Il testamento Donadieu

SIMENON GEORGES

Agli inizi di questo romanzo, scritto e ambientato nel 1936, la famiglia Donadieu pare incarnare nel modo più tipico l’austera solidità di certa borghesia francese di provincia. Armatori a La Rochelle, i Donadieu conservano, benché convertiti al cattolicesimo, un attaccamento ostinato al lavoro e uno stile di vita sobrio che ricordano le loro non lontane origini protestanti. Alla morte del capofamiglia, però, che scompare in circostanze poco chiare, forse suicida, l’apparente saldezza della roccaforte familiare comincia a sgretolarsi, Simenon moltiplica e gradua sapientemente i segni premonitori del crollo finale, attraverso il lento emergere, nei diversi membri della famiglia, di tendenze irresistibili e di tare insospettate. Il nume tutelare di questo affresco grandioso non è certo Balzac – come suggerisce il risvolto di copertina -bensì lo Zola ineguagliabile di “Pot-Bouille”, attento alla decomposizione del decoro borghese, alle sue atmosfere, ai suoi miasmi, ai suoi sapori, con inesauribile avidità. La traduzione rende piena giustizia allo stile di Simenon in ogni sfumatura.

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