Gli ammonitori

Il disagio sociale, la lotta dei più umili per la sopravvivenza, il dualismo tra la necessità di agire e l’impulso ad abbandonarsi alla pura speculazione intellettuale sono alcuni dei temi più importanti trattati da Cena nel suo romanzo, impeccabile espressione della sua vicenda umana, ambientato in una Torino fredda e tormentata dalle lotte di classe e dagli scioperi, popolata da artisti e intellettuali d’ogni genere ed estrazione. Il protagonista è un solitario e introverso correttore di bozze per la Società Editrice Scientifica, la cui naturale e irresponsabile tendenza a dimenticare il suo lavoro per leggere i testi che gli sono affidati ne tradisce il carattere emotivo e l’autentica vocazione, e lo porta a costruirsi una singolare cultura fondata su opere scientifiche e saggi filosofici. Lo stabile dove abita è una perfetta immagine della gerarchia dei più sfortunati, dalle soffitte gelide al tepore dei piani inferiori: vi si trovano calzolai, ubriaconi, sarte, pittori, poeti, bambini; ciascuno col suo contributo di vivacità e rumore, o di eloquente silenzio. Le loro vicende s’intrecciano alla vita e ai pensieri del protagonista, che si racconta e confessa in un diario di profonda onestà e lucidità, carico delle sue riflessioni più intime, testimonianza della sua risoluzione più estrema.

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