Tempesta e Bonaccia, romanzo senza eroi

COLOMBI MARCHESA

I protagonisti di “Tempesta e bonaccia”, come recita anche il sottotitolo “romanzo senza eroi”, non sono fatti della tempra ardente e indomabile dei libri d’appendice, ma sono invece persone comuni che, esattamente come accade oggi, tendono a rappresentare  sé stesse e i propri sentimenti non per come sono realmente, ma su una scala ideale e romanzesca di passionalità che, rapportata alla realtà, non può fare a meno di apparire ridicola. Il romanzo è un racconto a due voci, in cui si alternano brani di pugno di Massico Guiscardi, detto Max, trentenne avvocato milanese con l’aspirazione di diventare scrittore e, dalla metà del volume, brani scritti dalla  cantante Fulvia Zorra, la giovane di cui l’uomo si invaghisce, innescando il motore narrativo della storia. L’inizio del romanzo è improntato ad una sottintesa ironia: rappresentando sé stesso come un uomo d’onore, ma costretto a sotterfugi e menzogne a causa del dirompente amore per l’amante Vittoria, signora della buona società già sposata, Guiscardi ci introduce immediatamente al suo modo assai buffo di trasformare fatti che lo fanno sembrare meschino in necessità impellenti di un animo nobile. Una volta incontrata Fulvia, Max infatti dimenticherà ogni buon sentimento precedentemente vantato: liquiderà Vittoria in men che non si dica, spazzerà via senza troppi rimorsi l’amico Giorgio che già corteggia Fulvia, e si dedicherà a spron battuto a tentare di farsi amare dalla cantante.

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