Il cinghiale del diavolo

Il racconto di caccia che pubblico, tanto estraneo ai miei interessi culturali, scritto quasi trent’anni fa, desidero accompagnarlo con un’aggiunta. Essa non è una prefazione, ma un commento, tanto che il lettore lo può leggere prima o dopo il racconto. Nel 1938, abbandonati definitivamente i sanatori, e consolidata la convalescenza, la mia salute si era in gran parte ristabilita. Per sottrarmi all’oppressione e al lavoro politico della vita parigina, mi ero ritirato in campagna per una settimana. Ero nei dintorni di Parigi moderna, zona isolata fino ai primi dell’800: una statua vi ricorda il lungo soggiorno di Jean Jacques Rousseau, che vi scrisse La Nouvelle Héloïse. Nell’albergo, “Ville Normande”, in cui avevo con mia moglie trascorso quei pochi giorni, un francese raccontava gli svaghi della chasse-à-courre, frequenti fino a Luigi XIV, nelle foreste delle vicinanze, oggi distese di ortaglie che approvvigionano, in non piccola parte, Les Halles di Parigi.

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