di Catania, è ormai considerata una sorta di manifesto del verismo italiano e un classico della nostra letteratura. L’umanità dei vinti di Verga, immancabilmente falciati da un destino crudele e implacabile, si muove corale con quieto e desolato lirismo, sostenuta da quella fede nella provvidenza che rimane l’unica consolazione di fronte all’immutabilità del ciclo della vita e allo sgomento con cui si assiste all’avvento di un progresso che pare voler stravolgere i vecchi ordini e le consuetudini di una civiltà arcaica.

Il podere

Accolta e superata l’esperienza naturalista, Tozzi si apre all’influsso della narrativa europea (e di Dostoevskij in particolare) e partecipa pienamente alla sensibilità culturale e sociale novecentesca. La campagna senese fornisce – qui come negli altri romanzi maggiori di Tozzi – l’ambientazione e la rete di relazioni entro cui si muovono i personaggi, che sono anche quelle della personale biografia dell’autore. La vicenda del Podere si dipana entro una violenta società contadina: violenta perché avida, per secolare povertà, e violenta perché debole, per altrettanto secolare storia. Remigio, il protagonista, è agitato e condizionato da una tensione autodistruttiva che lo spinge a desiderare di spossessarsi dell’eredità paterna, della “roba”, ma la tensione degli animi e il turbamento degli interessi provocano la tragedia. La percezione dell’incapacità di vivere e il senso dell’ineluttabile danno alla narrazione toni ora aspri ora di lirismo doloroso.

Tozzi Federigo: “Con gli occhi chiusi”

Spunti autobiografici conferiscono al romanzo una sorta di vigoroso e talvolta tumultuoso lirismo, cui fa da contraltare un realismo capace di cogliere la pena e l’angoscia del vivere. I due modi narrativi danno vita a una scrittura asciutta ed essenziale, a tratti violenta, che racconta la vicenda di un amore infelice e di una proprietà in rovina con una forte accentuazione delle tematiche psicologiche.

Il quadro di Cheglio

Il ritrovamento di una pala d’altare, attribuita al Cerano, offre alla scrittrice il pretesto per ricostruire un giallo d’epoca, intersecando abilmente documenti storici e persino dialoghi tratti da scritti originali, con la fantasia narrativa. Chi ha ucciso l’ufficiale francese le cui sembianze sono state riprodotte nella Decollazione di San Giovanni Battista? Un percorso che cala il lettore nell’atmosfera del tempo, circondandolo di personaggi realmente vissuti.

Svevo Italo: “Senilità”

L’esistenza grigia di Emilio Brentani, il protagonista di “Senilità”, viene a un tratto animata dalla passione per la popolana Angiolina, bella, vivace, volgare. Ma Emilio è incapace di giovanile trasporto, e Angiolina poco propensa ad assecondare i propositi moralizzatori dell’innamorato; la loro avventura resta un episodio sterile, e tuttavia l’unica nota di colore nella “gioventù senile” del protagonista. Questo, che è il secondo romanzo di Italo Svevo, pubblicato nel 1898, tocca tutti i temi principali della narrativa dello scrittore triestino: l’inettitudine alla vita, il senso di fallimento di un’esistenza proiettata verso un’interiorità psicologica tormentata e maniacale, il tutto attraverso un’autoanalisi lucidissima del protagonista, la sapienza dello stile, la puntuale costruzione dei personaggi.

Frankestein

Uno scienziato con l’ambizione di sconfiggere la morte riesce ad assemblare un essere con parti di cadavere e ad animarlo; ben presto scopre a sue spese che sostituendosi alla Natura ha di fatto sovvertito il suo ordine, donando la vita ad una creatura abominevole: Lo scienziato decide dunque di lasciarla al suo misero destino, convinto che non sopravviverà. Invece il mostro sopravvive fra mille sofferenze e vuole tornare dal suo creatore per scatenare contro di lui una tremenda vendetta. Questa la trama del romanzo con cui Mary Shelley è riuscita a sovvertire l’ordine naturale del genere gotico, fondando l’orrore su basi scientifiche e rendendolo dunque ancora più tangibile e realistico. Pur essendo un classico della letteratura, l’opera ha una carica innovatrice tale da gettare le basi della fantascienza, del genere thriller e action oltre che rivestire sapientemente l’orrore di sentimento, offrendo personaggi “veri” con cui è facile identificarsi; Mary Shelley riesce a narrare magistralmente il dramma dello scienziato che si è spinto troppo oltre e la solitudine della sua creatura tenendo viva l’attenzione fino all’ultimo colpo di scena, facendo sì che la sua opera lasci una traccia indelebile in chiunque la legga.

Il testamento Donadieu

Agli inizi di questo romanzo, scritto e ambientato nel 1936, la famiglia Donadieu pare incarnare nel modo più tipico l’austera solidità di certa borghesia francese di provincia. Armatori a La Rochelle, i Donadieu conservano, benché convertiti al cattolicesimo, un attaccamento ostinato al lavoro e uno stile di vita sobrio che ricordano le loro non lontane origini protestanti. Alla morte del capofamiglia, però, che scompare in circostanze poco chiare, forse suicida, l’apparente saldezza della roccaforte familiare comincia a sgretolarsi, Simenon moltiplica e gradua sapientemente i segni premonitori del crollo finale, attraverso il lento emergere, nei diversi membri della famiglia, di tendenze irresistibili e di tare insospettate. Il nume tutelare di questo affresco grandioso non è certo Balzac – come suggerisce il risvolto di copertina -bensì lo Zola ineguagliabile di “Pot-Bouille”, attento alla decomposizione del decoro borghese, alle sue atmosfere, ai suoi miasmi, ai suoi sapori, con inesauribile avidità. La traduzione rende piena giustizia allo stile di Simenon in ogni sfumatura.

La religione dell’euforia

La società occidentale vive ormai una crisi secolare. Dalla modernità risuona ancora la sentenza di Nietzsche che proclama la morte di Dio e dei valori cristiani, colpevoli di averci fatto dimenticare la vita terrena per un altrove fittizio. Così abbiamo abbandonato il cristianesimo e abbiamo scelto di godere la vita. Ma in che modo? La nostra civiltà ci dice che la vita deve essere euforica, a tutti i costi e in tutti i modi, ma così facendo lascia scoperto un vuoto abissale perché non insegna più il linguaggio dei simboli e la natura della gioia e del piacere e – dall’altra parte – del dolore e della morte; anzi invita a rimuoverli e a fuggirli. Ma la religione e la filosofia hanno la funzione di istruire l’uomo sui misteri dell’esistenza.

Il ventre di Napoli

Spesso considerata, con tono benevolo e sprezzante, “un reportage”, il capolavoro della Serao ha la forza della verità che si fa letteratura, del rifiuto per quella “retorichetta a base di golfo e colline fiorite che serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie”. La sua denuncia resta, a un secolo di distanza, di straordinaria attualità: “Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? A che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?”. Prefazione di Antonio Pascale.

Le amanti

Massimo Dias è un amante perfetto. Lo dice Teresa che poi confida: “Il tradimento è uno dei caratteri della perfezione in amore. Sarà una verità crudele ma è cosi”. La Serao scrive racconti che potrebbero considerarsi un moderno training alla vita di coppia e indaga con imparziale precisione le sfumature sentimentali maschili e femminili, ci fa vivere le attese, le speranze, ci introduce nella privatezza dei due universi e del loro differente modo di sentire. La scrittrice filma i suoi personaggi di nascosto, li inquadra nel vibrare voluttuoso delle loro passioni e nel successivo dipanarsi delle conseguenze amorose. Spesso i racconti si risolvono nell’ultimo periodo. In alcuni casi, come nel “Convegno”, nell’ultima parola.

Le meraviglie del Duemila

Toby Holker, un medico statunitense che detiene il segreto di una scoperta eccezionale, si ritrova, insieme al suo giovane e annoiato amico James Brandok, proiettato cento anni nel futuro, nel 2013. Lì incontrerà un mondo diverso, che evoluzione e tecnologia hanno modificato e stravolto. Attraverso un rocambolesco e lungo viaggio tra l’America, i ghiacci del Polo Nord e l’Europa, per terra, aria e mare, i due compagni scopriranno le meraviglie del futuro: macchine volanti, treni sotterranei, nuovi dispositivi tecnologici e mezzi di comunicazione, città sottomarine e tanto, tanto altro. Tra i lavori meno noti e ripubblicati di Emilio Salgari, “Le meraviglie del Duemila” rappresenta un connubio magistrale di narrativa d’intrattenimento e premonitoria: il lettore resterà a bocca aperta davanti alle intuizioni del grande scrittore veronese, che dipinge, ma con cent’anni di anticipo, la nostra società attuale in maniera del tutto sorprendente. Aerei, metropolitane, radio e Tv, sommergibili, progresso tecnologico e scientifico, ma soprattutto evoluzione demografica, sociale e politica: vere e proprie profezie salgariane. Età di lettura: da 7 anni.

Il figlio del Corsaro Rosso

Enrico di Ventimiglia parte per il Golfo del Messico, deciso a ritrovare la sorella scomparsa da bambina quando il perfido Wan Guld mandò a morte il loro padre… Età di lettura: da 11 anni.

Jolanda la figlia del Corsaro Nero

Dal padre ha ereditato il coraggio, dalla madre la bellezza. Il primo le servirà per riprendersi l’eredità che le spetta di diritto, la seconda per conquistare il cuore di Morgan, amico fedele del Corsaro Nero. Postfazione di Antonio Faeti. Età di lettura: da 10 anni

Salgari Emilio: “I misteri della jungla nera” (anche in versione audiolibro)

Per vivere questa nuova avventura Salgari ci trasporta sul delta del Gange, in una jungla nera, dove il buio è popolato di giorno da un silenzio funebre e di notte da un frastuono di urla, ruggiti e sibili che gela il sangue. È sullo sfondo di un ambiente così ostile e misterioso che si intrecciano le vicende di Tremal-Naik, cacciatore di serpenti ed eroe solitario, Kammamuri, suo fedele compagno, il diabolico Suyodhana, Ada Corisbant, figlia di un ufficiale inglese che è stata rapita dai Thug, i sanguinari fedeli della nera Kali, le cui vittime vengono offerte in sacrificio alla dea della morte e della distruzione.

Ruskin John: “A quest’ultimo”

“Il potere della ghinea che porti in tasca dipende esclusivamente dalla mancanza della stessa ghinea nella tasca del tuo vicino.” Il monito di John Ruskin, ad oltre 140 anni dalla pubblicazione, ritorna di attualità dopo il fallimento del modello economico marxista e l’ubriacatura dell’economia basata sul consumismo. In un mondo apparentemente globalizzato e sull’orlo di una crisi, questa sì realmente globale, i quattro brevi saggi pubblicati da Ruskin e fin dall’inizio accolti con violente polemiche dalla comunità vittoriana dell’epoca, ritornano di estrema attualità. Snobbata dagli economisti, l’opera di Ruskin anticipa i valori del noglobal e i fattori di crisi dell’economia mondiale con tragica lucidità.

La luna e il coscritto

Opera postuma, riscoperta dai familiari della scrittrice torinese dopo la sua tragica scomparsa, “La luna e il coscritto” e gli altri brevi “intermezzi” raccolti in questo volume rappresentano le probabili bozze di nuovi lavori che Vilma Ramella avrebbe prodotto, al pari de “L’ospizio degli ultimi giorni” e del “La mancata cangura”. Pur nell’abbozzo narrativo, il lungo racconto riprende i temi fantastici della tradizione contadina e popolare piemontese che furono al centro di tutta l’opera dell’autrice, con una prosa impeccabile, nell’apparente e in realtà studiatissima semplicità, che trasporta il lettore in un sogno fra terra e cielo, tra boschi e montagne del Piemonte degli anni Cinquanta e Sessanta.

L’ospizio degli ultimi giorni

La decisione che ha portato i vecchi quasi alla fine nell’Ospizio degli ultimi giorni è stata sofferta e dolorosa. Ma dall’Ospizio di Santa Casghìa, il paese più bello del mondo, dove Dio ha costruito un pensionato, per ritirarsi quando sarà un poco più vecchio, gli anziani ammalati, smemori ed abbandonati dalle famiglie, guardano verso il Monte dl’Incant, dove da giovani andavano a pascolare le greggi. Con lieve ironia, con le antiche parole del dialetto locale e nell’accettazione della realtà, ritornano a fiorire i ricordi dei personaggi inventati, ma così legati alle storie vere da sembrare veri.

Fiabe e leggende

 

Riproposto in una stampa conforme all’edizione del 1884, “”Fiabe e leggende”” è una raccolta di versi, edita per la prima volta nel 1867. Illustrato da Edoardo Calandra e Mario Michela, il libro è caratterizzato, come le altre opere dell’autore, da uno spiccato sperimentalismo. In queste liriche ritroviamo i motivi della poesia “”maledetta”” e l’ansia di infrangere i canoni morali ed estetici borghesi.

Sei personaggi in cerca d’autore

“Chi ha la Ventura di nascere personaggio vivo può ridersi anche della morte. Morrà l’uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più!” (Luigi Pirandello).

I vecchi e i giovani

Dopo lo scandalo della Banca Romana e la repressione nel sangue dei Fasci siciliani, Pirandello scrive il suo unico romanzo storico, doloroso omaggio alla “sicilianitudine”, ma soprattutto congedo dall’epopea di Garibaldi, dal Risorgimento e dai sogni della sua giovinezza. Ad animare le vicende del romanzo, che rappresenta l’opera più vasta e complessa di Pirandello, sono aristocratici ancora borbonici, nuovi borghesi arrivisti, plebi inquiete: tutti finiranno trascinati nella polvere. Una scrittura senza un vuoto né un momento di sollievo, che ha il ritmo di una durissima e attuale requisitoria. Introduzione di Andrea Camilleri.

Le mie prigioni

1832 Goethe pubblica la seconda parte del Faust e muore a Weimar. Evariste Galois redige la sua memoria sulle equazioni algebriche la notte prima di morire in un duello. Nel Canale di Sicilia sprofonda l’isola Ferdinandea. Viene dato alle stampe presso l’editore Bocca di Torino Le mie prigioni, scritto da Pellico l’anno prima su consiglio del suo confessore. La Polonia è proclamata provincia russa. Viene fondata la società Michelin. Von Clausewitz pubblica Della guerra. Scoppiano rivolte liberali nello Stato pontificio. In Inghilterra viene approvata una riforma della legge elettorale che concede il suffragio ai proprietari di beni immobili. Applaudito scrittore di tragedie fino al 1832, a partire da quella data Pellico inizia a essere fischiato a ogni sua apparizione pubblica. La ragione di questa diffidenza, se non di aperta ostilità, è da cercarsi nella pubblicazione de Le mie prigioni, il libro che “recò più danno all’Austria che una battaglia perduta o cento mazziniani frenetici”. Tra il sospetto dei politici e il timore dei benpensanti, era nata questa raccolta di memorie, che si rivelerà decisiva per la formazione della coscienza civile degli italiani. Quella coscienza che tenterà con alterne fortune di fondere passioni civili e pietà religiosa, illuminismo e cristianesimo, e che non può mancare di riconoscere in Pellico il suo glorioso inizio.

Mal oscuro e umor nero

Raffaele Palma riesce anche in questo libro a rendere l’humour “un’arte e una sorta di filosofia” da applicare ad ogni situazione della vita di noi mortali, anche quando il pensiero dominante può essere proprio il mal oscuro. Nell’altro testo “Cavalcando la notte” l’autore aveva esaminato i comportamenti umani, snocciolando alcuni suggerimenti di bon ton, quello stile che non dovrebbe mai mancare nel rapporto con gli altri per renderne più lievi gli inevitabili inconvenienti. In questo libro sottolinea non soltanto le regole del savoir vivre, ma finanche quelle del meilleur mourir, ovviamente se è il caso e solo con extrema ratio.

Palma Raffaele: “Cavalcando la notte”

L’eccessiva disinvoltura con cui uomini e donne oggi utilizzano tranquillanti, ansiolitici e sonniferi è davvero preoccupante. Ritmi e turni lavorativi, adattamento a nuove professioni, competitività nei rapporti interpersonali e extrafamiliari sembrano coesistere in stretta simbiosi con la più avanzata farmacopea. Poche compresse e qualche goccia di medicinale allontanano istantaneamente stress, insonnia e depressione. Raffaele Palma con questo antepone al farmaco le qualità intellettive e spirituali dell’uomo nell’affrontare la veglia notturna. Egli stesso insonne di lunga data, ci racconta le sue lotte col sonno, la dipendenza da farmaci, sino alla riconquista della normalità con il ritrovato sonno ristoratore.

La bella Napoli

Sonnecchiante in una vallata dell’Appennino, un commissariato di polizia composto da funzionari e agenti di origine meridionale. Dagli abitanti del luogo è chiamato “La Bella Napoli”. Non proprio un complimento. Una donna uccisa da un amante occasionale, una chat, personalità e sensualità ambigue e inquiete, un passato oscuro. Un commissario al suo primo caso importante, tanto a suo agio nel silenzio della montagna quanto nella “realtà virtuale”.

Il conte di Carmagnola

Il conte di Carmagnola è un dramma storico nel senso più attivo del termine, decisamente anti-archeologico, fino al punto di capovolgere l’effettiva responsabilità del suo protagonista. La vicenda di Francesco di Bartolomeo Bussone, conte di Carmagnola, generoso condottiero di ventura del XV secolo, conteso tra la primitiva militanza viscontea e il successivo servizio alla repubblica veneziana, inscena la tragedia dell’Innocente, ripetendo il calvario di Cristo e il tradimento di Giuda, nel quadro della “miseria italiana” e del “potere ingiusto”. Il dramma prende forma tra Shakespeare e teatro moderno tedesco, e Manzoni sollecita il lettore al ruolo di “giudice”, eludendo qualsiasi sua “complicità” con le passioni e il male del mondo.

La mandragola

Capolavoro della commedia rinascimentale, la Mandragola fu composta da Machiavelli dopo il suo allontanamento forzoso dalla politica. La vicenda ruota intorno alla beffa giocata da un giovane fiorentino a un marito sciocco per possederne la moglie di cui si era invaghito. Un ruolo determinante nel convincimento della donna ha il suo confessore, corrotto dai denari dell’amante. Nella commedia il tema realistico della beffa, di matrice boccacciana, si rapprende in una perfetta macchina teatrale, rispettosa fin nei particolari più minuti delle regole della commedia antica (Plauto e Terenzio). Attraverso il format della commedia Machiavelli tenta di definire un’antropologia della vita quotidiana, analogamente a come nelle opere politiche veniva descrivendo l’antropologia del potere. Si scopre così che non c’è differenza tra una sfera e l’altra: sono sempre e soltanto l’utile e il piacere a muovere gli uomini. Quando però il simulare e il dissimulare dell’agire politico si trasferiscono nella quotidianità, la realtà si fa doppia o tripla, nascono situazioni paradossali che sono di per sé comiche. Il paradosso tocca i valori della famiglia, della morale privata, della religione. Prendono forma le prime creature fredde e amorali della letteratura moderna, senza che nulla venga sottratto alla vivacità e al divertimento. La Mandragola è presentata qui in un nuovo testo critico e con un commento per la prima volta esauriente.

Il bacio d’una morta

Pubblicato per la prima volta nel 1886, “Il bacio d’una morta” fu il caso letterario dell’anno (oltre 500.000 copie vendute) insieme a “Cuore” di Edmondo De Amicis. In una Firenze notturna da romanzo dell’orrore e poi a Parigi si svolge questa celebre trama che è una sorta di summa del romanzo d’appendice pervaso da atmosfere gotiche: Alfonso arriva dalla sorella Clara che sa essere in pericolo e scopre che è già morta. Si china sulla bara per un ultimo saluto ma sente, inequivocabile, il respiro. Clara, salvata da morte orribile, inizia a raccontare al fratello la sua tormentata vicenda: dall’amore per il conte fedifrago, alle tresche della crudele danzatrice creola.

Hesse Herman: “Siddharta” (anche in versione audiolibro)

Chi è Siddharta? È uno che cerca, e cerca soprattutto di vivere intera la propria vita. Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari, e non si ferma presso nessun maestro, non considera definitiva nessuna acquisizione, perché ciò che va cercato è il tutto, il misterioso tutto che si veste di mille volti cangianti. E alla fine quel tutto, la ruota delle apparenze, rifluirà dietro il perfetto sorriso di Siddharta, che ripete il “costante, tranquillo, fine, impenetrabile, forse benigno, forse schernevole, saggio, multirugoso sorriso di Gotama, il Buddha, quale egli stesso l’aveva visto centinaia di volte con venerazione”. Siddharta è senz’altro l’opera di Hesse più universalmente nota. Questo breve romanzo di ambiente indiano, pubblicato per la prima volta nel 1922, ha avuto infatti in questi ultimi anni una strepitosa fortuna. Prima in America, poi in ogni parte del mondo, i giovani lo hanno riscoperto come un loro testo, dove non trovavano solo un grande scrittore moderno ma un sottile e delicato saggio, capace di dare, attraverso questa parabola romanzesca, un insegnamento sulla vita che evidentemente i suoi lettori non incontravano altrove.

L’ultima brigantessa. La vera storia di “Ciccilla”

Vigilia di Natale del 1863. La brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, nell’immobile buio di un misero capanno, dove ha trovato riparo insieme al marito, il capobrigante Pietro Monaco, Brutta Cera, si lascia assalire dai ricordi che la scuotono e la tengono desta. Quando il marito è ucciso da tre dei suoi gregari più fidati, Maria non si arrende e assume il comando della banda. Catturata nel febbraio del 1864, è processata e condannata a morte “mediante fucilazione nella schiena”. È l’unica brigantessa italiana alla quale è data una tale pena, che però è subito commutata dal Re nei lavori forzati a vita. Rinchiusa nella celebre Fortezza di Fenestrelle, si spegne quindici anni dopo. La storia, tutta vera, fa cogliere il senso di quell’evento complesso e straordinario quale fu il brigantaggio meridionale e disvela scenari che concordano nell’imputare al processo di unificazione politica dell’Italia e alle sue modalità la nascita di una “nazione forzata”.

Favole di libertà

Mentre si trovava in carcere, Gramsci tradusse 24 favole dei fratelli Grimm con l’intenzione di mandarle ai suoi nipoti, ma il regolamento carcerario glielo proibì. Raccolte in un volume, costituiscono ora un libro per tutti i bambini, ma anche per gli adulti che vogliano ritrovare nell’apparente semplicità di queste storie, che da secoli ci aiutano a crescere, la strada per districarsi in questo mondo, oggi più che mai “grande e terribile”, come ebbe a definirlo proprio Gramsci. Età di lettura: da 7 anni.

 

 

Fiabe

Le storie contenute nel libro dipingono il mondo dei sogni, dell’irreale. Parlano di amori fra creature bizzarre, di fate permalose o angeliche, di incredibili magie. Virtù e vizi si danno battaglia senza quartiere, proprio come nel mondo inquieto in cui stiamo perigliosamente vivendo. Oggi come ieri, è labile e misterioso il confine tra realtà e finzione, sonno e veglia, vita quotidiana e volo della fantasia.

Il Profeta

Dopo alcuni anni trascorsi in terra straniera, Almustafa (ovvero l’eletto di Dio), sente che è giunto il momento di fare ritorno all’isola nativa. In procinto di salpare egli affida al popolo della città di Orphalese un prezioso testamento spirituale: una serie di riposte intorno ai grandi temi della vita e della morte, dell’amore e della fede, del bene e del male. Pubblicato a New York nel 1923, “Il Profeta” viene subito accolto con grande favore di pubblico soprattutto presso i giovani, i quali vedono in Gibran un maestro di saggezza. A distanza di tanti anni l’interesse è rimasto immutato: silloge che abbraccia i problemi fondamentali dell’esistenza, il capolavoro del poeta libanese è anche libro di notevole fascino. Il clima sospeso e rarefatto, il ritmo incantatorio di una scrittura lirica di presa immediata, incisiva e visionaria, l’incontro tra due opposte culture, l’orientale e l’occidentale, sono la cifra di uno stile inconfondibile.

Gazzera Edoardo: “Domani è un altro giorno”

L’incontro con i protagonisti del mondo del cinema: coloro che ci lavorano e coloro che ne usufruiscono. Le cassiere di una vita e gli spettatori di un tempo con tutte le loro emozioni. E con i loro pensieri si comprende cosa è stato “il Salotto di Torino” e con i loro racconti si assaporano sentimenti di cinema.

Ultime lettere di Jacopo Ortis

Concepite dal giovane Foscolo alle soglie dell’Ottocento, le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” occupano in maniera emblematica il posto di primo romanzo della nostra letteratura. Testo sperimentale e modernissimo, percorso da tutte le dolorose contraddizioni e delusioni del suo tempo, può essere a buon diritto considerato il capolavoro dell’etica romantica. Un’etica attraversata dalla tragedia, che nella storia di un uomo in rivolta come il giovane Jacopo vede la scelta modernissima di un eroe della libertà che si vota alla morte: sarà il modello del patriota risorgimentale italiano e diventerà il prototipo di tutti gli eroi. Con la versione in italiano moderno a fronte.

 

Fogazzaro Antonio: “Piccolo Mondo Moderno”

Pubblicato nel 1901, “Piccolo mondo moderno” è il secondo romanzo della quadrilogia Maironi. Opera di raffinata modernità, ma anche tormentata, che scaturisce da un elaborato processo creativo, il romanzo è un’intensa analisi psicologica dei patimenti del giovane Piero Maironi, in cui si riflette l’immagine dello stesso scrittore, come in uno specchio opaco. La contrastata e sofferta passione tra il giovane, pieno di nobili ideali e di fede, e la bella Jeanne Dessalle, altrettanto nobile ma scettica, è al centro della trama. Piero, combattuto tra i crescenti dubbi religiosi e la sensualità incatenante di lei, tra l’adulterio e la fedeltà coniugale, percorrerà la durissima parabola discendente del proprio credo. Fa da sfondo alla vicenda una città di provincia in cui si muovono personaggi minori e comparse, che animano e affollano questo piccolo mondo fatto di meschinità domestiche, di piccoli intrighi politici, di grettezze sociali e d’invidie malcelate dietro i muri delle sue case. Introduzione di Daniela Marcheschi.

Fogazzaro Antonio: “Piccolo Mondo Antico”

“Piccolo mondo antico” è il romanzo più noto di Antonio Fogazzaro. Si apre sul lago di Lugano, e un lago è sempre sullo sfondo delle opere di Fogazzaro: ora calmo, ora tempestoso, idilliaco e impassibilmente crudele, quasi un protagonista. Il lago è anche testimone del sorgere dell’amore fra Luisa e Franco, presto avversato a causa delle differenze sociali che dividono i due innamorati. Attorno a questo centro narrativo si dispongono i molteplici temi del romanzo: la scoperta della irriducibile diversità fra Luisa e Franco, la crisi del loro rapporto che si altera in un dissidio di natura religiosa, soprattutto dopo la morte atroce della figlia, la contesa sul testamento. Le vicende di natura patriottica con fughe e inseguimenti contribuiscono a dare vita e movimento a un ambiente provinciale altrimenti inerte, “segregato dal mondo grande”. Introduzione di Giulio Cattaneo.

Fogazzaro Antonio: “Daniele Cortis”

Figura assai discussa e contrastata, Fogazzaro è uno degli interpreti più significativi della crisi dei valori borghesi dell’Italia unita. “Mentre tutti i romanzieri del mondo si voltano intorno cercando la verità e la perseguitano nei luoghi più impensati, vive in una piccola città del Veneto un novelliere di bizzarro ingegno e di straordinaria forza. Noi ci affolliamo in cento, schiamazzando e tumultuando in nome della verità, a scrivere il romanzo del corpo umano; Fogazzaro solitariamente, silenziosamente scrive il romanzo dell’anima”. Così recensiva il “Daniele Cortis” Edoardo Scarfoglio, mettendone in luce il carattere “controcorrente”. Nella serena e coraggiosa accettazione della separazione – in nome di quei principi che costituiscono il primo legame fra i protagonisti – l’amore “impossibile” di questo romanzo trova il suo perfetto compimento, unendo due anime che si scoprono pure e forti, devote e oneste nella reciproca elezione e nella reciproca rinuncia.

Il calzolaio

“…mentre mi chiudo alle spalle la porta di casa mi vien fatto di pensare che dietro a quel battente di acciaio rivestito di legno non c’è solamente un confortevole ed elegante alloggio borghese ma tutto il mondo in cui sono nata e per trent’anni vissuta, con le sue regole, i suoi rapporti sociali e le sue sicurezze, ma anche le sue contraddizioni e le sue ipocrisie; me lo sto lasciando alle spalle per andare verso un mondo che ha regole che non conosco, personaggi dal profilo oscuro, sentimenti contraddittori e ignoti, il disgusto come estremo piacere, l’umiliazione come forma di esaltazione, il degrado come sublimazione. In questa casa che ho appena lasciato non ci sono solo le mie cose ma i miei genitori, mio marito e tutti gli amici più cari…”

Faldella Giovanni: “Donna Folgore”

Pubblicato postumo per volontà dell’autore, “Donna Folgore” è l’epilogo erotico e boccaccesco della narrazione del romanziere. Tutta piemontese, anzi vercellese, la storia della protagonista, carica di erotismo, tresche di amanti, colpi di scena e cronache giudiziarie, tradizione bigotta e femminismo incipiente, nella provincia di fine Ottocento.

Gocce d’inchiostro

Questa riedizione prende in esame per la prima volta la versione definitiva delle Goccie d’inchiostro, apparsa nel 1910, nel primo dei cinque volumi delle Opere pubblicate dall’editore Treves. Rispetto all’edizione del 1880, l’autore inserisce la prosa intitolata La veste – pubblicata nel 1886 su “La Riforma” –, escludendo invece l’Elvira, Il Natale e tutti i racconti inclusi con funzione metatestuale nella struttura pseudoromanzesca della Vita di Alberto Pisani. Impreziosita di un’appendice di lettere inedite tratte dall’autobiografia epistolare dello scrittore (l’incompiuta Vita di Carlo Dossi scritta da Alberto Pisani), la curatela dimostra come alcune prose (Il vecchio bossolottajo, Illusioni, Un’academia alla buona, Una visita al Papa, Giudizi della giornata) siano nate da specifiche circostanze epistolari.

Dickens Charles: “Cantico di Natale”

È solo al tintinnio delle monete e al suono frusciante delle banconote che il vecchio e perfido Scrooge pensa e s’interessa. Tirchio, avaro, con un cuore di ghiaccio, disprezza il Natale che considera solo una perdita di tempo, finché non riceve la visita di tre spiriti del Natale passato, presente e futuro che lo costringono ad aprire gli occhi e il suo cuore. Età di lettura: da 8 anni.

Dickens Charles: “A Christmas Carol”

A Scrooge, vecchio e insensibile usuraio, poco importa del Natale e del bene che potrebbe fare agli altri, da Fred, suo unico nipote, a Bob Cratchit, suo misero e sfruttato impiegato. Ma proprio la notte di Natale gli appare lo spettro del defunto socio in affari, Jacob Marley, il quale, dopo averlo aspramente rimproverato per la sua riprovevole condotta, gli preannuncia la visita di tre fantasmi. Essi gli permetteranno di viaggiare nel Natale passato, presente e futuro e di osservare il suo se stesso com’era un tempo non molto lontano, come fosse profondamente cambiato e a cosa sarebbe andato incontro. Scrooge, provato e colpito da questo viaggio psichico, riesce a comprendere una verità insospettata: solo l’amore può dare un significato alla vita di ogni essere umano. A Christmas Carol, inaugurale racconto natalizio, conserva intatto ancora oggi il suo potere di commuovere e di additare all’umanità un esempio di fratellanza e un cammino di speranza.

Spasimo

Un giallo pieno di colpi di scena scritto da uno dei maestri del Verismo. L’assassinio della contessa D’Arda, in una villa sul lago di Ginevra, dà il via a un’indagine serrata, condotta dall’esperto ma anche spregiudicato giudice Francesco Ferpierre. Sullo sfondo, un affresco della società di fine Ottocento. La soluzione del caso sarà tutt’altro che scontata e riuscirà a tenere con il fiato sospeso il lettore fino all’ultima pagina.

De Marchi Emilio: “Arabella”

Protagonisti della vicenda sono il ricco borghese e affarista Tognino Maccagno, suo figlio Lorenzo, dissipatore delle sostanze del padre, e la moglie di quest’ultimo, Arabella, di estrazione più umile e pronta a sacrificare se stessa per mero senso del dovere. Per salvare la sua famiglia, rovinata economicamente da un’infame truffa del Maccagno, la ragazza accetta di sposarne il giovane e scioperato figlio. La storia prende spesso pieghe melodrammatiche, in armonia col gusto proprio del feuilleton. I romanzo di scuola verista e naturalista presenta notevoli pagine di ricostruzione dell’ambiente milanese piccolo-borghese.

Deledda Grazia: “Cenere”

Sullo sfondo la Sardegna piena di simboli e ricordi tipica dei romanzi di Grazia Deledda. In primo piano il romanzo delle passioni elementari e comunque radicali: Olì che conosce l’amore e giovanissima si scopre tradita; Anania, il cercatore di tesori inesistenti, inconsapevolmente crudele; il figlio dei due costretto a crescere senza la prospettiva di una normale vita famigliare. I personaggi sono mossi dalle emozioni più forti e contrastanti, da odi e amori irriducibili, ed è la famiglia a rimanere travolta in questo violento turbinio, tanto da uscirne arsa, bruciata fino a rivelare, nell’ultimo residuo, tutto il suo valore.

La messa di nozze

L’arrivo del piroscafo Senegal dall’Africa dovrebbe riunire un marito lontano alla moglie e sancire la fine di un amore clandestino. Lodovico Bertini, scultore fiorentino, ama la bella Rosanna Lariani, sposata in Africa ad un inglese. La donna decide tuttavia di ricelebrare le nozze cattoliche in Italia. Sarà lo stesso amante ad assisterla come testimone alla messa di nozze…

 

L’imperio

Due uomini a confronto nella Roma post-risorgimentale: il principe Consalvo Uzeda di Francalanza, già protagonista dei Viceré, e Federico Ranaldi. Consalvo è un uomo di grandi ambizioni politiche, che crede di possedere per nascita il diritto di divenire qualcuno. E pur di raggiungere lo scopo non esita a cambiare casacca: conservatore coi conservatori, moderato coi moderati. Per assecondare i socialisti, che teme, arriva persino ad accarezzare l’idea del socialismo per poi finire col combatterlo pubblicamente. Federico al contrario è un puro di cuore, che solo sentendosi tradito da una società opportunista e vuota, diviene cinico e si disinnamora della vita.

Il cappello del prete

Un barone travolto dai debiti. Un prete arricchitosi con lotto e usura. Una villa vesuviana. Un morto. E un cappello, l’oggetto indistruttibile che darà vita a una serie di colpi di scena. Sono gli ingredienti del primo romanzo noir italiano. Ambientata in una Napoli per nulla pittoresca e raccontata con scrittura svelta e moderna, la vicenda si svolge a partire dall’omicidio del prete e si alimenta degli incubi e delle ossessioni del suo assassino, teso a inseguire quel cappello che sempre sembra sfuggirgli: perché “il prete avrebbe potuto, nella sua misericordia, perdonare; il cappello, no”. De Marchi conduce il lettore attraverso i meandri di un raffinato giallo psicologico sfruttando gli ingredienti narrativi del romanzo d’appendice, nella convinzione che “l’arte è cosa divina; ma non è male di tanto in tanto scrivere anche per i lettori”.

De La Fuente Cosmo: “Ancora una volta ho perso il treno”

Per alcuni è un personaggio inesistente creato dal passaparola, per altri è soltanto una voce, quella del caraibico ‘Tormento de amor, che canta insieme alla misteriosa Adinne. Per altri ancora è un uomo semplice che sa parlare al cuore della persona. Una cosa è certa: Cosmo de la Fuente, cantaserenate su commissione e amante dello spettacolo su strada, ha suscitato la curiosità di migliaia di italiani e scatenato dibattiti accesi, come l’ultimo sui diritti dei padri separati. (Marisa Polito, Sorrisi e Canzoni TV)

 

Paramahansa Yoganda

In questo libro autobiografico, Roy Eugene Davis descrive i suoi anni con Paramahansa Yogananda, senza mancare ­ come di consueto ­ di spiegare le basi della filosofia del sentiero spirituale. Dai primi passi di un giovane assetato di conoscenza alla lunga collaborazione a stretto contatto con il Maestro, per poi proseguirne l¹opera e diffonderne gli insegnamenti.

Nietzsche oltre l’abisso

“In realtà, noi filosofi e ‘spiriti liberi’, alla notizia che il ‘vecchio Dio è morto’, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; […] finalmente possiamo di nuovo sciogliere le vele alle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell’uomo della conoscenza è di nuovo permesso; il mare, il nostro mare, ci sta ancora aperto dinanzi, forse non è ancora mai stato un mare così “aperto”.” Esiste, dopo Nietzsche, un’apertura ontologica che ‘recuperi’ se stessa sull’abissale Libertà originaria? È questa la via di uscita che l’autore propone per l’uomo post-nichilista. Prefazione di Gianni Vattimo.

I racconti delle fate

L’autore di Pinocchio aveva quasi cinquant’anni – e non si era mai dedicato alla scrittura per l’infanzia – quando si accinse a tradurre su commissione il best-seller francese dell’epoca, i “Contes de ma mère l’Oye” di Charles Perrault, adattandolo al proprio stile, ricco e umile allo stesso tempo. Una raccolta di fiabe diventate da allora notissime anche in Italia con i titoli “La bella addormentata nel bosco”, “Cappuccetto rosso”, “Il gatto con gli stivali”, “Cenerentola”, “Pollicino”, “Pelle d’asino”, “Barba-blu”. Incuriosito e poi sempre più affascinato dall’incarico, Collodi decise di aggiungere anche quattro storie di Madame d’Aulnoy e due di Madame Leprince de Beaumont. Nacque così “I racconti delle fate”: il primo e tardivo libro per ragazzi dello scrittore toscano, ma così importante da influenzare il suo destino per l’eternità. Età di lettura: da 6 anni.

Un matrimonio in provincia

Una storia ottocentesca, ma modernissima: una contestazione della donna romantica attraverso l’evidenza prosaica della fatalità piccolo-borghese. E la storia della maturazione di una ragazza di provincia, figlia di un notaio, che riesce a fatica a liberarsi dell'”immensa uggia” che la soffoca per anni, abdicando all’amore, intenso ma inespresso, per un suo giovane pretendente e rassegnandosi, lei “fresca come una rosa”, a sposare un quarantenne brutto e incolore. “La Colombi – osserva Natalia Ginzburg nella nota introduttiva presenta le persone e i fatti senza colorarli di rosa né sollevarli in una sfera nobile” ma in “un modo ruvido, allegro e sbadato” che conquista il lettore. Italo Calvino pubblicò questo romanzo per la prima volta da Einaudi nella collana “Centopagine”.

In risaia

I testi di Marchesa Colombi rivelano una predilezione per le tematiche care al verismo, le quali vengono analizzate in alcuni casi in relazione alle problematiche sollevate dalla nascente “questione femminile” (sono gli anni del primo femminismo). Nel romanzo “In risaia”, per esempio, l’analisi della dura vita dei campi è svolta attraverso la vicenda della protagonista Nanna, che perde i capelli in seguito alle febbri contratte durante la mondatura del riso. Questo romanzo si pone al crocevia della cultura dell’800. Un’opera di denuncia sociale che passa attraverso l’introspezione psicologica e si fa letteratura. Ambientato nel mondo delle risaie della pianura padana, le stesse che furono teatro del celebre “Riso amaro”, il libro propone nella storia di una ragazza e dei suoi sogni un tema ancora attuale.

Carrol Lewis: “Attraverso lo specchio”

A oltre un secolo dalla sua pubblicazione, Alice, come romanzo e come personaggio, conserva ancora intatta tutta la sua freschezza, incantando non solo i più giovani ma anche gli adulti, che nel suo mondo meraviglioso scoprono un altro sé, pronto a sfidare ardui giochi linguistici, entusiasmanti trucchi psicologici, situazioni impossibili che mettono in discussione la realtà e svelano l’irresistibile fascino dell’assurdo. In un romanzo in cui la sospensione dell’incredulità è d’obbligo, il gusto del gioco non può essere dimenticato e va riscoperto con occhi che sappiano guardare al di là del consueto. Perché qui è l’essenza della vita, e forse tra i sogni segreti di tanti c’è proprio la tana di un coniglio bianco in cui perdersi, uno specchio al di là del quale riscoprire la bellezza della vita reale. È letteratura per ragazzi? È un libro da leggere punto e basta. (Presentazione di Simona Vinci) Età di lettura: da 11 anni.

Alice nel paese delle meraviglie (anche in versione audiolibro)

CARROL LEWIS

Il reverendo professor Charles Lutwidge Dodgson – alias Lewis Carroll insegna matematica a Oxford, ma non c’è niente al mondo che gli piaccia come stare in compagnia delle bambine. Ed è per far felice la sua piccola amica Alice Liddell, che inventa il libro per l’infanzia universalmente riconosciuto come più affascinante. Le avventure di Alice che, seguendo un coniglio nel bosco, si inoltra in un mondo dove può chiacchierare col sorriso di un gatto, dove i bruchi fumano il narghilè, dove può nuotare in un laghetto fatto con le proprie lacrime, continuano ad affascinare bambini e adulti perché non obbediscono alle leggi del tempo e della ragione, ma unicamente a quelle del sogno.

Età di lettura: da 8 anni.

Il raccontafiabe

«Appena scritte le sacramentali parole di uso “C’era una volta…” i miei fantastici personaggi si mettevano in moto, s’impigliavano allegramente in quelle loro intricatissime avventure senza che io avessi coscienza di contribuirvi per nulla. Spesso mi domandavo in che modo il Reuccio e la Reginotta se la sarebbero cavata… Vissi settimane soltanto coi personaggi delle mie fiabe, ingenuamente, come non credevo potesse mai accadere a chi è già convinto che la realtà sia il vero regno dell’arte. Se un importuno fosse allora venuto a parlarmi di cose serie e gravi gli avrei risposto senza dubbio che avevo ben altre e più serie faccende per il capo; avevo Serpentina in pericolo, o la Reginotta che mi moriva di languore per Ranocchio, o il Re che faceva la terza prova di star sette anni alla pioggia e al sole per guadagnarsi la mano di un’adorata fanciulla, e scrivendo così non adoperavo un artificio retorico, ma dicevo la schietta verità.»

 

Profumo

 

Questo è il romanzo centrale nel percorso letterario di Luigi Capuana. In Profumo è di scena l’olfatto. Al centro della storia, che si svolge tra una giovane coppia di sposi disturbati dalla perturbante presenza della madre di lui, è un profumo di origine misteriosa. Vi si narra di una giovane donna, Eugenia, la cui pelle, per chissà quale patologico e mistico fenomeno chimico-nervoso, emana un’inebriante e fascinosa fragranza di zàgara in risposta all’insidiosa presenza della suocera Gertude, che impedisce al figlio di amare, con un amore adulto e completo, la giovane moglie. Ma le ‘crisi profumate’ sembrano non cessare nemmeno dopo la morte dell’astiosa suocera.

Il Marchese di Roccaverdina

Il marchese di Roccaverdina è l’opera più riuscita di Capuana. In essa confluiscono con maggiore equilibrio la sua inclinazione a una ricerca psicologica sottile e un po’ morbosa e l’interesse per una realtà schiettamente legata alla terra – la Sicilia di fine Ottocento – insieme alla curiosità per il soprannaturale, il favoloso, l’esperienza spiritica. Antefatto della narrazione, vivo e presente in tutta la vicenda, è il delitto passionale compiuto dal marchese, un aristocratico proprietario terriero che vive solitario nel suo palazzotto. Il romanzo è la storia della sua lotta segreta e feroce contro il rimorso e la paura che lo tormentano, gli crescono dentro e lo divorano; una lotta senza tregua, che attraversa la follia e si chiude nel silenzio.

 

Giacinta

Non era più una bambina; aveva già sedici anni. Le confidenze di qualche amica le avevano aperto un po’ gli occhi. La sua fanciullezza abbandonata le si aggravava sul cuore terribilmente, coi piú vivi particolari, rimescolandola tutta. E quando le passava dinanzi agli occhi l’immagine di Beppe, con quel testone nero e quelle pupille nere che l’avevano tenuta cosí sottomessa, sentiva vibrare per tutto il corpo una sensazione strana, d’inesplicabile tenerezza verso quell’unico amico della sua infanzia che l’aveva tanto divertita e le aveva voluto un po’ di bene! E i baci di quelle labbra carnose le rifiorivano, caldi, per un istante, sulle gote insieme colle carezze delle ruvide mani di lui.

Capuana Luigi: “C’era una volta”

Le fiabe del siciliano Capuana si inseriscono a pieno titolo nella tradizione novellistica di stampo popolare italiana, quella “nobilitata” da Italo Calvino con il suo leggendario “Fiabe Italiane” (che analizzando il lavoro di Capuana aveva parlato di “eccezionale riuscita poetica”), e che ha notevoli esponenti nell’Ottocento italiano in scrittori come Renato Fucini, Emma Perodi, Carlo Collodi e più tardi soprattutto in Federigo Tozzi. Oggi queste fiabe in gran parte di tradizione popolare si propongono come dei piccoli gioielli narrativi capaci anche di offrire una innegabile ricchezza letteraria.

I camaleonti insidiosi

Da dove spuntano le Bestie di Satana praticanti di omicidi seriali, le pugnalatrici adolescenti di suore, i ragazzini tatuati col “666”? Chi è il diavolo? È possibile la possessione diabolica? Che cos’è un esorcismo? Chi sono i satanisti? Quali sono le loro origini e la loro storia? Quanti sono? Quali riti celebrano? Perché il rock satanico? Esistono i messaggi subliminali? A questi interrogativi cerca di rispondere il libro di Cristian Bonaldi, passando in rassegna diversi fenomeni occulti considerati tra i mali peggiori che stanno mettendo in pericolo e compromettendo la stessa convivenza sociale.

La testa della vipera

Le vicende di Emilio Lograve si snodano tra una grande città in cui frequenta l’università di medicina e un paesello a pochi chilometri dalla Svizzera. Ha vissuto un’infanzia sfortunata e il desiderio di riscatto lo accompagna negli anni della maturità. Un altro desiderio, quello d’essere amato, diventa la sua ossessione tanto da spingerlo a compiere gesti esagerati. “La testa della vipera” viene pubblicato nel 1896 a Milano dalla Società Editrice Sonzogno. Bersezio traccia profili psicologici appena accennati, che si delineano un poco alla volta, all’interno di una trama che si dipana tra miserie umane e grandi sentimenti.

La carità del prossimo

Un pittore squattrinato e indebitato che vive con la famiglia nelle soffitte dei palazzi di Torino, sempre alle prese con i creditori e i maldestri e umilianti tentativi di sbarcare il lunario, è il pretesto per descrivere la società piccolo borghese della Torino postunitaria, non più capitale ma non ancora città industriale. Un mondo di travet, gli impiegatucci e i bottegai, appunto, che Bersezio dipinge impietosamente con tinte insieme comiche e malinconiche.

 

Beccaria Cesare – Dei delitti e delle pene

La giustizia è il vincolo necessario a tenere insieme una società e tutte le pene che oltrepassano questo vincolo sono, per loro stessa natura, ingiuste. È questo principio semplice e rivoluzionario ad animare il più celebre trattato dell’Illuminismo italiano: pagine che tuonano contro la pena di morte, la tortura, l’oscurità delle leggi, la confusione tra reati e peccati. Pubblicato per la prima volta nel 1764, nelle intenzioni di Beccaria questo scritto avrebbe dovuto dare inizio a una nuova era, sciogliendo una volta per sempre il diritto dalla violenza, la legge dall’arbitrio, la giustizia dal privilegio. Prefazione di Angelo d’Orsi.

 

La notte del commendatore

– Signora Zita!
– Signor padrone, comandi.
– Il mio tè.
– La servo subito. –
Questo era il breve dialogo che ricorreva ogni sera, intorno alle dieci, e da anni parecchi, tra il signor Commendatore e la sua governante; quegli dalla sua camera da letto, dove stava terminando di leggere i giornali, questa da una saletta vicina, dove stava aspettando i cenni del padrone.

 

Il tesoro di Golconda

Viadarma, il bègari, andava innanzi a piedi, scalzo, semplicemente vestito del duti tradizionale dei poveri indiani, che è una lunga e larga fascia di stoffa, girata intorno alle reni e ricadente fino al ginocchio. Il viaggiatore, europeo all’aspetto, chiuso in un tutto vestito di pannolano grigio, lo seguiva in carrozza.
Come potessero andar di pari, con mezzi tanto diversi di locomozione, vi sarà facilmente chiarito da due notizie, di poco momento per la storia. La strada era pessima, e la carrozza, che meglio sarebbe di chiamare col suo vero nome di carretta, era tirata, non già da cavalli (che il viaggiatore non ne aveva trovati a Sciolapur) ma da due bianchi zebù, specie di buoi dalle gobbe penzoloni e dalle corna attorcigliate.

 

Il beato Macario

Al tempo dei tempi, quando ogni cosa era di bronzo — e, anche, i cuori e le facce degli uomini — scivolò all’onor del mondo un pargoletto, destinato dalla benigna sorte a mostrare esempio di rare virtù. Sin dai primi vagiti, difatti, l’eccelso personaggio, che doveva poi, col nome di Macario, vivere e morire diffondendo intorno a sé un acuto odore di santità, volle appalesare con chiari segni la propria missione opponendo un fiero corruccio agli osceni allettamenti dei sensi e rifiutando il latteo alimento sol perché offertogli in una coppa di carne nuda da una poco timorata nutrice.

 

Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra

Mr. Buggage è il proprietario di una libreria antiquaria londinese; insieme alla sua assistente (e amante) trascorre gran parte della giornata nel retrobottega, dedicandosi più alla lettura di necrologi che alla vendita dei libri. Eppure gli affari vanno bene e un giorno i due decidono di concedersi una vacanza in Marocco in alberghi esclusivi. Come si scoprirà, il successo economico non nasce da una oculata gestione delle vendite, ma… Il volume è completato da un altro racconto, “Lo scrittore automatico”, storia di una grande macchina in grado di sfornare best seller a ripetizione.

 

I rossi e i neri

Descrizione “I misteri di Genova”, romanzo d’appendice a puntate di Anton Giulio Barrili, nato sulla scia dei “Misteri di Parigi” di Eugène Sue e di opere simili, rappresenta la prima pubblicazione che mostrava il capoluogo ligure, minuziosamente descritto sia nel centro storico che nei quartieri allora periferici, come scenario costante di una serie di avventure del pieno Risorgimento, a partire dal 1857. Dopo un notevole successo, venne ristampato sempre a puntate nel 1871 con il titolo “I rossi e i neri”. Ben strutturata per il linguaggio diretto e la vivacità della narrazione, l’opera si articola in numerose storie e microstorie che vedono protagoniste due fazioni opposte progressisti e reazionari e dove, senza che la politica sia preminente, risalta sempre la forte componente amorosa, fatta di innamoramenti e tradimenti, dispetti e rivelazioni. In una Genova, per molti aspetti ancora ben riconoscibile, “I misteri di Genova” testimonia la passione degli scrittori italiani per i duelli e gli amori (meglio se infelici) notevolmente accentuata nella seconda metà dell’Ottocento.

Il ritratto del diavolo

Barrili, in questo romanzo pubblicato nel 1905, prendendo spunto da un episodio narrato da Giorgio Vasari, ci narra la vicenda del pittore Spinello Spinelli (detto Spinello Aretino). Non spaventi né l’ambientazione trecentesca né l’aria da romanzo storico (essendo alcuni personaggi esistiti realmente, sebbene, poi, ciò che viene messo in scena sia in gran parte frutto della fantasia dell’autore) e non spaventino neppure i discorsi sull’arte messi in bocca ai personaggi o allo stesso narratore: l’intreccio è condotto brillantemente con ben dosati colpi di scena che danno slancio al romanzo, con uno stile agile, senza paludamenti. Il narratore poi, sebbene sia del tipo “onniscente”, con il suo rivolgersi direttamente ai lettori diventa un personaggio egli stesso, quasi che fosse stato pensato proprio per una lettura ad alta voce

L’olmo e l’edera

Racconto una storia vera, giusta il mio costume, che dovrebb’essere di tutti coloro i quali non sono molto esercitati nell’arte del novelliere. Facile è lo inventare, e ci si mette quanto a dir male del prossimo; difficilissimo, poi, dare alle sue invenzioni la evidenza del vero, lumeggiarle con quei tocchi di pennello che le fanno balzar quasi dalla tela. I fatti, per tal guisa affastellati, si tengono ritti per miracolo; i caratteri, dipinti di maniera, non istanno né in riga né in spazio; gli è insomma un guazzabuglio, il quale non mette nulla in rilievo, nulla, se non forse la tracotanza dell’autore.

La montanara

Il romanzo più noto del prolifico scrittore ligure, pubblicato la prima volta nel 1886. Il conte Gino Malatesti, condannato al confino in uno sperduto paese di montagna, incontra Fiordispina Guerri, scoprendo un inatteso mondo pieno di cultura e spiritualità. L’inevitabile scintilla fra i due giovani cambierà lo scapestrato nobile, ma le ragioni del potere segneranno la loro vita ineluttabilmente. La descrizione della battaglia di Solferino e San Martino, combattuta il 24 giuno 1859 fra francesi e sabaudi contro gli austriaci corona una narrazione profondamente romantica nell’intreccio ma già verista nel linguaggio.

Uomini e bestie

Il signor Lorenzo Brunelli, egregio uomo, cavaliere dalla testa ai piedi, e nei giorni di parata anche all’occhiello del soprabito, aveva raccolti nella sua villa, in una certa settimana d’agosto, otto o nove amici e compagni d’infanzia, tutti uomini in qualche modo eminenti, nella letteratura e nell’arte, nella scienza, nell’amministrazione, e perfino nella politica, ma tutti in paragone suo rimasti indietro nell’arte di arricchire. Sapete pure: ci sono tante vie, nella vita; ma ce ne sono pochissimo che conducano ad una miniera d’oro. Si parte tutti da un tronco comune, quello della beata infanzia, del collegio, delle illusioni, delle speranze, dei sogni, delle nebbie luminose, in mezzo a cui s’intravvedono belle figure di donne amanti, liete compagnie di amici sinceri, e lauri e palme di gloria sempiterna.

Orgoglio e pregiudizio

A Longbourne in Inghilterra vive la signora Bennet con cinque figlie. La maggiore Jane è bella e sensibile, la seconda Elisabeth intelligente e spiritosa. Presso i Bennet nella lussuosa dimora di Netherfield Park si trasferisce il ricco scapolo Bingley, che s’innamora ricambiato di Jane. Improvvisamente però Bingley ritorna a Londra e rompe ogni rapporto con Jane. La rottura fra Jane e Bingley è attribuita da Elisabeth a Darcy, un aristocratico amico di Bingley, che pur attratto da Elisabeth ha sempre guardato con distacco e superiorità la famiglia Bennet di modesta estrazione sociale e con i suoi modi sprezzanti ha suscitato nella fanciulla sentimenti di avversione. Inoltre Wickham, amico di Bingley e delle sorelle minori di Elisabeth, le ha offerto un’immagine negativa di Darcy. Elisabeth rifiuta pertanto con sdegno la proposta di matrimonio che Darcy le fa malgrado le riserve nei confronti dei Bennet. Passa del tempo e Darcy ha occasione di mostrare a Elisabeth la sua vera natura di aristocratico gentiluomo. Quando Elisabeth viene a sapere che la sorella Lydia è fuggita con Wickham, egli l’aiuta a ritrovarla e s’impegna perché i due si sposino. Alla sua seconda proposta di matrimonio Elisabeth non può che acconsentire. Si chiariscono intanto anche i malintesi fra Bingley e Jane e i due si fidanzano con grande felicità della signora Bennet.

Umoristi dell’Ottocento

Con queste pagine scelte ci proponiamo di offrire con la consueta leggibilità di CORPO 16 un florilegio dell’umorismo nell’Ottocento. Pagine divertenti, che suggeriscano ai lettori un modo per ridere della realtà, anche nei suoi aspetti più difficili e problematici: delle cattiverie degli altri, delle traversie della vita, e soprattutto di se stessi.

E’ stato detto che ogni narratore Ottocentesco può essere, a tratti, considerato umorista felice, per cui l’Ottocento è il secolo d’oro di questo genere, tra ironia, humour, “nonsense” e satira. Nonostante il carattere dei grandi umoristi non sia mai spensierato, ma spesso  caustico e malinconico.

Baffico Giuseppe – Fascino arcano e altre novelle scelte

La riscoperta di una delle figure giornalistiche e narrative più interessanti dell’Italia a cavallo tra Ottocento e Novecento è il grande merito di questo lavoro filologico di Anne-Christine Faitrop-Porta, che riporta alla luce, dopo decenni di oblìo, una raccolta delle migliori novelle di Giuseppe Baffico. Uno spaccato narrativo dell’Italia borghese attraverso i decenni che trasformano il Paese, visto con l’occhio di un protagonista della vita culturale e politica del suo tempo.

Il mistero di Linda

La fine di un temporale, una macchina in panne, l’istantanea di un delitto (per citare Agatha Christie…) Ma fra le verdi strade della Val Pellice, la collina di Baldissero e la Torino dei salotti buoni, soffia un vento esotico, un’aria di avventura. Uno scrittore viaggiatore e suo fratello disperso in Africa, nell’ombra il mistero della regina di Saba. Al commissario Martini, come sempre, il compito di far trionfare la sua idea di giustizia.

Nelle nebbie del gambero d’oro

Torna a grandi caratteri la prima indagine del commissario Andrea Martini. “A fare da scenario una Torino del 1933, anno dell’inaugurazione del primo tratto della nuova via Roma, con gli storici Caffè, negozi e trattorie. A fare atmosfera un autunno tra nebbie spesse, freddo pungente e qualche spruzzata di neve che colora di bianco il filo forte di una confermata probità narrativa” (Giovanni Tesio). Nebbie e delitti per l’ex commissario Martini secondo la tradizione del mystery. I delitti sono d’annata, le nebbie leggere, pericolose proprio come quelle della sua città natale, dove mantiene un quartierino in via Barbaroux, Contrada del Gambero d’Oro. Quando viene trovata morta una ragazza, indaga per solidarietà con la gente del Gambero…

Pensione Tersicore

Negli anni Venti, Andrea Martini aveva ricoperto la carica di capo della squadra mobile di Torino. Con la sua tenacia aveva risolto casi clamorosi che l’avevano reso popolare, al pari dei suoi occhi azzurri e della ciocca di capelli bianchi sulla tempia, ricordo d’uno scampato pericolo. Agli inizi degli anni Trenta decise di abbandonare la carriera, spinto anche da un impulso che trovava spiegazione nel suo spirito di indipendenza. Vestiti i panni del gentiluomo di campagna, diventò un produttore di vini pregiati, nel podere coltivato a vigna che un suo zio gli aveva lasciato in eredità a Diano d’Alba. Non aveva però abbandonato del tutto la professione di investigatore: all’atto delle dimissioni si era dichiarato disponibile a collaborare in forma non ufficiale. L’ex commissario trascorreva quindi lunghi periodi a Torino, presso la sorella Teresa che abitava in via Barbaroux, chiamato, dai suoi successori a capo della squadra mobile, quando si trovavano a gestire situazioni e ambienti in cui il savoir-faire di martini diventava indispensabile.

Il volo della Cicala

Torino. Hector Perazzo, disincantato e – all’apparenza – cinico argentino di origini italiane ed ex poliziotto, di mestiere ora fa l’investigatore privato. Da anni però non fa che occuparsi di casi sfigati e sottopagati. Ma adesso ha finalmente per le mani l’occasione della vita. A bussare alla sua porta, con sorpresa dello stesso detective, è infatti il grande e famoso scrittore di bestseller Tiziano Desideri. Lo scrittore, nonostante l’aspetto poco raccomandabile del Perazzo e l’ampia cicatrice sotto la gola – reminiscenza di un agguato di gioventù -, è pronto ad offrire all’investigatore un mega-assegno da cinquantamila euro. Il caso da sbrogliare all’apparenza peraltro sembra un semplice giochetto da giovani marmotte…

Morire è un attimo

Eritrea, 1935. Mentre crescono le tensioni internazionali e l’Italia mussoliniana si prepara alla guerra con l’Abissinia, la città di Massaua – perla del Mar Rosso e fiore all’occhiello della prima Colonia italiana – è scossa da due misteriosi omicidi. Un noto imprenditore cittadino e un comune impiegato di banca vengono trovati decapitati. I sospetti si concentrano subito sugli agenti del Negus etiopico Hailé Selassié, coinvolti nelle settimane precedenti in sanguinosi scontri di frontiera con le truppe italiane. Ma il maggiore Aldo Morosini, ufficiale della compagnia dei reali carabinieri, non è per nulla convinto di questa versione di comodo. Stretto fra gli ordini del comando e la ricomparsa di un vecchio amore, che ridesta in lui una fiamma mai sopita, cerca con testardaggine altre piste investigative. E con l’aiuto del fedele sottufficiale Barbagallo e dello scium-basci indigeno Tesfaghì, segue le tracce di una vecchia scimitarra e di una foto ingiallita dal tempo. Indizi che faranno riemergere dal passato una torbida vicenda di interessi e tradimenti. E costringeranno Morosini a inseguire l’assassino nell’infernale deserto della Dancalia e sui rigogliosi altopiani di Cheren e Asmara.

Una donna di troppo

Tarda estate del 1935. L’Italia cerca di imporsi fra le potenze europee per conquistare un «posto al sole». La guerra con l’Abissinia è imminente e neppure l’intensa attività diplomatica sembra in grado di poterla scongiurare. In Somalia, dove il generale Graziani si accinge a lanciare l’offensiva dal “fronte sud”, alcune morti misteriose seminano il panico e mettono a rischio l’avanzata delle truppe italiane. Si sospettano operazioni di sabotaggio delle spie del Negus oppure il misterioso disegno di bande criminali. Dall’Eritrea viene inviato a investigare il maggiore Aldo Morosini, accompagnato dal maresciallo Barbagallo e dallo scium-basci Tesfaghì. Li accoglie una città oppressa dall’afa dei monsoni, ostile, pervasa da intrighi e trame di potere. L’indagine entra ben presto fra le pieghe più oscure dell’animo umano e della società coloniale, che dietro la facciata di perbenismo riproduce i vizi della madrepatria. Nella sua ricerca della verità Morosini incontrerà tanti ostacoli, pochi amici e molte donne. Compresa una di troppo.

Il cartiglio dei Rosacroce

Ogni vacanza è portatrice di novità, ogni estate cela dentro di sé un desiderio di rinascita, forse di cambiamento. Tra la Toscana e la Grecia, le vite di due famiglie apparentemente diverse s’intrecciano accomunate da un invisibile destino di gioia o di dolore. Ma le sorti si invertono, portando i protagonisti di questo romanzo ad una “resa dei conti” inevitabile: sui loro orizzonti s’affaccerà la consapevolezza del declino e della rinascita. In un mondo e in una società apparentemente povere di spiritualità e di sentimenti, Dario Barbè conduce il lettore attraverso una parabola gnostica dagli echi millenari, sviscerando i moti più profondi dell’animo umano, descrivendo gli aspetti esoterici di Torino, città tradizionalmente magica.

Barrili Anton Giulio: “Come un sogno”

Pubblicato la prima volta nel 1875, Come un sogno è ambientato tre anni prima. Un viaggio in treno attraverso l’Italia si trasforma in un’avventura sentimentale inattesa, densa di romanticismo. Un incontro breve, di quelli che lasciano il segno perenne nel cuore e nella memoria di chi ha la fortuna di viverli. Un romanzo fra i più letti e apprezzati dal pubblico contemporaneo all’autore.

Galatea

Si potrebbe chiamare un romanzo epistolare: è un misto di pagine di diario e di lettere che il protagonista, Rinaldo Morelli, un estimatore del poeta latino Orazio, scrive durante un’estate a Corsenna, un ameno paesello toscano in collina, frequentato da diversi villeggianti dai quali il nostro cerca di tenersi bene alla larga. Ma saranno loro ad andare in cerca di lui e a riempire la pagine dei suoi scritti… soprattutto una certa Galatea.

Dalla fine del mondo. Il sentiero di papa Francesco

AA. VV.

 

L’elezione al soglio pontificio del cardinale Jorge Mario Bergoglio ha suscitato, nei fedeli cattolici e non solo, la netta sensazione di trovarsi di fronte a una novità spirituale e a un modo rivoluzionario di interpretare il ministero petrino. Comprendere la figura del nuovo Pontefice, la sua provenienza culturale e teologica, è la chiave per intuire le linee del suo magistero. Attraverso i contributi di giornalisti e saggisti autorevoli, questo testo offre un quadro completo dell’uomo, del cardinale, del Papa, nell’orizzonte dell’America Latina e della Chiesa universale.

Inoltre, gli interventi e le dichiarazioni che hanno caratterizzato i primi passi di un pontificato che si prefigura di portata storica. Infine, le posizioni interne alla Chiesa e le aperture delle altre confessioni religiose. Fra gli autori di questo volume: Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo, Domenico Delle Foglie, direttore del SIR, Francesco Zanotti, presidente della FISC. Non certo uno dei tanti instant book sul nuovo Pontefice giunto “quasi dalla fine del mondo”, ma un libro strutturato che raccoglie saggi autorevoli per delineare la figura del cardinale Jorge Mario Bergoglio e comprendere al meglio il suo pensiero, la sua storia e la concezione che presumibilmente guiderà la Chiesa Cattolica nei prossimi anni. Senza dietrologie, un quadro completo della sua azione, un’analisi accurata della Chiesa dell’America Latina, con contributi di sacerdoti, giornalisti, saggisti.

Etologia dell’amore

La passione d’amore è un fuoco che brucia: se lo si alimenta, non muore mai.Lo studio del comportamento animale e le sue applicazioni alla storia dell’evoluzione del genere umano insegnano, attraverso regole non scritte ma valide da milioni di anni, i fondamenti della vita di coppia. L’istinto, inteso come pulsione primaria, spesso dimenticato e volutamente sottovalutato dalla psicologia umana, ha permesso all’uomo di vivere in armonia con se stesso e con la natura fin dagli albori della storia evolutiva. L’uomo moderno rifiuta questa sua dimensione “animale”, tuttavia, riscoprirla permette di vivere serenamente e di poter essere amanti, con il proprio partner, per tutta la vita.

La casa del barbiere

Una compagnia di attori in pensione e un gruppo di malati psichici sono coinvolti nella messa in scena di uno spettacolo teatrale che rappresenta il riscatto della loro malinconica esclusione dalla vita. Protagonista della vicenda è Enzino, un ragazzo a sua volta “diverso” che tesse la sua esplosiva strategia osservando la vita delle formiche. Così per le misere esistenze di quegli emarginati rintocca il misterioso richiamo della vita, con le sue passioni autentiche, le sue scommesse decisive e contagiose. Un romanzo poetico e diretto che turba e affascina, provoca e coinvolge.

La Divina Commedia (vol. 3)

La terza “sublimis cantica” – come il suo autore stesso, con profonda consapevolezza e bellezza, la chiamò – contiene in sé qualcosa di unico, che la fa diversa da ogni altra composizione della letteratura a noi nota. Essa appare nuova anche rispetto alle altre due parti del poema, già così rivoluzionarie nell’invenzione e nel linguaggio. Perché la poesia del Paradiso non racconta vicende di uomini, non descrive paesaggi. Essa si sostanzia di cose che non si vedono e che, soltanto, per fede, si sperano. E tuttavia anche e soprattutto qui il genio di Dante riesce a esprimersi con versi di grande potenza, che si imprimono per sempre nella mente del lettore con immagini di straordinaria forza suggestiva.

Non è morto nessuno

Nei tormentosi anni del secondo conflitto mondiale due famiglie torinesi, i Dell’Angelo e i Valligiano, non riescono a cogliere i segni di discontinuità politica e morale sorti con l’occupazione tedesca e la nascita della repubblica di Salò e compiono le scelte che a loro paiono più ovvie e naturali. Si assicurano così, se non proprio dei vantaggi, perlomeno una condizione di relativa tranquillità economica. I giorni della Liberazione rappresenteranno un inaspettato e drammatico risveglio, l’inizio di una lunga lotta, non solo per salvarsi, ma anche per cercare di recuperare la sicurezza e la dignità perdute.

La sirenetta, La piccola fiammiferaia (per ragazzi)

Per La Sirenetta lo scrittore danese costruisce non solo una storia appassionante, ma tutto un fantastico e variopinto mondo sottomarino. Eppure questa fiaba è considerata una delle più rappresentative e autobiografiche, perché, attraverso la finzione fiabesca, in essa viene a galla l’insicurezza del giovane Andersen: “Come fare quando si sarebbe voluto a tutti i costi diventare un attore e si ha un naso ridicolo e un’aria timida?” (Régis Boyer). La piccola Fiammiferaia, invece, fa riflettere, con delicatezza e poeticità, sulla fortuna di avere una famiglia, una casa, del cibo tutti i giorni, sulla possibilità di giocare e persino di andare a scuola: tutte cose che, purtroppo ancora oggi, per molti bambini non sono affatto scontate.

Le fiabe ( 40 novelle ; per ragazzi)

Le fiabe di Hans Christian Andersen, composte e pubblicate in danese fra il 1835 e il 1874, scaturiscono n gran parte dalla fantasia originale dell’autore e solo in minima parte dalla materia popolare cui pure, almeno inizialmente, egli dichiarò di ispirarsi. Il fatto è che – come mette in evidenza Vincenzo Cerami nell’introduzione al volume – Andersen non si limita a ripercorrere e reinterpretare il filo della grande tradizione favolistica europea, inaugurata da Basile, fissata da Perrault e ulteriormente strutturata da Hoffmann. Dotato di un’inquieta tensione romantica e di un’autentica consapevolezza borghese, Andersen “cambia radicalmente a prospettiva della fiaba”. Prima di lui maghi, streghe, gnomi, draghi, fate e orchi erano figure dotate di poteri speciali, dalla sapienza impenetrabile, misteriosa, ignota al lettore. Andersen, al contrario, opera una sorta di umanizzazione di animali e cose, “mettendo in scena protagonisti di sconsolata umanità, immergendosi in creature che per il semplice fatto di non esistere in natura sono segretamente afflitte da un rovello interiore”. Questa dimensione complessa, piena, consapevolmente adulta, che fa delle pagine di Andersen un capolavoro della “letteratura pura”, diventa finalmente percepibile a pieno da parte del lettore italiano, di fronte al corpo completo delle 156 fiabe e storie, riunite qui da Bruno Berni, con una cura meticolosa, in una traduzione omogenea e integrale, condotta sull’edizione critica danese.

Il brutto anatroccolo, l’usignolo e l’acciarino (per ragazzi)

Questo percorso per i più piccoli tra le Fiabe di Andersen privilegia il puro divertimento, la morale è solo quella della favola, a volte sorprendente, mai imposta. “Il Brutto Anatroccolo” è una storia sull’apparenza, “L’acciarino” sulla furbizia, “L’Usignolo” sulla poesia… Non c’è oggetto, fiore o animale che nelle novelle dello scrittore danese non acquisti vita, vivacità e brio. La psicologia dei personaggi è eccezionalmente penetrante: siano cose, animali, esseri umani, o non umani, alla fine sono tutti e sempre “persone”. Come ha scritto Gianni Rodari, Andersen scopre nuove sorgenti del meraviglioso e dona un tipo di fiaba utile alla formazione della mente, per affrontare la realtà con occhio spregiudicato e vedere l’invisibile, o l’infinitamente piccolo.

Oltre la tolleranza

Con il crollo del muro di Berlino e lo sviluppo dei processi di globalizzazione, la civiltà occidentale s’è trovata ad affrontare un problema che sembrava sepolto: il conflitto religioso. Fin dalle proprie origini, la civiltà islamica ha contestato il primato dell’Occidente, rivendicando la propria capacità di raccogliere e custodire sia la tradizione ebraico-cristiana sia l’insegnamento del pensiero greco. I grandi mutamenti geopolitici a cavallo degli anni 80/90, la moltiplicazione dei flussi migratori e i processi di “de-territorializzazione” hanno portato le due civiltà, quella occidentale e quella islamica, a un confronto quotidiano. Le strutture stesse del diritto occidentale sono messe a dura prova. È sufficiente il vecchio concetto di “tolleranza”, che si limita a riconoscere il diritto di ciascuno a coltivare la religione che più gli aggrada? La tragedia dell’11 settembre ha reso drammaticamente visibile quale potrebbe essere l’esito di uno scontro tra civiltà: le “nuove guerre” e il nuovo terrorismo nascono e si sviluppano secondo logiche che la cultura occidentale non riesce a dominare. Questo libro nasce dall’attività accademica, ma è diretto a un pubblico più ampio di quello universitario e in particolare a chi, pure in tempi tanto difficili, non si rassegna al conflitto delle civiltà.

Angiolillo Antonio: “Curiosi ma veri”

Le vicende raccontate in questa breve raccolta riguardano fatti veramente avvenuti che l’autore ha raccolto, ascoltandone la descrizione, attraverso interviste fatte ad amici, conoscenti, parenti o persone incontrate per caso. In ciascuna vicenda l’autore ha soltanto aggiunto, quando necessario, un pizzico della sua fantasia che nulla toglie, però, alla vera rispondenza dei fatti. La lettura è facile e semplice come semplice è il linguaggio adottato.

La figlia del campanaro

Questa “storia vera di una donna dei nostri tempi” narra di vicende effettivamente avvenute che si snodano sullo sfondo di situazioni storiche, politiche e di cronaca del XX secolo. Esse riportano il lettore (soprattutto se un po’ attempato) a una realtà appena trascorsa nella quale si può facilmente riconoscere. La lettura è piana, facile, gradevole e anche interessante: si fa subito amicizia con Dolores, la protagonista che attraverso la penna di Antonio Angiolillo narra la sua vita. Dolores insegna che basta un pizzico di ottimismo per raggiunger traguardi inaspettati, confidando sempre solo in Dio e nella Sua Provvidenza.

La costituzione in dieci colori / Costituzione della Repubblica Italiana

Assemblea Teatro, Teatro Stabile di Innovazione, ha raccolto l’invito del Comitato Resistenza e Costituzione e ha pensato a dieci colori, a dieci colpi di pennello per disegnare le tracce fondamentali, gli articoli che aprono la Carta. I dieci colori parlano attraverso la voce di un ragazzo scanzonato, brillante, divertente come spesso accade a quell’età, ma altresì distratto negli studi, più attento al calcio e alla musica. Si confronta con la madre che, non solo lo invita studiare, ma lo aiuta ad entrare nelle parole della Costituzione, nei suoi, ancora vivi, colori. Si vuole raccontare ai ragazzi come la Costituzione sia uno strumento con cui si costituisce un progetto di vita in comune, sotto forma di patto tra tutte le forze in campo. La Costituzione stabilisce come si decide insieme, sulla base di quali regole. Essa rappresenta limiti e confini delle possibilità; indica vie e strade per percorrerle. Dieci colori vogliono, a 60 anni da un momento fondamentale per noi italiani, lucidare quelle parole che ancora, come una lampada di Aladino, offrono indicazioni e coraggio di andare avanti facendo diventare realtà quotidiana articoli che sono patrimonio culturale e politico della Nazione.

Non ti leggo (la disabilità visiva come barriera sociale)

Il volume, che racchiude i contributi del Convegno (Torino, 18 febbraio 2005) sull’abbattimento delle “Barriere Visive”, concretamente interdisciplinare ed interpersonale, induce ad una profonda riflessione sulla complicata problematica della disabilità visiva, un problema che coinvolge figure professionali diverse accomunate dall’obiettivo di andare incontro alle necessità dei cittadini più disagiati. Il mondo sanitario e quello culturale si confrontano affinché la disabilità sia affrontata con senso di responsabilità e impegno da tutti coloro, che pubblici e privati, sono impegnati sul fronte del miglioramento della qualità della vita. La più importante novità di questo convegno risiede nella sua interdisciplinarietà: medici, ottici, bibliotecari, editori giornalisti, pubblicitari, funzionari di enti pubblici sono chiamati a riflettere sul livello attuale dei servizi offerti all’utenza disabile e a definire strategie di tipo professionale che siano adeguate alle esigenze del cittadino disabile. Occorre effettuare un cambiamento di prospettiva: la disabilità non riguarda più solamente gli altri ma va considerata come una complessità di condizioni, molte delle quali appartenenti all’ambito socio-culturale. Il caso delle barriere visive è proprio uno degli esempi più clamorosi. Barriere visive che diventano barriere culturali di isolamento sociale. Il nostro obiettivo è di andare incontro alle esigenze del cittadino disabile.

Storia del terzo mondo

Si tratta di un libro che abbina una documentazione accurata (con un discreto numero di fonti di prima mano) ad una interpretazione originale. Al di là delle affermazioni di principio, i governi dei paesi del Terzo Mondo hanno seguito politiche bellicose, ambiziose, e hanno trascurato le esigenze delle proprie popolazioni. Governi socialisti, nazionalisti e fondamentalisti, presentano di fatto un discreto numero di caratteri in comune.

Nikolasa (per ragazzi)

La simpatica Nikolasa Bits Baporux abita con il fratello Ciarles, famoso aviatore che ha deciso di non alzarsi più dal letto. Nikolasa decide di partecipare, con il fido aeroplanino Ringo Gorringo, alla grande Gara della Carota. Ma deve fare i conti con il suo nemico Pacci Nuvolari… Età consigliata: a partire da 6 anni.