Giacinta

Non era più una bambina; aveva già sedici anni. Le confidenze di qualche amica le avevano aperto un po’ gli occhi. La sua fanciullezza abbandonata le si aggravava sul cuore terribilmente, coi piú vivi particolari, rimescolandola tutta. E quando le passava dinanzi agli occhi l’immagine di Beppe, con quel testone nero e quelle pupille nere che l’avevano tenuta cosí sottomessa, sentiva vibrare per tutto il corpo una sensazione strana, d’inesplicabile tenerezza verso quell’unico amico della sua infanzia che l’aveva tanto divertita e le aveva voluto un po’ di bene! E i baci di quelle labbra carnose le rifiorivano, caldi, per un istante, sulle gote insieme colle carezze delle ruvide mani di lui.

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